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Conegliano - Treviso

LIBERNAUTA 2012

LIBERNAUTA 2012
Concorso a premi per terrestri curiosi dai 14 ai 19 anni e over 20

martedì 30 novembre 2010

E’ morto Mario Monicelli


Il regista Mario Monicelli si e’ ucciso lanciandosi dal quinto piano del reparto di urologia dell’ospedale San Giovanni di Roma, dove era ricoverato. Lo hanno comunicato fonti dell’ospedale San Giovanni. Sul posto e’ intervenuta una squadra del 118 che pero’, non ha potuto far altro che constatare il decesso del regista. Monicelli aveva 95 anni e da tempo era malato.

Nato a Viareggio il 16 maggio 1915, Mario Monicelli, regista e sceneggiatore, e’ stato uno dei principali esponenti della commedia all’italiana insieme a Dino Risi e Luigi Comencini. Muove i suoi primi passi nel mondo del cinema assieme a Alberto Mondadori, con cui dirige nel 1934 il cortometraggio ‘Cuore rivelatore’, a cui fa seguito, sempre nello stesso anno, un mediometraggio muto, I ragazzi della via Paal, presentato e premiato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Sotto lo pseudonimo di Michele Badiek, Monicelli dirige nel 1937 il suo primo lungometraggio, insieme ad alcuni amici, ‘Pioggia d’estate’, con l’attore Ermete Zacconi ripreso nella sua villa di Viareggio.Il suo esordio ufficiale in regia avviene in coppia con Steno, con una serie di film che i due registi realizzano su misura per Toto’, tra i quali spicca il celebre ‘Guardie e ladri’ (1951). Monicelli ha firmato alcuni capolavori del dopoguerra, collaborando con tutti i piu’ importanti attori italiani, da  Alberto Sordi, Toto’, Aldo Fabrizi, Vittorio De Sica, Sophia Loren, Amedeo Nazzari, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Adolfo Celi, a Walter Chiari, Elsa Martinelli, Anna Magnani, Nino Manfredi, Paolo Villaggio, Monica Vitti, Enrico Montesano, Gigi Proietti, Gastone Moschin, Giancarlo Giannini, Philippe Noiret, Giuliano Gemma, Stefania Sandrelli, Ornella Muti, Ivo Garrani e Gian Maria Volonte’. ‘I soliti ignoti’, film del 1958, e’ considerato quasi unanimemente il primo vero film del filone della commedia all’italiana. L’anno successivo, Monicelli gira il suo capolavoro, ‘La grande guerra’, Leone d’Oro alla Mostra del cinema di Venezia del 1959 e sua prima nomination all’Oscar. La seconda nomination all’Oscar arrivera’ nel 1963 con ‘I compagni’. Celebri anche ‘L’armata Brancaleone’ (1966) e ‘Brancaleone alle crociate’, da non dimenticare poi ‘Il Marchese del Grillo’, ‘La ragazza con la pistola’ (terza nomination all’Oscar, film del 1968), ‘Romanzo popolare’ (1974) e i primi due capitoli della trilogia di ‘Amici miei’ (1975, 1982), ‘Un borghese piccolo piccolo’ (1977), ‘Speriamo che sia femmina’ (1986) e ‘Parenti serpenti’ (1992).

La pagina dedicata a Monicelli su Wikipedia

François de La Rochefoucauld - LA TRANQUILLITA'




 Quando non si trova la propria tranquillità in sé stessi, è inutile cercarla altrove.

Mason Zachary - IL SIGNORE DEGLI INGANNI

Zachary Mason è un narratore straordinario capace di esplorare gli spazi perduti fra i canti omerici per restituirci un'Odissea inedita. Le pieghe oscure della narrazione omerica vengono illuminate con eccezionale autenticità forgiando un Odisseo mai così fragile, insicuro, eppure proprio per questo mai così moderno ed eroico. Più di un eroe, più di un mito, più di un simbolo. Molto più di tutto questo: un uomo in tutte le sue debolezze ma anche in tutte le sue forze. 
Più di un eroe, più di un mito, più di un simbolo.
È un uomo come tutti noi.


È una giornata tersa sulle spiagge del mar Ionio. Una piccola barca, che ha attraversato con difficoltà troppe tempeste, approda infine a riva. Ne sbarca un uomo con la pelle cotta dal sole, i capelli e la barba intrisi di salsedine. Dopo vent'anni, Odisseo è finalmente tornato a Itaca. Risale correndo il sentiero verso il suo palazzo. Ma quando entra, incredulo, si rende conto che sul trono, accanto a Penelope, siede un altro uomo. La donna non l'ha aspettato facendo e disfacendo instancabilmente la sua lunga tela, ma ha una nuova vita, un nuovo amore, e la felicità brilla nei suoi occhi. Odisseo, stordito, fugge.
Questa non è la storia a cui la lettura di Omero ci ha abituato. Questa è la verità che nessuno ha mai raccontato, custodita per secoli in un papiro misterioso, riemerso dalle sabbie roventi del deserto egiziano. In cui non si narrano le gesta di un eroe, ma la storia di un uomo. Un Odisseo vulnerabile, che fugge dalla guerra di Troia, battaglia senza vinti né vincitori; un Odisseo perennemente inquieto che, dopo l'approdo a Itaca, percorre a ritroso il lungo viaggio del ritorno; un Odisseo padrone di sé stesso che scopre che l'incanto delle sirene non è così ammaliatore. Un Odisseo mai visto, diverso e sorprendente.
Il signore degli inganni è un debutto unico. Uscito in sordina per una piccola casa editrice, ha conquistato l'attenzione di tutte le più importanti riviste letterarie americane ed è stato premiato con l'entusiasmo del pubblico.
Zachary Mason è un narratore straordinario capace di esplorare gli spazi perduti fra i canti omerici per restituirci un'Odissea inedita. Le pieghe oscure della narrazione omerica vengono illuminate con eccezionale autenticità forgiando un Odisseo mai così fragile, insicuro, eppure proprio per questo mai così moderno ed eroico. Più di un eroe, più di un mito, più di un simbolo. Molto più di tutto questo: un uomo in tutte le sue debolezze ma anche in tutte le sue forze.

«Mason inserisce l'Odissea in un meraviglioso labirinto borgesiano. Un capolavoro davvero portentoso.»
Los Angeles Times

«Uno strepitoso esordio. Sorprendente e ipnotico.»
The New York Times

«Il romanzo di Mason è fantastico. Un'acuta reinterpretazione dell'Odissea dallo stile originale e costantemente sbalorditivo.»
Publishers Weekly 

lunedì 29 novembre 2010

Lucio Anneo Seneca - IL DOLORE






I dolori lievi sono loquaci, i grandi muti.

Ferruccio Pinotti - LA LOBBY DI DIO


Ferruccio Pinotti è nato a Padova nel 1959. Giornalista e saggista da anni impegnato su temi civili e di attualita, ha pubblicato libri il cui obiettivo primario e quello di raccontare e smascherare i poteri forti. Giornalista a «L’Arena» di Verona, ha scritto per «Micromega», «Corriere della Sera», «L’espresso», «Il Sole 24 Ore», «la Repubblica», «il Fatto Quotidiano». A New York ha lavorato per la Cnn. Tra i suoi libri più importanti, "Poteri forti" (Bur 2005), che tratta dell’ascesa dell’Opus Dei e della misteriosa morte del banchiere Roberto Calvi dopo il crac del Banco Ambrosiano; "Opus Dei segreta" (Bur 2006, nel 2008 è uscita un’edizione spagnola), che riporta testimonianze di ex numerari dell’Opus Dei; "Fratelli d’Italia" (Bur 2007) sulla massoneria; "Colletti sporchi" (con Luca Tescaroli, Bur 2008) su mafia e soldi; "L’unto del Signore" (con Udo Gumpel, Bur 2009) sulle origini delle fortune di Silvio Berlusconi e gli appoggi in Vaticano. All’estero ha pubblicato "Berlusconi Zampano. Die Karriere
eines genialen Trickspielers" (con Udo Gumpel, Riemann-Random House 2006) e "Opus Dei Secreta" (Campo Das Letras 2008). Nel 2008 si è cimentato nella narrazione, pubblicando il suo primo romanzo "La società del sapere" (Rizzoli), ambientato nel mondo delle universita. Il suo sito è www.ferrucciopinotti.it
 "Una Chiesa privata, ben sintonizzata con gli umori della destra italiana e dominata dall'affettuosa confidenza con banchieri e imprenditori."
Gad Lerner, "la Repubblica", 28 agosto 2010.

Più potente dell’Opus Dei, più efficiente della massoneria.Questo libro racconta per la prima volta dall’interno come funzionano Comunione e liberazione e il suo braccio finanziario, la Compagnia delle opere (una rete di più di 34.000 imprese, un fatturato complessivo di almeno 70 miliardi di euro). Un potere che sembra inarrestabile. “Questo nostro modello conquisterà l’Italia” ha detto Roberto Formigoni. Il modello, in gergo ciellino, si chiama “amicizia operativa”. E oggi sempre più imprese, complice la crisi finanziaria, si avvicinano a Cl per godere dell’ombrello protettivo della Compagnia delle opere.

In questo libro si propone la prima vera inchiesta su Cl: i rapporti del movimento con Berlusconi fin dagli anni Settanta (nel 1978 nasce “Il Sabato”, il settimanale di Cl finanziato dall’attuale premier), i legami con la sinistra (Bersani al Meeting di Rimini 2003: “Solo l’ideale lanciato da Cl negli anni Settanta è rimasto vivo”) e con la Lega Nord. Dall’università alla scuola, alla sanità, alla finanza, all’edilizia, ai servizi sociali e all’assistenza, quello legato a Cl è un business che vale miliardi di euro e seduce tutti, imprenditori, politici e uomini d’affari. Non senza conseguenze giudiziarie, come dimostrano le inchieste Oil for Food, Why Not, La Cascina, oltre a quella della Procura di Padova sui fondi Ue o i procedimenti che
hanno toccato la sanità lombarda.

Un viaggio tra i membri di Comunione e liberazione, con interviste esclusive ad alcuni appartenenti ai Memores Domini, i “monaci guerrieri” che praticano la castità e vivono in residenze comuni, secondo uno stile di vita che molto ricorda quello dei numerari dell’Opus Dei (Formigoni è il più illustre tra i Memores Domini). La testimonianza dura e lucidissima di un fuoriuscito dal movimento (“Dovevo allontanarmi da questa situazione tossica”) e quella di uno psicoterapeuta che ha conosciuto molti militanti di Cl e ne racconta fragilità e paure (“La dipendenza che crea è molto profonda”) restituiscono il ritratto spiazzante e veritiero di una lobby affamata di potere.
...a pagina 48
"Puoi essere un corruttore, un tangentista, un terrorista, ma se vai da loro e scopri l’incontro con Gesù potrai tranquillamente entrare nell’orbita di Cl."
Mino Martinazzoli, più volte ministro della Repubblica nelle file della Democrazia cristiana.

...a pagina 137
"È un meccanismo diabolico: io curo i rapporti con il politico, lui mi dà i finanziamenti, io gli assumo la gente, lui si prende i voti."
Arturo Zannelli, già direttore della Compagnia delle opere Calabria e marito di Caterina Merante, teste chiave dell’inchiesta Why Not. 

domenica 28 novembre 2010

LO SCUDO DEGLI STUDENTI


Proteste studenti, Wu Ming: “Senza una nuova narrazione ogni battaglia è persa”

I manifestanti che si sono scontrati con le forze dell'ordine avevano degli scudi con sopra impressi i grandi classici del pensiero e della letteratura. Da Moby Dick al Decameron fino a Q. 

Ilfattoquotidiano.it ha intervistato gli autori del libro



Mercoledì 24 novembre gli studenti in lotta contro la riforma dell’Università hanno assaltato la sede del Senato. Mentre in tutta Italia i ricercatori salivano sui tetti, gli universitari preparavano l’occupazione dei monumenti italiani, negli atenei dilagava la protesta; a Roma, contro i portoni del Senato, gli studenti spingevano scudi di polistirolo con sopra i titoli e gli autori di alcuni grandi classici della letteratura: Elsa Morante, Petronio, Henry Miller, Cervantes, Platone, Luther Blisset. Di tutti questi blasonati maestri del pensiero, gli unici ancora viventi (e soprattutto ancora molto vitali) sono il collettivo Wu Ming (che in cinese mandarino significa senza nome) che nel 1999, con il vecchio pseudonimo collettivo Luther Blisset, aveva scritto il romanzo storico “Q” (pubblicato da Einaudi e tradotto in ben 14 lingue).

“Our novel Q clashes with the Italian pollice”, “il nostro libro Q si è scontrato con la polizia italiana”: questo il messaggio lanciato in quelle ore su Twitter dagli autori.

I Wu Ming sono un gruppo di scrittori da sempre attenti ai movimenti sociali e alla politica “dal basso”. A partire dalle proteste contro la globalizzazione che ebbero il loro battesimo mondiale a Seattle nel 1999 e il loro parziale epilogo nei drammatici giorni del G 8 di Genova nel 2001.

In questo colloquio i Wu Ming riflettono sulle le lotte che si sono intensificate negli ultimi giorni, e dicono: “serve un nuovo racconto. Senza le narrazioni da scambiarsi di sera intorno al fuoco, ogni guerriglia nel deserto è destinata alla sconfitta”.

Gli studenti davanti al Senato si sono fatti fisicamente scudo con alcuni mostri sacri della letteratura e con la Costituzione. I libri contro i portoni delle istituzioni. Wu Ming come interpreta questi simboli contrapposti?

E’ interessante vedere quali classici gli studenti abbiano scelto di portare sugli scudi. Diamo un’occhiata alla testa del corteo. 
Il Decameron di Boccaccio, cioè: storie da raccontare in attesa che termini la pestilenza. 
Il sole nudo di Asimov, cioè la descrizione di un mondo in cui non esiste più contatto umano. 
Moby Dick di Melville, cioè il racconto epico di un’ossessione. 
Don Chisciotte di Cervantes, la storia di un uomo dall’animo nobile e fiero, che però è condizionato da un’ideologia ormai fuori corso, quella cavalleresca. 
Il Satyricon di Petronio, cioè la sapida descrizione del potere crapulone e decadente. 
Tropico del cancro di Miller, cioè l’autofiction, la scandalosa commistione di invenzione e dato biografico. 
Il Che fare? di Lenin, cioè il problema dell’organizzazione. 
Mille piani di Deleuze e Guattari, cioè il tema del nomadismo, della macchina da guerra nomade. Proviamo a riassumere?

Proviamoci.

Nel mondo c’è la peste (Decameron). La peste è l’atomizzazione del legame sociale (Il sole nudo). Chi rifiuta questo stato di cose è spesso preda di un’ossessione che azzoppa l’azione (Moby Dick), cioè l’ossessione per «Lui», Silvio il cetaceo maligno, il berluscocentrismo che condiziona il discorso pubblico. Quest’ossessione diventa un ostacolo ideologico e porta a scagliarsi contro mulini a vento messi lì a bella posta (Don Chisciotte). Il rischio è quello di rimanere ipnotizzati dal racconto indignato di un potere sessuomane e gozzovigliante (Satyricon). Ne usciremo solo se troveremo un nuovo racconto, una nuova auto-narrazione che rompa le consuetudini e in questo mondo appaia come un vero scandalo (oportet ut scandala eveniant, dice la massima latina), contrapposto agli pseudo-scandali del potere mediatico (Tropico del cancro). L’irrompere di un soggetto conflittuale nuovamente unificato sarebbe l’unico, vero, intollerabile scandalo. Da qui il problema dell’organizzazione (Che fare?) e, forse, la necessità di rileggersi Lenin, rigettando quel che c’è da rigettare, ritematizzando quel che si può ritematizzare. Certo, oggi l’organizzazione non può più essere il partito operaio novecentesco, deve tener conto della maggiore mobilità dell’avversario, deve attrezzarsi a combattere in una situazione mutevole, di continua deterritorializzazione (Mille piani). Ma senza le storie, senza le narrazioni da scambiarsi di sera intorno al fuoco, ogni guerriglia nel deserto è destinata alla sconfitta. E così torniamo al primo libro, al Decameron: è grazie alle storie che ci raccontiamo che si evita il contagio della peste.

E la vostra prima opera, che risale ancora a quando vi chiamavate Luther Blisset, cosa ci sta a fare in mezzo a quei classici?

Beh, Q è l’unico libro del «Book Bloc» i cui autori sono ancora viventi. Mica potevano prendere solo dei morti! Diciamo che Q rappresenta il «qui e ora», la necessità di muoversi adesso.

Storicamente siete stati sempre vicini ai movimenti nati in questi ultimi vent’anni. E per molti, Q è il manifesto intellettuale delle battaglie contro la globalizzazione neoliberista sfociate nelle giornate del luglio 2001 a Genova. Le proteste di oggi sono le “solite manifestazioni” di studenti o sono l’espressione di una storia più profonda?

No, non c’è nulla di «solito», la situazione è inusuale, come fu inusuale la fase del 1992-93. Abbiamo la forte impressione che stiano venendo al pettine i nodi di allora. Questo periodo richiama quello, c’è un arco di energia a collegare le due temperie. Ci sono anche personaggi che fanno da ponte, come Massimo Ciancimino, testimone oggi degli inconfessabili accordi di ieri. Siamo in una di quelle situazioni in cui può avvenire l’inimmaginabile. E’ stata soprattutto la crisi a far abbassare la marea di Valium e a scoprire un po’ di relitti mentre sempre più gente si svegliava dalla narcosi. Questi conflitti che attraversano il Paese, queste lotte che scoppiano dappertutto, si svolgono in un contesto peculiare, sono reagenti versati in un paiolo di teste di pipistrello, occhi di rospo e radici di mandragola. Quel paiolo potrebbe scoppiare, o quantomeno creparsi.

Sono ancora le Università e gli studenti soggetti attivi di pensiero critico e di sfida su un piano politico? La cultura, ora più che mai, è rivoluzionaria?

Di certo non è rivoluzionaria l’ignoranza. Uno che andrebbe riletto oggi è don Lorenzo Milani. Ma riletto davvero, e rimesso in gioco, come ha fatto Girolamo De Michele nel suo libro La scuola è di tutti. Sì, la cultura è rivoluzionaria. Ma «cultura» non vuol dire erudizione o nozionismo. «Cultura», sempre per citare don Milani, è saper leggere il contratto dei metalmeccanici.

Q uscì nel 1999. Allora Berlusconi era all’opposizione e aveva governato appena un anno. Adesso secondo molti l’Italia è completamente “berlusconizzata”: l’immagine ha prevalso sulla sostanza, la propaganda sulle idee. E’ davvero così?

Finché non ci si metterà in testa che Berlusconi ha spadroneggiato non per meriti suoi ma per demeriti altrui, non si capirà cos’è successo in questo paese. L’onnipotentizzazione di Berlusconi, la narrazione sconfittista che ha dominato a sinistra, era l’altra faccia della contemplazione ammirata. Era un paradossale «Meno male che Silvio c’è». Sì, meno male che Silvio c’è, così possiamo dare a lui tutta la colpa della nostra incapacità, della nostra insipienza!

Insomma, se B. governa è colpa di questa sinistra che lo ha lasciato fare.

E’ stata la sinistra istituzionale di questo paese, tutta la sinistra istituzionale ai suoi vertici, a tenere Berlusconi dov’è. E anche chi fingeva di opporglisi con un po’ più vigore, in realtà introiettava modelli berlusconiani e li riproponeva in salsa post-modern/radical-kitsch a cazzo di cane. Grida ancora vendetta la campagna di Sansonetti (allora direttore di Liberazione) per la vittoria di Luxuria in un reality merdoso e neo-colonialista. Grida ancora vendetta l’aver chiamato Leo Gullotta, esponente del Bagaglino, a leggere lettere di partigiani al congresso di Rifondazione comunista, pochi giorni dopo la messa in onda di una fiction fascistoide sulle foibe di cui «la signora Leonida» era protagonista.

Nel 2001, “Un altro mondo è possibile” era lo slogan delle mobilitazioni contro il G 8 di Genova. Alla luce di quanto è successo, un “altro mondo” è ancora possibile?

Era più bello l’altro slogan, quello più specifico e contingente: «Voi G8, noi 6 miliardi». Oggi c’è il G20, ma il discorso non cambia. L’altro mondo c’è già, perché c’è un solo mondo, siamo tutti un mondo, e in quel mondo «noi» siamo maggioranza. Dobbiamo solo rendercene conto.
 

L'USO DEL POTERE

Antonio Ingroia - NEL LABIRINTO DEGLI DEI


Grazie alla volontà ostinata di un pugno di magistrati, per effetto del contributo di nuovi collaboratori di giustizia, le inchieste sulla strage di via d’Amelio, sul biennio stragista e sulla trattativa Stato-Mafia sono andate avanti, e pur tra molte difficoltà, a distanza di quasi vent’anni, stanno aprendo qualche varco alla verità.
Da un passato che l’establishment riteneva ormai archiviato, e che probabilmente in tutti questi anni ha alimentato un sistema di ricatti incrociati, stanno emergendo nomi, fatti e circostanze di una scomoda verità: pezzi dei servizi di sicurezza e della politica trattavano con gli emissari di Cosa Nostra mentre fedeli servitori dello Stato e vittime innocenti andavano incontro al massacro. Sullo sfondo, la creazione di un nuovo partito di massa per mano di un buon amico dei clan, che dopo lo scombussolamento della stagione di Mani Pulite andrà al governo e dominerà la scena per oltre quindici anni.
Accanto alle indagini giudiziarie anche l’inchiesta giornalistica è andata avanti e ha prodotto un intero scaffale di libri che ricostruiscono il contesto e mettono in fila i dati di fatto fino ad ora acquisiti. L’indagine giudiziaria cerca le prove per individuare le responsabilità penali, quella giornalistica fornisce documenti per consentire alla collettività di farsi un’opinione. Sono due binari che devono procedere in parallelo, in modo indipendente (e in questo caso inevitabilmente contrario) rispetto al potere politico dominante.
Quel che la parte sana della società italiana deve e può fare è sostenere l’indagine giudiziaria, difendendola dai continui attacchi e sabotaggi (come intendere in altro senso, per esempio, la revoca del dispositivo di protezione nei confronti di Gaspare Spatuzza, uno dei collaboratori considerati più attendibili dagli inquirenti?) e mettere a frutto l’indagine giornalistica, per alfabetizzarsi e diffondere informazione e consapevolezza.
E’ un compito fondamentale, perché - come dice spesso Antonio Ingroia, del quale nel video è riportato l’intervento al presidio delle Agende Rosse di sabato scorso a Palermo - “occorre ritrovare la volontà collettiva di fare verità e giustizia, a cominciare dalle stragi di mafia, perché senza questa volontà collettiva, come dimostra la storia dell’antimafia, neanche la magistratura riesce a scoprire la verità”.
La sequenza di “stragi di Stato” depistate e impunite non induce all’ottimismo, anzi sta a dimostrare che il sistema di potere nazionale non è compatibile con l’accertamento della verità. Ma provarci è irrinunciabile. “Io non credo”, sostiene ancora Ingroia, “che si possa costruire una Repubblica dalle fondamenta solide se non si fa chiarezza sul sangue delle stragi del 92-93 e sulla trattativa fra Cosa nostra e settori dello Stato”.
Da pochi giorni è in libreria il suo libro “Nel labirinto degli dei” (Il Saggiatore)
(Le citazioni sono tratte da una conferenza tenuta a Milano nel marzo 2008) 


Johann Wolfgang von Goethe - L'ARCOBALENO





Un arcobaleno che sta lì un quarto d'ora non lo si guarda più.

Amy MacKinnon - LA RAGAZZA DEI FIORI MORTI


Amy Mackinnon vive a Boston. La ragazza dei fiori morti è il suo primo romanzo, pubblicato in dieci Paesi.

LA RAGAZZA DEI FIORI MORTI

 Venite a leggere di Clara: una ragazza sola, in un laboratorio di pompe funebri, intenta a premere sull’arteria carotidea di una signora anziana, morta. Tirare un vaso sanguigno, cucire la bocca perché la gente muore con la bocca aperta. E poi scegliere una camelia rosa (perfetta bellezza), un mazzo di asfodeli (dolore eterno), un garofano (fedeltà), perché i fiori hanno un linguaggio segreto che bisbiglia ai morti (i morti non sono mai soli). E soltanto chi conosce l’aura della morte possiede l’istinto – l’anomalia? – di far parlare i fiori. Clara non riceve quasi mai visite, eccezione fatta per una bambina che è in qualche modo attratta da quel seminterrato. La tua mamma sa che sei qui? La bambina la guarda mentre ricompone i morti ed è silenziosamente disperata, artificiosamente controllata come una creatura che – intuisce Clara – non è stata amata a sufficienza. Una bambina che non piangerebbe se la madre le tirasse un nodo con il pettine. Un’ammiratrice che un giorno non compare più. Il mistero dei fiori, la disperata lotta per salvare una vita, una sofisticata indagine poliziesca, la sovrannaturale immedesimazione di Clara nella piccola amica attraversano il libro come ondate di febbre. In un disegno narrativo complicato e vasto, i temi si sviluppano a costruire un finale inesorabile, il Presto magistrale che la forma della sonata classica esige. Come Alice Sebold in Amabili Resti, Amy MacKinnon sa raccontare una storia e il suono di questo debutto letterario – che intreccia il thriller al romanzo di formazione – è raro: sempre diverso e sempre uguale, come nei libri che non si dimenticano.


sabato 27 novembre 2010

La critica applaude, la Rete stronca. Gli scrittori blasonati trafitti dal web


 Mentre i libri dei mostri sacri della scrittura scalano le classifiche e producono lenzuolate di encomi, le comunity online dei lettori bistrattano e maltrattano le opere dei venerati maestri.

Gli antipatizzanti di Umberto Eco, che non hanno digerito le lenzuolate di encomi in mondovisione per il suo Cimitero di Praga (unica voce fuori dal coro, l’Osservatore Romano) e si rodono a vederlo svettare nella lista dei best-seller, possono trovare conforto nelle recensioni dei lettori su Internetbookshop (www.ibs.it). “Finalmente ho finito di leggerlo – si sfoga per esempio Giorgio G. – è una sensazione di sollievo. Dopo una prima parte abbastanza accettabile, almeno per quanto riguarda la spedizione dei Mille, il lunghissimo periodo parigino ha destato in me un moto di repulsione. È mai possibile che uno scrittore colto e preparato si lasci andare a scrivere simili fandonie (anche se lui dichiara che tutti gli avvenimenti sono accaduti realmente)? Fandonie che sfociano nel cattivo gusto più becero, come la descrizione della ‘messa nera’? Avevo apprezzato alcuni dei libri di Eco, ma questo mi ha proprio dissuaso dal comprarne altri, se mai ne scriverà” (voto: 2 su 5 punti complessivi, quindi insufficiente).

Riccardo confessa: “È la prima volta che non riesco a finire un romanzo di Eco. Peccato, perché l’inizio sembrava interessante… Se non si è proprio lettori onnivori, lo sconsiglio” (2/5). Guglielmo parla di “operazioni di montaggio da inserire, magari un gradino più in su, nella stessa categoria di Dan Brown”. Ancora più drastico uno che si firma, nientemeno, Alexandre Dumas: “Ennesima riproposta, noiosa e stiracchiata all’inverosimile, di una storia presentata da Eco nel volume Sei passeggiate nei boschi narrativi nel quale, fra tanta confusione di fatti e situazioni, collegava lo sterminio degli ebrei a una scena del Cagliostro di Dumas” (voto 1). Naturalmente ci sono anche gli entusiasti come Enrico (“Formidabile!”, 5/5) o Roberto (“Grazie, professore! Un capolavoro!”), ma non bastano a risollevare la media, che resta bassina: 3,21. Molto al di sotto del suo diretto competitore Giorgio Faletti (Appunti di un venditore di donne, Baldini Castoldi Dalai) che sia pur presso un’audience forse meno esigente raccoglie un autentico plebiscito: 4,4. Un bello smacco per la Bompiani, con gran giubilo di Alessandro Dalai.

Più diviso il pubblico di un’altra star delle classifiche, Niccolò Ammaniti (Io e te, Einaudi). Non tutti sono d’accordo con Antonio D’Orrico che su Sette ha sparato la consueta iperbole: “Mi fa schifo tanto è bravo”, paragonandolo a Manzoni. Accanto all’orgasmo dei fan più acritici, “Un gioiellino che ti cattura dalla prima all’ultima pagina. Grazie AMMA!” (Mikarlo), “Letto in meno di due ore… stupendo e commovente” (Ianì Valastro), spuntano parecchie voci dissonanti. Come uno che si nasconde dietro il nickname Saxsoul: “E così anche Ammaniti, dopo aver scritto una serie di romanzi di qualità, si è ridotto a fare le marchette per il periodo di Natale”. O il perfido Maurizio, che pur lodando il libro mette il dito su una castroneria indegna del figlio di uno psicoanalista: “I bambini delle elementari non si stendono sul lettino per le psicoterapie, ma giocano con il terapeuta”.
O il più spietato di tutti, tale Rupert: “Racconto stiracchiato fino a diventare libretto, caratteri giganteschi, spaziatura che un tir ci può fare inversione di marcia in una sola manovra, prezzo (10 euro) del tutto immotivato. La quarta di copertina, inspiegabilmente, parla della irruzione di una ‘sconosciuta’ nella cantina dove il protagonista Lorenzo si è rifugiato: salvo poi scoprire che si tratta della sorellastra del protagonista (quindi tanto sconosciuta non è, ma di certo fa più Hitchcock parlare di ‘sconosciuta’ al posto di sorellastra). Nell’ultima pagina del libro, quattro righe di nota esplicativa di cui non si sentiva assolutamente la mancanza: ma evidentemente Ammaniti ritiene così stupido (e giustamente) un lettore che sgancia dieci euro per questo suo nuovo libro, da sentirsi in obbligo di spiegare anche l’evidenza. ‘Io e te’, ovvero ‘You and me’, come le tariffe promozionali per i cellulari. E infatti, più telefonato di così…”. In ogni caso, l’ex ragazzo prodigio riesce a portare a casa un eccellente 4 di media.

Ben più misera la pagella del meno giovane Andrea De Carlo (Leielui, Bompiani) che non raggiunge la sufficienza (2,47 su 5), sommerso da un diluvio di giudizi negativi e a volte ingenerosi, come il seguente di tale Sonim: “Questo sarebbe un libro per cui spendere venti euro? me l’hanno prestato e nonostante ciò mi vergognavo nell’approfittare dell’ingenuità di chi l’ha acquistato. Definirlo bellissimo, coinvolgente, commovente, il migliore di Andrea, significa aver capito zero della letteratura che ci circonda e di quanto De Carlo ha composto fino al 2002, anno del suo ultimo libro decente I veri nomi. Mi insospettisce il ritmo di autori troppo prolifici (tipo 3 libri in 4 anni) a meno che non si tratti di Philip Roth o King (che pure qualche granchio lo prendono), perché le storie che propongono sono troppo raffazzonate e compilate in fretta. In questo caso allungate pure di almeno 200 pagine inutili, giusto per garantire il prezzo pieno di copertina. Consiglio ad Andrea De Carlo un amaro esame di coscienza al di là delle vendite e un riposo rigenerante per le idee con un arrivederci almeno al 2013. Questo libro vende e venderà perché titolo, copertina e sinossi richiamano il pubblico degli adolescenti o dei consumatori avidi di film sentimentali di serie b che cercano storie rassicuranti e calde in vista dell’inverno. Chi vuole leggere un autore italiano con una bella storia da raccontare, si rivolga a Piperno o Veronesi”.

Mah, io non ne sarei tanto sicuro. Dì la verità, Sonim, non è che per caso sei amico di uno dei due citati? O peggio, non sarai tu stesso un loro pseudonimo? Peraltro, se andiamo a vedere le pagelle, XY di Veronesi (Fandango) riesce a racimolare un magro 3,2 e il bravo Piperno (Persecuzione. Il fuoco amico dei ricordi, Mondadori) lo supera di poco con una media del 3,4: “Non ho aspettato cinque anni il tuo nuovo libro per poi ritrovarmi a leggere una sorta di compitino”, scrive un certo Slapsy che si professa suo ammiratore.
Più che una grande rete, il Web è un gigantesco mattatoio che non risparmia neppure gli animali sacri.  Ma è anche un sismografo che registra gusti e sbalzi d’umore del pubblico ben più fedelmente delle classifiche di vendita. La domanda è: in che misura possiamo e dobbiamo affidarci a questo strumento, per capire se un libro merita di essere comprato e letto? I recensori online sono per lo più anonimi o schermati da un nickname.
Come si fa a distinguere i lettori autentici da quelli fasulli? Chi ci garantisce che certi commenti non siano dettati dall’editore, o dall’autore, o dai suoi rivali? Come possiamo smascherare le zie premurose, gli amanti delusi o le ex mogli vendicative?

Nel suo seguitissimo blog
Pierre Assouline, critico letterario di Le Monde, parlava giorni fa di “morte della prescrizione, nascita della raccomandazione e agonia del critico”.
Lo spunto, un’inchiesta del sito Nonfiction.fr che ha cercato di far luce su chi orienti oggi le scelte dei francesi in libreria: al primo posto resta l’inserto letterario per eccellenza, Le Monde des livres, seguito dal settimanale Télérama e da alcune trasmissioni radio del mattino. Ma cresce l’influenza di blog, siti multimediali e librerie online come Amazon. La “raccomandazione” numerica, il clic del mouse, il passaparola elettronico sta soppiantando la “prescrizione” del critico tradizionale. Calma però, avverte Assouline: è troppo presto per annunciare la Rivoluzione Culturale, espressione peraltro che fa rizzare i capelli in testa a chiunque abbia un po’ di memoria. Ve li immaginate gli intellettuali col cappello dell’asino mandati a zappare la terra, e le Guardie Rosse degli uffici marketing che arringano le folle dei lettori imbestialiti al grido di “morte alle élite, viva la democrazia letteraria”?

Se l’unica alternativa alle conventicole accademico-editoriali è il populismo del click, stiamo davvero freschi. Certo, finché nelle pagine culturali i romanzi di Eco o di Ammaniti raccolgono solo applausi, è inutile poi lamentarsi che il mercato abbia ammazzato una critica già defunta.

Wikileaks e la fuga di notizie


In queste ore il governo italiano teme la fuga di notizie presenti in rapporti segretiWikileaks. Gli Stati Uniti, che devono per forza conoscere i contenuti, hanno avvertito l'Italia dei danni che deriveranno all'immagine internazionale del nostro Paese. Le rivelazioni devono essere molto gravi per sputtanare l'Italia più di adesso. Attendiamo fiduciosi che dagli archivi si sappia che Fini è un uomo degli americani e De Benedetti pure, che Berlusconi ha stretto accordi anche personali con Putin e Gheddafi, che il Nigergate, con la bufala delle armi di distruzioni di massa in Iraq, fu un parto dei governi italiano e americano, che il coraggio della D'Addario, sola contro l'uomo più potente d'Italia, le venga da un protettore più potente di un semplice magnaccia, che il sostegno ai gasdotti russo South Stream e libico Greenstream costerà il posto a Berlusconi, che gli americani sanno in tempo reale, tramite i loro servizi, quello che avviene in Consiglio dei ministri, che la guerra in Iraq servì solo agli interessi petroliferi americani e dell'ENI, che la Seconda Repubblica è ormai finita e le potenze internazionali, con gli Stati Uniti in prima fila, stanno muovendo le loro pedine sullo scacchiere della penisola come fecero nel 1992, che le mafie saranno ripagate per l'eventuale lavoro sporco, che la massoneria sta scegliendo i sempreverdi uomini nuovi. Insomma, le solite cose di pessimo gusto che vanno in onda in questo disgraziato Paese da quando ha perso la sovranità nazionale con la sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale. dell'amministrazione americana che saranno divulgate da
Qualcosa però è cambiato dal 1945. La verità si può diffondere contro la volontà dei governi. Chi è in possesso dei documenti riservati relativi all'attentato a Falcone all'Addaura, alla strage di Capaci, alla strage di via D'Amelio, alla strage di piazza Fontana, alla strage dei Georgofili, alla strage di Bologna, all'assassino di Aldo Moro, di Enrico Mattei, alla strage di Ustica, all'esplosione della nave Moby Prince, all'omicidio del generale Dalla Chiesa, di Pier Paolo Pasolini, alla strage di piazza della Loggia, alla strage dell'Italicus e alle altre mille stragi e omicidi di Stato del dopoguerra (o forse è meglio dire di Stati perché è impossibile che parte dello Stato italiano (quello chiamato deviato...) abbia potuto fare tutto da solo con l'aiuto esterno del terrorismo e delle mafie), ecco chi ha questi documenti li invii a Wikileaks, l'organizzazione internazionale che pubblica in Rete documenti coperti da segreto. Non è necessario aspettare D'Alema (hai voglia), presidente del Copasir, o l'apertura post mortem della gobba di Andreotti, "la scatola nera", per sapere la verità sulla scia di sangue che ha tenuto in piedi la nostra Repubblica, una guerra civile non dichiarata con migliaia di morti, quasi tutti da una parte sola, quella dei perdenti e della giustizia. Wikileaks ha i propri server in Belgio e Svezia (due Paesi che proteggono l'anonimità degli informatori e con leggi che impediscono la chiusura del sito) e verifica l'attendibilità dei documenti prima di metterli in Rete. Contatterò Julian Assange di Wikileaks per avvertirlo di questo post.
Istruzioni per inviare i documenti a Wikileaks. 



Silvio Berlusconi - "UN PATTO DI LEGISLATURA CON CHI CI STA"


Governo, Berlusconi: “Chi non ci sostiene è traditore a vita” 

“Vogliamo realizzare con chi ci sta quel patto di legislatura del quale ho parlato nelle scorse settimane. Questo vuol dire che siamo aperti a ragionare con tutti senza pregiudizio se non con l’impegno della coerenza del rispetto al nostro programma e l’impegno della lealtà nei confronti nei nostri elettori”. Lo afferma il premier Silvio Berlusconi nell’audio-messaggio inviato oggi ai Promotori della Libertà.

Sul futuro del suo esecutivo, il premier ha attaccato duramente i parlamentari che a suo dire “hanno tradito il mandato degli elettori”. Un chiaro riferimento ai deputati di Fli: “I parlamentari eletti nel centrodestra saranno costretti a sostenerci con i loro voti sino al completamento della legislatura, chi non lo farà si assumerà la responsabilità di aver tradito gli elettori e sarà segnato per tutta la vita dal marchio del tradimento e della slealtà”. Attacchi, come da copione, anche all’opposizione: “Le opposizioni di sinistra – continua il premier – hanno l’obiettivo chiarissimo di ribaltare in Parlamento il voto espresso dagli italiani. Per arrivare a questo sanno che devono eliminare Silvio Berlusconi dalla scena politica perché hanno chiaro che Silvio Berlusconi costituisce un ostacolo insuperabile che si frappone alla conquista del potere da parte loro. Ma non ci riusciranno: noi e voi non lo consentiremo”.

Dopo aver affrontato la situazione politica, il premier ha parlato della sua esperienza in campo internazionale. Elogiando il proprio operato. ”Per quanto riguarda la politica estera, con la nostra diplomazia commerciale, abbiamo portato appalti, lavoro e profitti a molte imprese italiane che operano nel mondo. E abbiamo restituito prestigio e autorevolezza all’Italia in campo internazionale, se permettete con un premier che è il più esperto e quindi, anche a seguito di questo, tra i più influenti e considerati nei vertici mondiali”.

Berlusconi non ha risparmiato un commento sulle manifestazioni degli studenti di tutta Italia contro il ddl Gelmini: “Abbiamo avviato una grande stagione di riforme”, tra cui, appunto, quella dell’università. “Quest’ultima nonostante le proteste di piazza organizzate dalla sinistra e la difesa dei baroni fatta da chi è salito sui tetti, un gran bello spettacolo”.

Nicolas Chamfort - L'IMPORTANZA DEL SORRISO





La giornata più perduta è quella in cui non si è riso.

Nicola Keegan - LA NUOTATRICE



Per Philomena, adolescente cresciuta nella provincia americana, il nuoto è tenacia, disciplina, sacrificio, e soprattutto il modo più naturale per combattere la solitudine e dimenticare una situazione familiare difficile. Nuotare è tutta la sua vita, fatta di estenuanti allenamenti, diete ferree e sfide sempre più impegnative che, in una carriera agonistica sviluppatasi nell'arco di due decenni, la porteranno dagli esordi con la squadra della scuola al trionfo nei giochi olimpici di Barcellona.
Se nel suo elemento Philomena si scopre imbattibile, sbaragliando le rivali, collezionando medaglie e infrangendo record, sulla terraferma deve fare i conti con un corpo ingombrante, con le emozioni di una giovinezza mai vissuta e con una serie di tragedie familiari: la malattia incurabile della sorella maggiore, la scomparsa del padre in un misterioso incidente, i disturbi mentali della madre, la tossicodipendenza di un'altra sorella. Nell'acqua, però, il dolore e la rabbia si trasformano in grazia, velocità, bellezza. E nell'acqua matura la coscienza. Quando un banale incidente metterà fine alla sua carriera agonistica, Philomena avrà dolorosamente capito cosa vuol dire per una ragazza di oggi essere un prodigio, un oggetto di cure, invidie, aspettative. E avrà compreso quanta fatica costi raggiungere il traguardo nelle più dure competizioni della vita.
In uno stile fluido, scintillante di parole che si increspano e si rincorrono come giochi di luce su uno specchio d'acqua, La nuotatrice racconta la storia di un'atleta formidabile che non può essere una ragazza normale. Narratrice originale e travolgente, dal tono asciutto, crudo, a volte sarcastico, Philomena introduce il lettore in un mondo interiore e personale, lontano dai trionfalismi dell'esaltazione sportiva, e lo coinvolge nella lotta quotidiana di una donna diventata campionessa forse più per vivere che per vincere.

venerdì 26 novembre 2010

ABORTI NUCLEARI


Centrali nucleari, oltre ventimila
aborti negli ultimi quarant’anni

L'allarme è stato lanciato da uno studio tedesco. I numeri riguardano soprattutto bambine. Tante non ne sono nate attorno ai 35 chilometri delle 31 centrali europee analizzate
Gravidanza a rischio se la madre abita nelle vicinanze di una centrale nucleare. In numeri: ventimila aborti spontanei negli ultimi 40 anni. Il tutto attorno a 31 impianti di energia atomica, 27 tedeschi e 4 svizzeri. Senza contare un netto aumento di deformità e tumori infantili. Questo si legge in uno studio pubblicato dal Centro di ricerca tedesco per la salute ambientale di Monaco.

Effetti collaterali

Negli scorsi giorni i ricercatori Ralf Kusmierz, Kristina Voigt e Hagen Scherb hanno pubblicato un report tra nascite e prossimità alle centrali nucleari in Germania e Svizzera, in modo da capire se la sola vicinanza delle centrali ha effetto sulla salute dei cittadini, anche in mancanza di grandi incidenti. Lo studio è partito dai dati sugli effetti della catastrofe di Cernobyl, sulle nascite in Ucraina (si stima che un milione di bambine e bambini non siano mai nati in tutta Europa a causa del disastro di Cernobyl) e nelle regioni toccate dalla nuvola radioattiva. Luoghi in cui già in passato si erano riscontrate significative anomalie sia nel numero delle nascite che nel rapporto di nascite fra maschi e femmine.

L’obiettivo degli studiosi era quindi di verificare gli effetti delle centrali nucleari sulle nascite, e i risultati sono stati sconcertanti: secondo loro, nei 35 chilometri attorno alle centrali, negli ultimi quarant’anni sono mancate all’appello ventimila bambine. Normalmente nascono 105/106 femmine per ogni 100 maschi, mentre nelle regioni in questione le nascite di bambine, appunto, sono state molto inferiori. Questo perché gli embrioni femminili sono ancora più sensibili alla radioattività rispetto a quelli maschili. Non solo, gli studiosi tedeschi hanno anche evidenziato un netto aumento dei casi di tumore infantile nelle vicinanze delle centrali nucleari.

Disguidi nucleari

Ma come si spiegano questi 20.000 aborti spontanei “in eccesso”, in assenza di incidenti conclamati presso le centrali di queste zone? Con il fatto che gli impianti, sostengono i ricercatori, rilasciano nell’ambiente sostanze tossiche o radioattive. E lo fanno in occasione di incidenti ritenuti di “basso livello”, quei numerosissimi “disguidi” (in Francia se ne verifica circa uno ogni tre giorni) che portano a una esposizione alla radioattività della popolazione “entro i limiti di sicurezza”. Limiti stabiliti dalle autorità nazionali, ma che per la loro frequenza e i loro effetti cumulati possono nuocere alla salute ben più di quanto i produttori di energia e le stesse autorità siano disposti ad ammettere.

Anche le sole attività legate alla produzione di energia, sostiene la ricerca, hanno effetti sull’ecosistema e sulle popolazioni circostanti, e la lista dei possibili “incidenti di basso livello” è lunga: si va dalle perdite nel trasporto e nello smaltimento delle scorie, agli scarichi di acque contaminate nei corsi d’acqua, fino alla presenza di agenti tossici nel vapore rilasciato in atmosfera che, è vero, non contiene CO2, ma non è certo il più salubre, in quanto proveniente da acqua evaporata entrando in contatto con un nucleo radioattivo.

Rassicurazioni o inganni?

Eppure, al di là di questo, è impossibile ignorare che senza l’energia nucleare molti sistemi-Paese rischierebbero di fermarsi, con effetti gravissimi sulle loro economie. È anche comprensibile, di conseguenza, l’enorme impegno di questi Paesi nel rassicurare le popolazioni sulla sicurezza degli impianti. Recentemente nella regione inglese del Somerset EDF energy ha diffuso la notizia sul consenso della popolazione locale relativo all’ampliamento della centrale di Hinkley Point (la cui chiusura è prevista nel 2016). Un consenso ottenuto non con la forza, ma con un sondaggio, commissionato dalla stessa EDF. Anche la Bbc ci era cascata, diffondendo insieme alla stampa locale la notizia che sei persone su dieci, nelle zone di Sedgemoor, Taunton Deane e West Somerset supportano l’ampliamento della centrale di Hinkley, nel sud ovest dell’Inghilterra.

Un sondaggio considerato però da più parti ambiguo. Secondo Leo Barasi di Climate Sock domande quali: “Fino a che punto è d’accordo con la seguente affermazione: l’energia nucleare ha degli svantaggi, ma la nazione ha bisogno di energia nucleare come parte di un bilanciamento energetico con carbone, gas ed energia eolica”, sono poste in modo da rendere difficile un disaccordo (calcolato infatti nel 13% dei rispondenti a questa domanda), e chi oggi vede i risultati è portato a pensare che le persone intervistate nella zona in questione ritengano necessaria l’energia nucleare. Lo stesso vale per domande in cui, mentre si chiede di pensare agli aspetti positivi e negativi di un nuovo reattore ad Hinkley Point, rientrano sempre in qualche modo i benefici che un nuovo reattore avrebbe sull’economia e l’occupazione locali.

“A me sembra chiaro che questa lunga serie di domande guidi le persone verso un percorso mentale che le porta a pensare ad una centrale nucleare in modo ben diverso da quanto esse normalmente farebbero”, accusa Ben Goldacre dalle pagine del quotidiano The Guardian. Secondo il giornalista inglese ha infatti un effetto ben diverso chiedere: “Volete che i vostri figli restino disoccupati?”, invece che: “Siete tutti segretamente terrorizzati all’idea che potremmo farvi prendere il cancro?”. Gli statistici sanno bene che il diverso ordine dato a certe domande potrebbe far variare l’andamento di un questionario, e per Goldacre quello di EDF contravviene a molte delle regole di base da tenere in considerazione nella compilazione di un questionario statistico. In particolare quella che consiglia di “stare attenti a non influenzare le risposte”.

di Andrea Bertaglio




Saviano, i rifiuti della camorra e dei politici


Ricevo e pubblico una lettera dell'oncologa Patrizia Gentilini sulle affermazioni fatte da Roberto Saviano nella trasmissione: "Vieni via con me" sulla camorra e i rifiuti.

"Caro Beppe
,
la questione dei rifiuti in Campania è troppo importante perchè si possa permettere che vengano date informazioni distorte o comunque non rappresentative della realtà dei fatti. Per questo ti chiedo ospitalità nella speranza che questa mia arrivi all'attenzione di Roberto Saviano - che certamente stimo per tante sue testimonianze - ma che proprio per questo e per il ruolo che ha assunto, non può permettersi "scivoloni" di sorta. Affermare, come Saviano ha fatto in TV con 10 milioni di persone che lo vedono e scrivere su Repubblica (altri 2 milioni circa) che è la camorra colpevole del disastro dei rifiuti urbani in Campania è affermare una cosa non vera: nel processo in corso contro Bassolino e vertici di Impregilo&Fibe non vi sono imputati per reati "di camorra", ma per truffa e falso.
Qui le responsabilità non sono della camorra, ma della politica e se si assolvono gli amministratori e i politici che hanno combinato questo disastro si fa un favore lla camorra perchè la camorra si combatte asciugando l'acqua in cui nuota! Ed è bene sapere che le difficoltà a gestire nel modo giusto i rifiuti (raccolta domiciliare, centri di compostaggio e di riciclo) non vengono tanto dalla camorra quanto piuttosto da un intreccio perverso tra grandi interessi e politica, senza distinzione di parte, ne sappiamo ben qualcosa anche noi cittadini di una regione "rossa" quale l'Emilia Romagna...
Di certo poi Saviano non è aggiornato e non sa che non sono solo alcuni sparuti studiosi ad esprimere dubbi sulla innocuità degli inceneritori, ma intere associazioni scientifiche ed Ordini di Medici (come quello dell' Emilia Romagna o della Francia). Chi volesse farsi anche solo una idea del problema può leggere quanto pubblicato sul Sole 24 ore Sanità da parte del collega Pietro Carideo, od ancora la lettera aperta di noi medici ai cittadini di Parma, o le dichiarazioni fatte dall'oncologo francese , D. Belpomme, Presidente di ARTAC. E se ancora non bastasse riporto le parole del Prof. David Kriebel del Dipartimento Salute ed Ambiente del Massachussets che ha commentato un recentissimo studio - pubblicato sulla rivista Occup Environ Med - condotto da ricercatori dell’Università di Lione in un'area in cui sono attivi 21 inceneritori (studio che ha evidenziato su 304 neonati affetti da gravi malformazioni all’apparto genitale rischi statisticamente significativi -fino a quasi sei volte l’atteso - correlati all’esposizione alle diossine emesse dagli inceneritori).
Queste le parole del Prof Kriebel: “Lo studio.. suscita serie preoccupazioni in relazione ai rischi per la salute dovuti alle emissioni di impianti urbani di incenerimento dei rifiuti. Questo dato, combinato con l’evidenza di altri effetti negativi di questa tecnologia, dovrebbe essere di per sé determinante nella scelta della gestione dei rifiuti. Infatti, oltre ad essere molto pericolosi per la salute, tali impianti infatti:
1) provocano la produzione di ceneri pesanti e scorie tossiche comunque da smaltire
2) contribuiscono al riscaldamento globale
3) impediscono la riduzione dei rifiuti e il riciclaggio, poiché una volta che questi impianti costosissimi sono stati costruiti , i gestori vogliono avere garantita una sorgente continua di rifiuti per alimentarli
".
Ripeto, non pretendo certo che Saviano sappia tutto di rifiuti , ma spero si renda conto che con il suo intervento - certamente suo malgrado - è stato funzionale alla promozione del "ciclo integrato", ovvero quello che prevede un'importante quota di rifiuti da incenerire e l'utilizzo successivo delle ceneri residue.... nel cemento!
Oggi - fortunatamente - è possibile il recupero pressochè totale della materia (compreso frazioni fino ad ora difficilmente gestibili come pannoloni/pannolini): non si sprecano risorse, si crea occupazione e soprattutto si salvaguarda salute ed ambiente. O vogliamo forse perpetuare la diabolica spirale della distruzione di materiali preziosi, della cementificazione del territorio, dell'immissione di veleni di ogni tipo con danni gravissimi alla salute e all'ambiente?" Patrizia Gentilini

Link sul tema al sito Casa della Legalità

Sentenza Dell’Utri: Fininvest pagava il pizzo Ma da Confindustria non arrivano sanzioni


Emma Marcegaglia ha un problema. Anzi due. Il padrone del gruppo più importante della sua associazione di categoria, Silvio Berlusconi, e il vicepresidente di Confindustria Fedele Confalonieri. La coppia ha pagato il pizzo per venti anni, lo ammette e soprattutto non racconta a chi l’ha versato e perché.


La questione è spinosa. Soprattutto perché Emma Marcegaglia ha contraddistinto la sua presidenza con un forte impegno antimafia con lo slogan: “Espulso da Confindustria chi non denuncia il pizzo”.


Sotto la sua presidenza è stato approvato il nuovo codice etico che recepisce il regolamento della Confindustria siciliana ove si legge: “Le aziende associate e i loro rappresentanti riconoscono fra i valori fondamentali della Confindustria Sicilia il rifiuto di ogni rapporto con organizzazioni criminali, mafiose e con soggetti che fanno ricorso a comportamenti contrari alle norme di legge e alle norme etiche per sviluppare forme di controllo e vessazione delle imprese e dei loro collaboratori e alterare la libera concorrenza. Gli imprenditori associati adottano quale modello comportamentale la non sottomissione a qualunque forma di estorsione, usura o ad altre tipologie di reato poste in essere da organizzazioni criminali e/o mafiose. Gli imprenditori associati sono fortemente impegnati a chiedere la collaborazione delle forze dell’ordine e delle istituzioni preposte, denunciando direttamente o con l’assistenza del sistema associativo, ogni episodio di attività direttamente o indirettamente illegale di cui sono soggetti passivi. La verifica dell’uniformità a tali comportamenti che integrano il codice etico è demandata ai Collegi dei Probiviri – costituiti da Confindustria e da tutte le Associazioni aderenti – che determineranno l’applicazione delle sanzioni statutariamente previste”.


Tra le sanzioni in questione rientrano la censura e nei casi più gravi, come Emma Marcegaglia ha più volte sottolineato nelle sue dichiarazioni ai giornali, l’espulsione.


Già erano note le telefonate nelle quali Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri commentavano con l’attuale vicepresidente di Confindustria le minacce estorsive di Mangano. In quelle telefonate Silvio Berlusconi rivendica la scelta di pagare il pizzo.


Ora però pure i giudici della Corte di appello di Palermo, che hanno condannato Dell’Utri a sette anni di carcere per fatti di mafia, confermano che i pagamenti ci sono realmente stati. Che cosa farà dunque Confidustria?


Lo abbiamo chiesto a Emma Marcegaglia. Ecco come è andata.


“Il Gruppo Berlusconi, secondo i giudici di appello di Palermo, ha pagato il pizzo alla mafia. Cosa dice Confindustria? Pensate di espellere il gruppo Fininvest?”

“Questa è una cosa che dovranno decidere i magistrati, la nostra è un’azione diversa. Quando c’è una decisione presa, effettiva, allora noi si va nella direzione dell’espulsione. Ma non mi sembra che siamo in questa condizione. Saranno i magistrati a decidere”.

E quando abbiamo ribattuto: “Quindi questa regola vale solo per i piccoli imprenditori palermitani?”. Il portavoce ha detto: “Ora basta”.


L’imbarazzo insomma è evidente. Anche perché almeno il contenuto delle intercettazioni è inequivocabile.


Vediamone qualcuna.


Nel 1986, dopo aver subito un attentato alla casa milanese di via Rovani, in una telefonata a tre (ascolta l’audio) con Confalonieri e Dell’Utri, Berlusconi spiegava: “Stamattina gliel’ho detto anche ai carabinieri……gli ho detto: “Ah, si? In teoria, se mi avesse telefonato, io trenta milioni glieli davo!” (ride). Scandalizzatissimi: “Come, trenta milioni? Come? Lei non glieli deve dare che poi noi lo arrestiamo!”. dico:”Ma no, su, per trenta milioni!” (ridono)”.


E nel 1988, dopo aver subito minacce di morte contro il figlio Piersilvio, ribadiva il suo proposito all’amico Renato Della Valle: “Ma io ti dico sinceramente che, se fossi sicuro di togliermi questa roba dalle palle, pagherei tranquillo, così almeno non rompono più i coglioni”.


Emma Marcegaglia chiede però una decisione “presa ed effettiva” dei giudici prima di intervenire. E non importa se in altri casi Confindustria si è mossa anche prima del passaggio in giudicato delle sentenze.


Ecco il passaggio sul pizzo pagato da Fininvest, estratto dalla sentenza d’Appello del processo Dell’Utri. Una sentenza che in Cassazione verrà discussa solo per gli aspetti di legittimità e non di merito.



Wen-tzu - IL SECCHIO D'ACQUA




 Lo spirito dell'uomo, in modo simile a un secchio d'acqua, è facile da intorbidare e difficile da rendere limpido.

Jo Nesbø - L'UOMO DI NEVE

Musicista rock, giornalista, ma soprattutto autore bestseller e di culto, non solo in Norvegia, dove è stato insignito di prestigiosi premi e i suoi thriller si trovano in ogni casa, ma in tutto il mondo.
Il pettirosso è il suo primo libro, votato in Norvegia come migliore crime novel e presentato in Italia al Noir in Festival di Courmayeur, dove ha suscitato grande interesse di pubblico e di critica. Per Piemme ha pubblicato anche Nemesi, La stella del diavolo, La ragazza senza volto e L'uomo di neve.

 La città di Oslo è avvolta nel buio e i primi fiocchi di neve cadono leggeri imbiancando le strade. Birte Becker è appena tornata a casa dal lavoro quando, fuori dalla finestra, nota un pupazzo di neve che sembra scrutarla. La donna pensa che sia un magnifico regalo, opera del marito e del figlio. Ma non è così. Poche ore dopo, Birte scompare senza lasciare traccia. Unico indizio, un pupazzo di neve avvolto nella sciarpa della donna, all’interno del quale viene ritrovato anche il suo cellulare.

Il commissario Harry Hole, chiamato per indagare sulla misteriosa scomparsa, si getta a capofitto nel caso per sfuggire ai fantasmi che lo perseguitano giorno e notte e alla notizia che lo ha gettato nello sconforto dopo mesi di astinenza dall’alcol e di buona condotta: Rakel, l’unica donna che abbia mai amato, sta per sposarsi. La sola possibilità per Harry di essere felice si è infranta miseramente.

Appena inizia a indagare sulla scomparsa della Becker, il commissario si rende conto che il caso ha fortissime somiglianze con altre sparizioni misteriose avvenute a Oslo negli ultimi vent’anni. La procedura è sempre la stessa: una donna, sposata con figli, scompare nel nulla, nella notte in cui sulla città cade la prima neve. Hole è l’unico che può avvicinarsi alla verità, perché il male, subito e inferto, lo conosce molto da vicino e può calarsi pienamente nella testa del serial killer. La scoperta, però, sarà più amara e sconcertante del previsto, perché la mano in grado di perpetrare quegli orrendi crimini è molto più vicina di quanto Harry si sarebbe mai immaginato
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