librerie canova

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Conegliano - Treviso

LIBERNAUTA 2012

LIBERNAUTA 2012
Concorso a premi per terrestri curiosi dai 14 ai 19 anni e over 20

lunedì 31 gennaio 2011

L'ITALIA E' UNA REPUBBLICA FONDATA SULLA MAFIA

Arthur Schopenhauer - UN UOMO INTELLIGENTE

Un uomo intelligente costretto a vivere insieme a degli sciocchi assomiglia a colui che ha un orologio che va bene in una città le cui torri hanno tutte orologi che vanno male. Lui solo sa l'ora giusta: ma a che gli serve? Tutta la gente si regola secondo gli orologi cittadini sbagliati, persino coloro i quali sanno che soltanto il suo orologio indica l'ora vera.

Stefano Benni - LE BEATRICI

Otto monologhi al femminile. Una suora assatanata, una donna ansiosa e una donna in carriera, una vecchia bisbetica e una vecchia sognante, una giovane irrequieta, un'adolescente crudele e una donna-lupo. Un continuum di irose contumelie, invettive, spasmi amorosi, bamboleggiamenti, sproloqui, pomposo sentenziare, ammiccanti confidenze, vaneggiamenti sessuali, sussurri sognanti, impettite deliberazioni. Uno "spartito" di voci, un'opera unica, fra teatro e racconto. Una folgorazione. Tra un monologo e l'altro, sei poesie e due canzoni.

sabato 29 gennaio 2011

LA RIVOLUZIONE IN PANTOFOLE

Egitto_scontri.jpg

Perché in Italia non c'è la rivoluzione? O anche solo un suo timido accenno? E perché non c'è mai stata? I fuochi si stanno accendendo un po' ovunque, dall'Albania, alla Tunisia, all'Egitto. Vecchi dittatori hanno fatto le valige, come Ben Alì, o le stanno preparando, come il faraone Mubarak. L'Italia con il suo stivale immobile al centro del Mediterraneo sembra un castello pietrificato. Un coniglio ipnotizzato dal serpente. Una rana che viene lentamente bollita viva senza accorgersene. Le ragioni di tutto questo sono misteriose, appartengono al campo della metafisica, non più a quello della politica.
La nostra stabilità (immobilità?) assomiglia a quella di chi, cadendo nelle sabbie mobili, chiude gli occhi ed evita il più piccolo movimento per rallentare la sua fine. Non grida aiuto, non cerca appigli, semplicemente affonda. I motivi per spiegare questo comportamento ci sono. Così numerosi da riempire un'enciclopedia: l'invecchiamento della popolazione (gran parte degli italiani dovrebbero scendere in piazza con le badanti), la massoneria, le mafie, l'informazione sotto controllo e pilotata (sia a destra che a sinistra), l'occupazione americana con le sue cento basi, il Vaticano, la mancanza assoluta di una classe dirigente... Queste e altre ragioni non sono però sufficienti per giustificare l'indifferenza degli italiani che, anche quando si scagliano contro il potere, evitano di varcare l'ultima linea, di prendersi dei rischi. Più cani da pagliaio che ascoltano il proprio abbaiare alla luna, e se compiacciono, che rivoluzionari. Cosa manca perché gli italiani prendano il loro destino nelle mani? Il popolo più cinico della Terra, abituato a tutto da millenni, che non crede veramente a nulla. La realtà ci dà fastidio, per questo la evitiamo. E domani, come sempre, è un altro giorno.

Dall'intervista a Mario Monicelli ad Anno Zero
"Gli italiani, gli intellettuali, gli artisti, sono poco coraggiosi? Sì, lo sono sempre stati. Sono stati vent’anni sotto un governo fascista, ridicolo, con un pagliaccio che stava lassù... Ci ha mandato l’Impero, le falangi romane lungo Via dell’Impero; ha fatto le guerre coloniali, ci ha mandato in guerra... il grande imprenditore ha detto: «Lasciatemi governare, votatemi, perché io mi sono fatto da solo, sono un lavoratore, sono diventato miliardario, vi farò diventare tutti milionari». Ormai nessuno si dimette, tutti pronti a chinare il capo pur di mantenere il posto, di guadagnare. Pronti a sopraffarci, a intrallazzare. Non c’è nessuna dignità. E’ la generazione che è corrotta, malata, che va spazzata via. La speranza è una trappola inventata dai padroni, quelli che ti dicono "State buoni, zitti, pregate, che avrete il vostro riscatto, la vostra ricompensa nell’aldilà... sì, siete dei precari, ma fra 2-3 mesi vi assumiamo ancora, vi daremo un posto". Come finisce questo film? Non lo so, spero che finisca con quello che in Italia non c’è mai stato: una bella botta, una bella rivoluzione. C’è stata in Inghilterra, in Francia, in Russia, in Germania, dappertutto meno che in Italia. Ci vuole qualcosa che riscatti veramente questo popolo che è sempre stato sottoposto... che è schiavo di tutti. Se vuole riscattarsi, il riscatto non è una cosa semplice. E’ doloroso, esige dei sacrifici. Se no, vada alla malora – che è dove sta andando, ormai da tre generazioni."

John Fitzgerald Kennedy - RIVOLUZIONI

"Coloro che rendono impossibile la rivoluzione pacifica renderanno inevitabile la rivoluzione violenta"
(John F. Kennedy)

venerdì 28 gennaio 2011

VINCERE !

Lucio Anneo Seneca - LA GIOIA AUTENTICA

I dissoluti trascorrono ogni notte tra gioie fallaci e come se fosse l'ultima; ma quella gioia autentica, che si accompagna agli dei e ai loro emuli, non si interrompe, non ha fine. Cesserebbe se fosse mutuata da una fonte esterna, ma poiché non è un dono di pertinenza altrui, non è neppure soggetta all'arbitrio di un altro. Ciò che la Fortuna non ha dato, la Fortuna non toglie.

Leon Rooke - IL CANE DI SHAKESPEARE

Dove attinse Shakespeare la sua ampia visione del mondo, quel profondo spirito di umanità che permise di creare opere tanto immortali? Ma dal suo cane, Mr Hooker! In questo delizioso romanzo, lo scrittore canadese Leon Rooke immagina che dietro il grande uomo non sia celata – come di consueto – una donna, bensì un cane talmente intelligente da essere divenuto la vera guida spirituale del Bardo, indirizzandone la vena creativa nella giusta direzione. Stando al racconto del cane, infatti, la vita del giovane Will è piuttosto dura. Figlio di un umile guantaio, egli perde tempo calcando le scene, convinto di possedere il talento di un grande attore. Il cane, invece, è assolutamente sicuro che il suo genio sia nella scrittura anziché nella recitazione. Il problema sta nel persuadere il ragazzo a vedere le cose dal punto di vista del suo cane, il quale, nel frattempo, ha anche altri problemi da risolvere, come sfuggire alle accuse di avere ucciso un daino di frodo… Il cane di Shakespeare è un tour de force di arguzia, un trionfo di inventiva linguistica e intelligente comicità. Pubblicato per la prima volta nel 1981, ha ricevuto il prestigioso Governor General’s Literary Award, è stato tradotto in molte lingue e ha avuto numerosi adattamenti teatrali.

giovedì 27 gennaio 2011

Lucio Anneo Seneca - L'UOMO SAGGIO

Già fin d'ora ti insegnerò in base a quali criteri tu possa renderti conto di non essere un saggio. L'uomo saggio è pieno di gioia, ilare ed estremamente calmo, imperturbabile; vive da pari a pari con gli dei. Ora consulta te stesso: se non sei mai triste, se nessuna speranza assilla il tuo animo con l'attesa spasmodica del futuro, se nell'arco di giorni e di notti il tuo stato d'animo, di un animo che punta in alto ed è pago di sé, si mantiene in perfetto equilibrio, allora sei giunto al culmine del bene umano. Ma se brami i piaceri, cercandoli a dritta e a manca, sappi che tanto sei privo di saggezza quanto di autentica gioia. Desideri raggiungere questa condizione, ma sbagli, se speri di arrivarci in mezzo alle ricchezze e attraverso le cariche onorifiche. Per dirla in altri termini: tu vai cercando la vera gioia in mezzo alle angosce; codesti beni, che chiedi come se dovessero procurarti letizia e piacere, sono cause di sofferenza.

Rebecca Hunt - IL CANE NERO

Il 22 luglio 1964, nella sua dimora tra le tranquille colline del Kent, Winston Churchill si sveglia di buon’ora e si ritrova in compagnia di una vecchia conoscenza, un ospite tutt’altro che gradito. È un gigantesco cane nero e, dal buio del suo angolo, non gli toglie gli occhi di dosso. Qualche ora più tardi, nella sua casetta a schiera, la giovane Esther si prepara ad accogliere un aspirante inquilino. Le basta però scorgerne la sagoma attraverso il vetro della porta per inorridire: è il cane nero e ha in mente un solo obiettivo: installarsi a casa sua. Invadente, impertinente, a tratti maligno, all’occorrenza il cane nero sa dar prova di un carisma irresistibile. Fiuta le sue vittime, ne addenta le coscienze, gioca sadicamente con i loro destini, ma può anche essere una presenza seducente che riempie la giornata.
Il cane nero affronta con leggerezza e ironia il tema del lutto e della perdita, e non ha paura di raccontarne gli aspetti più dolorosi. Quello che ci restituisce è un romanzo umano e profondo, che mette a nudo tutte le ambiguità del rapporto tra la depressione e le sue vittime, i silenzi, la vergogna, ma è anche un potente annuncio di speranza, l’invito a resistere eroicamente, a vedere nel male oscuro del nostro tempo una battaglia che si comincia a vincere nel momento stesso in cui si accetta di combatterla.

mercoledì 26 gennaio 2011

MAURIZIO CROZZA DALLE SQUILLO

François-Marie Arouet (Voltaire) - ERRORI




Gli uomini sbagliano, i grandi uomini confessano di essersi sbagliati.

Alessandro Mari - TROPPO UMANA SPERANZA

Prima metà del diciannovesimo secolo. Sullo sfondo di un'Italia che non è ancora una nazione, quattro giovani si muovono alla ricerca di un mondo migliore: un orfano spronato dalla semplicità che è dei contadini e dei santi; una donna, sensi all'erta e intelligenza acuta, avviata a diventare una spia; un pittore di lascive signore aristocratiche che batte la strada nuova della fotografia; e il Generale Garibaldi visto con gli occhi innamorati della splendente, sensualissima Aninha.
Siamo di fronte a un'opera che si muove libera nella tradizione narrativa otto-novecentesca – europea e americana. Racconta, esplora documenti, inventa, gioca e tutto riconduce, con sicuro talento, a un solo correre fluviale di storie che si intrecciano e a un sentimento che tutte le calamita.

Alessandro Mari scrive un grande romanzo sulla giovinezza. La giovinezza del corpo, della mente, di una nazione. Una grande storia popolare.

martedì 25 gennaio 2011

MUZIO SCEVOLA CASINI

Platone - LA CALMA



L'uomo di natura calma e serena sente appena il peso dell'età; ma per chi è di opposta natura sono un greve fardello così la giovinezza, come la vecchiaia.

Philip M. Godgift - I 99 GIORNI CHE TRAVOLSERO IL CAVALIERE

Un romanzo che unisce un’attenta lettura della realtà d’oggi con l’indicazione dello sbocco che potrebbe avere l’attuale crisi politica: Philip M. Godgift, che ben conosce i segreti del Palazzo, prospetta come plausibile e prossimo scenario quello di un referendum per la repubblica presidenziale e uno scontro finale in cui si affronteranno il Cavaliere e il Presidente della Repubblica.
Protagonisti del romanzo/saggio di Godgift sono i principali politici italiani che si muovono, parlano e agiscono in maniera più che realistica durante i 99 giorni che portano alla caduta del Cavaliere. Attentati, sesso, violenza, lusinghe, ricatti, pedofilia e congreghe occulte si intrecciano sullo sfondo cabalistico della lotta politica in vista delle nuove elezioni che devono decidere le sorti dell’Italia. Sembra tutta fantasia, si tratta invece di uno scenario verosimile, per non dire del tutto veritiero nell’immediato futuro: con un tono grottesco e a tratti esilarante, l’autore costruisce una campagna elettorale insanguinata e costellata di finti dossier, una svolta autoritaria che spingerà il Presidente Napolitano ad abbandonare il Quirinale e a candidarsi premier per il centrosinistra.

L’autore, Philip M. Godgift, si presenta come un giornalista italoamericano che, inviato a Roma per un’inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa, si ritrova ad assistere ai 99 giorni che portano alla caduta del Cavaliere. Su consiglio di un amico italiano ha pubblicato questo suo diario in cui ha annotato, giorno dopo giorno, senza ipocrisie e ambiguità, le impressioni ricavate dall’osservatorio privilegiato della sala stampa estera. È stato però insinuato che Philip M. Godgift non sia un inviato straniero, ma che si tratti del nom de plume di due noti giornalisti dei maggiori quotidiani italiani che hanno dovuto indossare i panni esteri per non incorrere nelle ire dei rispettivi editori e dei loro amici variamente sbeffeggiati. Tocca al lettore scoprire la reale identità dell’autore, aggirandosi tra i mille indizi seminati in questo romanzo che aderisce come uno spiritoso rebus alla storia politica di un’Italia già ricca di misteri irrisolti.

lunedì 24 gennaio 2011

CASINI SI ASSUME LA RESPONSABILITA' POLITICA IN CASO DI CONDANNA DI TOTO' CUFFARO (2008)

SANTACHE' IN GINOCCHIO DA TE'

Anonimo - LA VITA




 E' solo quando cominci a temere davvero la morte che impari ad apprezzare la vita.

Marco Malvaldi - ODORE DI CHIUSO

Un giallo di ambientazione ottocentesca: il castello, i delitti, la nobiltà decaduta, il maggiordomo e, un italiano memorabile, il grande letterato gourmet, studioso di storia naturale, Pellegrino Artusi. Sarà proprio il cuoco baffuto con il suo acume a fiutare il colpevole del gelido delitto piombato nella dimora del barone Bonaiuti. 
un castello della Maremma toscana vicino alla Bolgheri di Giosue Carducci, arriva un venerdì di giugno del 1895 l’ingombrante e baffuto Pellegrino Artusi. Lo precede la fama del suo celebre La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, il brioso e colto manuale di cucina, primo del genere, con cui ha inventato la tradizione gastronomica italiana. Ma quella di gran cuoco è una notorietà che non gli giova del tutto al castello, dove dimora la famiglia del barone Romualdo Bonaiuti, gruppo tenacemente dedito al nulla. La formano i due figli maschi, Gaddo, dilettante poeta che spera sempre di incontrare Carducci, e Lapo, cacciatore di servette e contadine; la figlia Cecilia, di talento ma piegata a occupazioni donnesche; la vecchia baronessa Speranza che vigila su tutto dalla sua sedia a rotelle; la dama di compagnia che vorrebbe solo essere invisibile, e le due cugine zitelle. In più, la numerosa servitù, su cui spiccano la geniale cuoca, il maggiordomo Teodoro, e l’altera e procace cameriera Agatina. Contemporaneamente al cuoco letterato è giunto al castello il signor Ciceri, un fotografo: cosa sia venuto a fare al castello non è ben chiaro, come in verità anche l’Artusi. In questo umano e un po’ sospetto entourage, piomba gelido il delitto. Teodoro è trovato avvelenato e poco dopo una schioppettata ferisce gravemente il barone Romualdo. I sospetti seguono la strada più semplice, verso la povera Agatina. Sarà Pellegrino Artusi, grazie alla sua saggezza e alle sue originali letture, a dare al delegato di polizia le dritte per ritrovare la pista giusta.
In Odore di chiuso Malvaldi ha lasciato al momento l’improvvisata squadra investigativa dei vecchietti del BarLume per potersi dedicare a un vero giallo classico, basato su interrogatori, intuizioni e conclusioni deduttive. Ha scelto l’epoca di un’Italia da poco unificata e ancora impastoiata nei particolarismi nobiliari con riferimenti storico letterari che occhieggiano ironicamente all’oggi. Ma senza abbandonare la sottigliezza umana che gli permette di disegnare ogni personaggio con insolente umorismo, offrendo gallerie di caratteri e situazioni comiche capaci di divertire tanto quanto l’ingegnosità dell’intreccio.
Marco Malvaldi (Pisa, 1974) ha pubblicato con questa casa editrice i tre romanzi della serie dei vecchietti del BarLume: La briscola in cinque (2007), Il gioco delle tre carte (2008) e Il re dei giochi (2010).

sabato 22 gennaio 2011

MAIL A MANO ARMATA

Søren Kierkegaard - LA FEDE





La fede comincia appunto là dove la ragione finisce.

Tom Clancy - VIVO O MORTO

Il gioco è semplice: chi perde muore.
È l’Emiro il Nemico Pubblico Numero Uno degli Stati Uniti, l’uomo spietato e inafferrabile che da anni elude le ricerche del Campus, l’agenzia di intelligence creata dall’ex presidente Jack Ryan. A capo di un’impenetrabile e capillare rete del terrore, l’Emiro si sta preparando a sferrare l’attacco definitivo all’Occidente. Mentre il presidente in carica, l’ambiguo e irresoluto Edward Kealty, non trova di meglio che temporeggiare con i governi amici dei terroristi, Jack Ryan decide che è giunto il momento di scendere di nuovo in campo, per affrontare l’emergenza planetaria e difendere il futuro degli Stati Uniti. Al suo fianco, una squadra d’eccezione: i fedelissimi ex membri dell’unità speciale Rainbow John Clark e Ding Chavez, i fratelli Caruso e soprattutto suo figlio Jack, deciso a seguire le leggendarie orme del padre. E mentre nelle grotte del Pakistan, tra i ghiacci svedesi e nei giacimenti petroliferi del Brasile si scatena una caccia all’uomo senza precedenti, il Male si annida indisturbato proprio nel cuore di un’America ancora ignara…
Tom Clancy, autore di bestseller mondiali come La grande fuga dell’Ottobre Rosso e Potere esecutivo, ritorna sulla scena del techno-thriller con un romanzo che per la prima volta riunisce i suoi personaggi più amati. E ci racconta di un futuro in cui i peggiori incubi dell’Occidente sono più veri della realtà.

venerdì 21 gennaio 2011

IL CONTRADDITTORIO PREVENTIVO

NUCLEARE - IL PROBLEMA SENZA LA SOLUZIONE

Bertrand Russell - LA FELICITA'





La mancanza di qualche cosa che si desidera è una parte indispensabile della felicità.

Michele Ainis - L'ASSEDIO

L’Italia è immersa ormai da tempo in una crisi di legalità: lo attesta ogni osservatorio nazionale e internazionale, ne è prova la nostra esperienza quotidiana, dal lavoro nero all’evasione fiscale, dall’abusivismo edilizio ai trucchetti negli appalti o nei concorsi. Insomma lo sappiamo, e forse non ci facciamo più nemmeno caso. Ciò che non sappiamo, tuttavia, è che l’illegalità ha le sue radici nel rapporto truffaldino che la politica italiana intrattiene con la Costituzione. Tutta la politica, di destra e di sinistra, benché le responsabilità non siano proprio uguali. Come potremmo prendere sul serio le leggi in vigore, quando la legge più alta viene costantemente vilipesa? E dove potremmo trovare le energie per contrastare questo andazzo, se il cattivo esempio viene dalle nostre classi dirigenti, da quanti dovrebbero al contrario proporci un modello da imitare?
In questo continuo gioco al ribasso, la stessa Costituzione è finita sotto assedio, circondata da truppe ben armate e senza alcuna vergogna di sé e delle proprie proposte. Ora è giunta la resa dei conti: dal Parlamento al Quirinale, dai giudici ordinari alla Consulta, sono tutti sotto attacco. Questo libro ci offre un contributo per resistere.

giovedì 20 gennaio 2011

Khalil Gibran - I SEGRETI





Se riveli al vento i tuoi segreti non devi poi rimproverare al vento di rivelarli agli alberi.

Flora Macdonald Mayor - LA FIGLIA DEL REVERENDO

Dedmayne è un villaggio insignificante nelle contee orientali dell’Inghilterra. Un tratto di strada diritta e piatta vicino alla chiesa, con siepi basse e polverose; campi di rape senza un albero; fienili con tetti in lamiera ondulata degni del Canada. Non ha una casa signorile né un parco né un giardino che gli dia prestigio. Non ha una vita sociale degna di questo nome. Non c’è gente altolocata, né le solite ricche bigotte che possano contribuire alle necessità della canonica.
Il canonico, defunto, è rimasto a Dedmayne per cinquant’anni dandosi al bere. Il suo successore, il reverendo Jocelyn, ha ormai ottantadue anni. È un vecchio accidioso e risentito che vive con la figlia Mary.
Mary è nata lì e non ha quasi mai lasciato il circondario. «Inosservata come i biancospini nelle aiuole», è sempre stata fedele al ruolo di figlia nubile, condannata alla vita di governante-padrona di casa accanto all’erudito e indifferente Jocelyn.
Tuttavia, si è lentamente affezionata al villaggio al punto da sostenere che più il paese è isolato, più acquista un gusto peculiare, non contaminato da quello cittadino. «Ci sgretoliamo anno dopo anno» dice «e tutto rimane uguale a se stesso».
Un giorno, però, si trasferisce nelle vicinanze il figlio di un vecchio amico del padre, Robert Herbert. E tutte le emozioni, soffocate nel corso degli anni vissuti all’ombra della canonica fra dispute anti-papiste e dottissime letture di Tertulliano, riemergono con forza, per la figlia del reverendo, in un’attrazione mai provata prima. Mary sembra rifiorire e diventare «sempre più una persona come tutte le altre». Fa amicizia con Kathy, una donna elegante e spigliata, si apre al piccola costellazione di donne del villaggio, raggiunge Londra, si lascia estorcere un bacio adulterino da Robert Herbert.
La piccola finestra che si apre, tuttavia, sul mondo esterno si richiude subito. Trame scartate, brevi interludi, infelicità coniugali, Mary non tarda a scoprire di essere fuori posto nella modernità, «una zitella anglicana» capace di vivere soltanto a Deadmayne, dove gli anni scorrono sempre uguali, ma dove tutto si aggiusta.
Pubblicato per la prima volta presso la Hogarth Press nel 1924, lo stesso anno in cui la casa editrice di Leonard e Virginia Woolf pubblica Leslie Stephen, Sigmund Freud, Roger Fry e Vita Sackville-West, La figlia del reverendo è al centro ora in Inghilterra di una rinnovata attenzione della critica, che non esita a porlo tra i libri più importanti della narrativa inglese del Novecento.

lunedì 17 gennaio 2011

RUBY PER SEMPRE

François de La Rochefoucauld - I BUONI CONSIGLI




I vecchi amano dare buoni consigli per consolarsi di non poter più dare cattivi esempi.

Carolyn Jess-Cooke - I DIARI DELL'ANGELO CUSTODE

Margot ha quarant’anni e la sua vita è stata tutta un errore. Cresciuta senza genitori, oggi è una donna incapace di ricambiare un grande amore, una madre incapace di salvare il proprio figlio da un destino di infelicità. Il giorno in cui muore in circostanze misteriose, Margot è sola. Ma la sua vita non si conclude. Ciò che sembrava la fine è in realtà una trasformazione: Margot diventa un angelo custode e dovrà proteggere una vita mortale.
Scopre però che per volere divino, o forse del fato, l’essere umano che le è stato affidato altri non è che se stessa. Costretta a tornare sulla terra per rivivere la propria vita, dovrà così assistere nuovamente alla vertiginosa altalena dei suoi giorni, fatti di molti dolori e rari momenti di felicità. Da angelo custode di se stessa, Margot dovrà capire quanto e come potrà intervenire per cambiare il corso degli avvenimenti e sostenere quella fragile bambina, poi ragazza e infine donna nelle mille scelte, a volte felici, più spesso tragiche, della sua esistenza. Fra i tanti dubbi e rimpianti ha solo una certezza: è disposta a tutto pur di cambiare almeno un evento, uno solo...

sabato 15 gennaio 2011

Paolo Flores d'Arcais - DAL PERSONALE AL POLITICO

Sia chiaro, noi siamo garantisti e anche libertari: fra adulti consenzienti, in fatto di sesso è consentito di tutto e di più. Adulterio, masturbazione, orge, sadomasochismo, uso di pornografia e “gadget” sessuali (dal vibratore al viagra alle iniezioni nei corpi cavernosi), scambio di coppie, prostituzione, financo sesso con animali (se non si dà luogo a maltrattamento), e chi più ne ha più ne metta, il tutto sia in chiave etero che omo che transessuale. Nessuno, magistrato o giornalista che sia, in questa sfera privata deve poter mettere becco. Tranne, per il magistrato, i rarissimi casi sanzionati dal codice. E, per il giornalista, quanto il politico, con le sue scelte, ha deciso di sottrarre alla sfera privata e rendere tema pubblico (se prepari una legge contro la prostituzione, non puoi poi essere l’utilizzatore finale della medesima. Se lanci un family day, hanno diritto a mettere in piazza il tuo adulterio. Se lanci anatemi contro i gay, non puoi invocare la privacy se scoprono la tua relazione omosessuale).

Dunque, nei confronti di Berlusconi la questione non è l’immoralità della sua vita privata: fatti suoi (e di sua moglie), e magari dei monsignori che l’omaggiano e lo forniscono di comunione malgrado l’ostentazione della sua condotta poco cattolica. Se non fosse che Berlusconi si era fatto Gran Protettore del family day e altre manifestazioni clericali, stabilendo con ciò che il suo comportamento extra coniugale diventava politicamente rilevante. E se non fosse che pagare una prostituta è legale, ma solo se la signorina è maggiorenne. E che un pubblico ufficiale non può fare “interventi di favore” a qualcuno, in cambio (anche solo della promessa!) di “denaro o altra utilità”, poiché il codice condanna tale comportamento come reato di concussione (art 317 c.p.), e il sesso è certamente la più antica di tali “altre utilità”.

Perciò, nei confronti di Berlusconi non vi è alcuna violazione della sacrosanta privacy, come ha subito strepitato l’ineffabile e impagabile avvocato on. Ghedini, ma solo una doverosa inchiesta per appurare se e chi abbia eventualmente commesso concussione o abuso, per minore età, di prostituta.

Questo post è naturalmente dedicato a monsignor Rino Fisichella, che doveva diventare cardinale all’ultimo Concistoro (ma la porpora è solo rimandata al prossimo), e che certamente terrà una solenne omelia per spiegare al gregge come il sesso fuori del matrimonio resti bensì un peccato mortale (la cui pena è il fuoco eterno) ma se il reo è un vecchione di potere, da cui dipendono lauti finanziamenti alle scuole cattoliche, il peccato deve essere misericordiosamente “contestualizzato”.

James Matthew Barrie - IL LAVORO





Niente è un vero lavoro a meno che non si preferisca fare qualcos'altro.

Andrea Frediani - DICTATOR. IL TRIONFO DI CESARE

Nonostante la grande vittoria di Farsalo e la morte di Pompeo, per Cesare la guerra civile non è finita. I suoi oppositori si sono asserragliati in Africa, e da lì preparano la riscossa. Così, dopo aver spazzato via la minaccia del re del Ponto, Farnace, e sedato la rivolta dei soldati, esasperati dai continui rinvii del loro congedo, il dittatore non ha altra scelta che andare ad affrontare i suoi nemici. La campagna africana si rivela durissima, anche perché Cesare è costretto a fare i conti con il suo stesso declino: la resistenza degli avversari, infatti, mette a nudo i limiti del suo comando, ormai logorato da anni di guerra e di lotte. Ancora una volta, tuttavia, grazie alla sua buona stella e soprattutto al concreto aiuto di chi lo sostiene – dal fedele germano Ortwin ai suoi luogotenenti più segreti –, il dittatore riesce a vincere la guerra, eliminare gran parte degli oppositori e tornare a Roma da trionfatore. Eppure, qualche nemico ancora sopravvive… Ed è in Spagna che avviene la resa dei conti tra il dittatore e chi ancora rifiuta di accettare il suo potere.
Nell’ultima, drammatica battaglia, giunge a conclusione la saga di Cesare e Tito Labieno, e si compiono i destini di Pompeo il Giovane, di Quinto Labieno, figlio di Tito, e dei germani Ortwin e Veleda.


venerdì 14 gennaio 2011

TUTTI UGUALI?

LA PRESUNZIONE DELL'UOMO BIANCO

Anonimo - LA VITA




La vita è quello che succede mentre tu stai facendo altri progetti.

Luis Sepúlveda - RITRATTO DI GRUPPO CON ASSENZA

La vita, come dice Luis Sepúlveda, è piena di storie. E per raccontare la magia della realtà in tutte le sue sfaccettature – meschinità, tormenti, gioie, peripezie – questa raccolta prende il via dai ricordi, dal vissuto recente e passato, per offrirci un Ritratto di gruppo con assenza<: quello di alcuni ragazzini sorridenti immortalati in una fotografia che induce l’autore, dopo quattordici anni di esilio, a ritornare per la prima volta in Cile, sulle tracce dei loro destini personali, ma anche del destino di un paese appena uscito dalla dittatura.
Da vero cosmopolita, di quelli che hanno vissuto nel Nord e nel Sud del mondo, Sepúlveda tratteggia con uguale partecipazione vicende lontane fra loro nel tempo e nello spazio: racconta di combattenti valorosi e di bambini senza futuro, di una Miss colombiana che muore durante un intervento di chirurgia plastica, di una signora sovietica – la voce di Radio Mosca – che offriva un po’ di conforto ai cileni della resistenza. Ma non manca l’ironia: nei ritratti degli amici, nel mettere alla berlina certa intellighenzia, o nel descrivere un’esperienza di lavoro per la televisione ecuadoriana. E la preoccupazione per l’ambiente. Tra i tanti incontri, spicca quello con un vecchio che, nella foresta amazzonica, vive isolato in una capanna e legge romanzi d’amore: il personaggio che vent’anni fa ha ispirato all’autore il suo fortunatissimo romanzo.

giovedì 13 gennaio 2011

Arthur Schopenhauer - LA RICCHEZZA





La ricchezza assomiglia all'acqua di mare: quanto più se ne beve, tanto più si ha sete.

Sandro Veronesi - XY


XY è capace di tenere lettrice e lettore col fiato sospeso, ma non è un giallo. La differenza fra un libro giallo e il castigo (di Dio) sta nel fatto che il giallo svela l’assassino e scioglie l’enigma. Il Castigo (di Dio) è l’enigma. Adriano Sofri - La Repubblica Un albero ghiacciato, di un rosso vivo, pulsante, intriso di sangue. È la prima immagine che appare a don Erme-te, Zeno e Sauro. Una strage indicibile si è consumata ai piedi di quell’albero, e solo una prodigiosa nevicata ha lenito l’orrore di quegli undici corpi straziati da undici cause di morte diverse, avvenute contemporaneamente, in un lampo. 

I quarantadue abitanti di Borgo San Giuda, travolti dall’onda d’urto di quel massacro, si ritrovano al centro del mondo mediatico. Semplici testimoni del male, diventano i protagonisti dimenticati di questa storia, e tutti in-sieme scivolano nella follia. Don Ermete non può abbandonare la sua gente e insieme a Giovanna Gassion, giovane psichiatra della ASL in fuga da un amore finito, cercherà in tutti i modi di mettere in salvo quel mondo di poche anime perse e mute, che sembrano lontanissime ma che in realtà siamo noi. Pagina dopo pagina sembrerà di essere lì a calcare forte il passo per non essere spazzati via da quel vento che tira gelido e senza sosta, di entrare in quelle case modeste dove germina la follia, di incrociare quegli sguardi disperati e soli, e infine di sentirsi lievi e salvi, una volta arresi davanti al mistero. X e Y, uomo e donna, fede e scienza, si incontrano e si scontrano fin quasi a sovrapporsi in un’eroica libera-zione dalla dittatura della ragione, umiliata dall’assurda danza del male. Dopo Caos Calmo, Sandro Veronesi tor-na con un romanzo profondo, sapiente, pieno di umana comprensione: la sua scrittura avvolgente, che disegna curve morbide e leggere come scivolando sulla neve fresca, ci regala altri momenti di esilarante bellezza e due nuovi personaggi indimenticabili – salvo scoprire alla fine che uno dei due lo conoscevamo e lo amavamo già. 


mercoledì 12 gennaio 2011

Abraham Lincoln - LENIRE LA TRISTEZZA





Lenire la tristezza di un altro è dimenticare la propria.

Jonathan Littell - CECENIA, ANNO III

«La Cecenia è come il 1937, il 1938, - mi dichiara nel suo piccolo ufficio moscovita un dirigente di Memorial -. Si sta portando a termine un grande piano edilizio, si assegnano alloggi, ci sono parchi dove giocano i bambini, spettacoli, concerti, tutto sembra normale e... di notte la gente scompare».

Una mattina di settembre, poco dopo aver concluso la prima stesura di questo libro, Jonathan Littell riceve una mail: Natal'ja Estemirova, una delle principali attiviste per i diritti umani a Groznyi, è stata sequestrata.
La Estemirova è nota in tutto il mondo per le sue inchieste sui casi di sparizioni, torture ed esecuzioni extragiudiziarie che ogni giorno contribuiscono a mantenere la Cecenia in un clima di costante terrore. La sua visibilità, così si credeva, l'avrebbe tenuta al sicuro: la stessa cosa si diceva anche della sua amica Anna Politkovskaja. La sera di quello stesso giorno il cadavere di Natal'ja viene rinvenuto in un bosco alla frontiera con l'Inguscezia, crivellato di colpi.
La notizia getta una nuova luce sulle due settimane trascorse nel Caucaso da Littell, costringendolo di fatto a riscrivere il reportage del suo soggiorno alla corte del presidente Ramzan Kadyrov nell'anno terzo del suo governo.
Littell è già stato in Cecenia, durante le due guerre, in missione per alcune organizzazioni umanitarie e ha sempre mantenuto stretti contatti con il paese: ricorda bene, pertanto, i giorni in cui la vita di un ceceno non valeva un copeco. Così, se all'inizio pensava di porre l'accento sul ritorno, difficile ma percepibile, alla normalità, l'assassinio della Estemirova lo mette di fronte all'illusorietà di tale pacificazione.
La «cecenizzazione», cioè la decisione presa da Vladimir Putin nel 2002 di insediare nel paese un forte potere filorusso, composto principalmente da ex separatisti, nell'indagine di Littell si svela essere il nome presentabile di un sistema che ha fatto della corruzione più sfrenata, dell'islamizzazione a oltranza, della cooptazione forzata dei ribelli, della tortura e dell'omicidio, gli strumenti quotidiani per il controllo del territorio.

domenica 9 gennaio 2011

IL CONFORMISTA

LA TORRE DI BABELE

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Ero con dei ragazzi. Ho detto, tra una frase e un'altra, "...il caffè di Pisciotta". Sguardi interrogativi. Allora ho proseguito: "...sì, come il caffè al cianuro che prese Sindona...". Mutismo e facce impassibili. Dato che nessuno di recente è stato assassinato in carcere con un caffè e sia Provenzano che Riina godono di ottima salute non ho trovato altri esempi. La televisione trasmetteva negli anni '60 "I fratelli Karamazov" di Dostoevskij in prima serata, oggi è stato sostituito da "Il Grande Fratello" e dai "Cesaroni". Masi, il direttore della RAI, sopravvissuto ad Anno Zero, sarebbe licenziato in tronco se proponesse un romanzo di Gogol' o di Cecov in un orario di massimo ascolto.
L'ignoranza sul passato, da cui deriva il nostro presente e tutto quello che siamo, regna incontrastata. La nuova conoscenza è limitata nel tempo e nell'approfondimento. Un fatto, anche importante, oggi c'è, domani è dissolto, figlio del Nulla, realtà Usa e Getta. Il vocabolario della lingua italiana si è ristretto, si usano non più di mille parole e, quando è possibile, si accorciano i termini per comunicare più velocemente imitando Twitter e Feisbùk. Il prossimo passo sarà il linguaggio dei gesti.
La conoscenza e il linguaggio sono sempre meno condivisi tra le persone. Esistono ormai molte isole sociali separate l'una dall'altra e il fiume che le divide prende più forza nel tempo. Il risultato è l'esondazione nella vita quotidiana delle "conversazioni da bar". Una ipersemplificazione che tocca ogni cosa. La banalizza e la rende allo stesso tempo comprensibile, merce di facile scambio, anche se completamente oscura, priva di senso . Un territorio franco in cui si può socializzare, dire tutto senza dire nulla. Una torre di Babele all'incontrario, in cui si parla la stessa lingua per non comunicare, che ha occupato le televisioni, i giornali e i salotti delle nostre case. I demenziali talk show sono i programmi più seguiti perché si "capiscono". A pranzo, la domenica, con i parenti e gli amici, il conformismo dell'ignoranza condivisa è un tabù che non si può violare. Chi approfondisce tra un maccherone e un'insalata è un diverso e un rompicoglioni che non sa stare a tavola.

LA GRANDE FAME

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Principali Paesi esportatori (verdi) e importatori (rossi) di cereali per milioni di tonnellate 2009/2010
Cos'hanno in comune la rivolta in corso in Algeria, gli incendi estivi in Russia e le inondazioni in Australia? La risposta è l'aumento del prezzo dei cereali che ha raggiunto il suo picco all'inizio del 2011. Il prezzo è aumentato del 32% da giugno a dicembre 2010 e continua a salire. Le ultime rivolte per il cibo, i vecchi "assalti ai forni", avvennero nel 2008 in molti Paesi, tra cui l'Egitto, la Somalia e il Cameroun in occasione del precedente picco. Rispetto ad allora la situazione è cambiata in peggio. Alcuni tra i principali produttori di cereali sono stati colpiti da siccità come l'Argentina e gli Stati Uniti, da inondazioni come l'Australia o da un caldo infernale, mai registrato nell'ultimo secolo, come la Russia. I Paesi importatori devono pagare di più, ma spesso non è sufficiente per ottenere la quantità di cibo necessaria.
La Russia, finora la terza esportatrice di frumento, dovrà importare 5 milioni di tonnellate di cereali e insieme all'Ucraina ha posto restrizioni all'esportazione. La Cina, da nazione esportatrice, è diventata importatrice, in prevalenza da Argentina e Stati Uniti, a causa dell'urbanizzazione e della crescente scarsità d'acqua. Nei primi sette mesi del 2010 la Cina ha importato circa 38 milioni di tonnellate di cereali, con un aumento del 20% anno su anno. La sola quantità di grano importata nel 2010 è stata 56 volte quella del 2009. Nel mondo le prime nazioni importatrici sono nelle aree del Nord Africa e nel Medio Oriente. Non sorprende che la prima reazione sia avvenuta in Algeria ed è probabile che si possa estendere a macchia d'olio. Secondo la FAO un miliardo di persone nel mondo soffre la fame. Il peggioramento del clima e la diminuzione dei raccolti, un andamento che non sembra reversibile nei prossimi anni, non potrà che aumentare il numero degli affamati e delle nazioni che terranno per sé i loro raccolti. Primum vivere.
La Comunità Europea nel suo complesso per ora esporta cereali, ma tra tutti i suoi membri la prima importatrice di cereali dall'esterno della UE è l'Italia. Non sembra vero, ma riusciamo a eccellere nel peggio con una tenacia formidabile. Nel periodo gennaio/luglio 2010 abbiamo importato ben 6,7 milioni di tonnellate di cereali. L'autosufficienza alimentare è la prima assicurazione per il nostro futuro. E' necessario il rilancio dell'agricoltura. Meno cemento e più campi di grano.

Madre Teresa di Calcutta - LA GOCCIA NELL'OCEANO


Sappiamo che il nostro lavoro è solo una goccia nell'oceano, ma l'oceano sarebbe meno profondo senza quella goccia.

Massimiliano Colombo - LA LEGIONE DEGLI IMMORTALI


55 a. C. Una flotta da guerra giunge in vista di una terra ignota, popolata da feroci guerrieri, capaci di incutere timore persino ai soldati di Giulio Cesare. Di fronte al panico che coglie le truppe, un uomo si lancia nelle acque gelide. È Lucio Petrosidio, aquilifero della Decima Legione. Come un solo uomo, dietro la sua aquila, la legione degli immortali va all’assalto. Per Cesare e per Roma, Lucio e i suoi compagni, Massimo, Quinto, Valerio, si batteranno senza tregua per conquistare la Britannia, e per proteggere Gwynith, la schiava dai capelli rossi che ha conquistato il cuore dell’aquilifero. Fino a un luogo chiamato Atuatuca, dov’è in agguato un destino di sangue...

35 a. C. Dal ponte di una nave, un uomo osserva le coste della grande isola ormai prossima. Al suo fianco il gladio dei legionari, nella mente i ricordi di un’epopea di guerra e di morte, in cui aleggiano i fantasmi dei compagni caduti. È per dar pace a quei fantasmi, e alla sua coscienza, che il vecchio soldato sta tornando in Britannia. Perché da allora c’è una donna in attesa del suo uomo e c’è una battaglia iniziata vent’anni prima che aspetta lui per concludersi definitivamente.

Nato nel 1966, vive a Como. Appassionato di storia antica e cose militari, collabora con varie riviste specializzate, italiane ed estere. La legione degli immortali è il suo primo romanzo.
www.massimilianocolombo.eu
www.lalegionedegliimmortali.com

sabato 8 gennaio 2011

LA PESTE


Mi scrive l’amico Nello Trocchia, cronista in prima linea contro il malaffare del Sud d’Italia, autore insieme a Tommaso Sodano di “La peste” (Rizzoli), libro inchiesta sulla tragedia dei rifiuti in Campania.
Caro Piero,
ho attraversato Napoli e il suo ventre il primo gennaio alle quattro del mattino, e la peste manifestava ancora i suoi effetti: un’epidemia inarrestabile, quasi invincibile, cumuli di rifiuti cornice delle perle storiche della mia città, una provincia disseminata di discariche abusive e roghi continui, una terra ridotta a luogo di sperimentazione, in attesa del grande affare delle bonifiche e dei nuovi inceneritori, incentivati con i Cip6, fondi sottratti alle rinnovabili. Sono oltre duemila i siti censiti dall’Arpac (potenzialmente inquinati), aumentati ulteriormente nel 2010 e il ripristino ambientale con la cascata di soldi che verrà sarà il nuovo Eldorado. Come già sai, sulla crisi rifiuti ho scritto un libro, “La peste”, Rizzoli editore. Documentiamo i nomi delle ditte che smaltivano e ora siedono ai tavoli delle rappresentanze imprenditoriali e hanno già messo le mani sulla torta delle bonifiche. All’inchiesta giornalistica si intreccia la denuncia politica di Tommaso Sodano, uno dei pochi a salvarsi dalla lunga black list dei politici collusi. Non è un libro sui rifiuti, ma su una classe politica “tragediata”, votata alla permanenza, che ha saputo riciclare funzionari e lacchè, rinnovarsi e tornare dopo la grande abbuffata degli anni 80. Il tavolino di spartizione tra politica e imprenditoria del post terremoto dell’Irpinia è stato riprodotto, imprenditoria affaristica e politica arraffona e rapace. La camorra c’è, ma spesso viene usata come alibi. Ha ragione il magistrato Raffaele Cantone che mi ha rilasciato un’intervista che chiude il libro: “Non credo di dire una castroneria se affermo che la camorra ha avuto un ruolo subordinato rispetto ad altri centri di interesse; ha avuto la sua parte come pretende sempre quando c’è denaro da spartire, ma non credo sia stato il motore del complesso intreccio affaristico”. Quando anche televisivamente si declina tutto secondo la logica militare e criminale si destruttura la realtà.
Nei consorzi si è sperimentato il consociativismo, nel superconsorzio Impregeco uomini di Bassolino e Cosentino governavano e si spartivano prebende e posti. Le società private cariche di debiti venivano assorbite dai consorzi per collettivizzare le perdite e privatizzare gli utili. Raccontiamo molti di questi esempi, storie di sprechi da manuale, come la festa dei 40 anni di un uomo del commissariato al largo del golfo di Napoli, messa sul conto del consorzio. Tanto paga Pantalone. Nomi e cognomi di chi ha mangiato e sperperato. Lottizzare è stata la parola d’ordine, così gli enti di controllo venivano ridotti a luoghi di occupazione, l’Arpac e anche il commissariato di governo. Un commissariato che doveva cacciare la camorra dai rifiuti e invece con il cappello in mano ha chiesto ad imprenditori amici di fornire le buche, in emergenza; quando il sacchetto è in strada, i faccendieri hanno la discarica già pronta per risolvere il problema, anche solo per qualche mese. Non è una storia solo campana, prima delle carriole dell’Aquila ci sono le mamme vulcaniche di Terzigno, le donne del 29 agosto di Acerra. In Campania hanno sperimentato la democrazia sospesa, la deroga alle leggi, nessuna valutazione di impatto ambientale per le opere, procedure d’urgenza, ordinanze commissariali in barba ad ogni norma. Impregilo e Bassolino sono finiti sotto processo grazie alla denuncia che Sodano presentò in procura nel 2003, quel processo è a rischio prescrizione, ma la responsabilità politica è altra cosa. Chi doveva gestire il ciclo dei rifiuti ha fatto un disastro, ora sono premiati con il Ponte sullo Stretto, chi doveva controllare chiudeva gli occhi e copriva. Chi pensa che questa sia una storia che riguardi solo una parte politica su sbaglia, come è un errore pensare che interessi solo i partiti. Generali dei carabinieri in rapporti con i faccendieri, magistrati ‘distratti’, agenti dei servizi che si occupano di affari incontrando criminali più che degli interessi dello Stato, camorristi che svendono la loro terra: non solo politici. Ci sono anche quelli, le informative dei carabinieri su Luigi Cesaro, attuale presidente della provincia del Pdl, i suoi trascorsi, ma anche gli uomini dell’Udeur e i “moralizzatori” che in Campania hanno una faccia consociativa. La terra casertana, che raccontiamo con i suoi personaggi, dalla prefettura alla politica, ha dato il governo del paese a Romano Prodi nel 2006 grazie all’accordo con l’Udeur di Mastella che aveva come ras di zona Nicola Ferraro, l’ex consigliere regionale arrestato nel luglio scorso per camorra, e poche settimane fa ha salvato il governo Berlusconi grazie alle manovre di Americo Porfidia, eletto in parlamento due volte con l’Idv, che ha convinto l’amico Razzi. Il libro è uscito a fine settembre quando si accendeva la protesta di Terzigno, non ci voleva la sfera di cristallo per capire che il miracolo di Silvio e Guido era un miracolo finto. Su quel miracolo si sono costruite carriere politiche e ora si alimenta il grande affare dei forni, delle nuove discariche e delle future bonifiche. Con il modello campano in tasca sono pronti anche per il business nucleare. 
Cari saluti. Nello Trocchia 

Baltasar Gracián - TORTO E RAGIONE




 Le cattive maniere rovinano tutto e fanno passare dalla parte del torto anche chi ha ragione.

Tara Hyland - SORELLASTRE

Caitlin ha soltanto quindici anni quando la sua vita viene improvvisamente stravolta. Alla morte della madre, la ragazza si ritrova catapultata dal suo piccolo cottage in un tranquillo villaggio irlandese a una sfarzosa residenza nella campagna inglese. Lì vive con la sua famiglia William Melville, magnate della moda di cui Caitlin ha appena scoperto di essere la figlia illegittima. Inserirsi in un ambiente fatto di lusso e privilegi, anche a causa dell'aperta ostilità delle altre due figlie di William, Elizabeth e Amber, non sarà affatto semplice per lei. Elizabeth, brillante e ambiziosa, eccelle in tutti i campi e vede la sorellastra come una potenziale rivale nel cuore del padre, un uomo freddo e distaccato, abituato a imporre la propria volontà senza curarsi delle conseguenze. Amber, capricciosa e spregiudicata, è troppo presa da se stessa, dai suoi vizi e dal suo ruolo di party girl per preoccuparsi di qualcun altro. Tra Londra, Parigi, Tokyo, New York e Los Angeles, le tre sorelle, alle prese con le luci e le ombre del mondo dorato e insidioso della moda, incontreranno difficoltà e mieteranno successi, prendendo direzioni differenti. Ma nessuna di loro potrà mai sottrarsi al destino della grande dinastia cui appartengono. Segreti, passioni, scandali e tradimenti sono gli ingredienti di Sorellastre, romanzo d'esordio di Tara Hyland.

venerdì 7 gennaio 2011

IL CAMPO DEI MILLE


A Genova sono sepolti i garibaldini e insieme a loro l'idea di un'Italia migliore.
"Caro Beppe, si stanno spendendo fiumi di soldi e retoriche parole sull'Unità d'Italia, ma di quelli che quell'Unità l'hanno fatta ci si è dimenticati. Mentre a Quarto si è inaugurato un nuovo "monumento" con parata di politici locali e nazionali (ed amici della "cricca" Balducci), nel Cimitero Monumentale di Staglieno il Campo dei Mille è caduto nell'oblio. Tombe rotte, volti e nomi cancellati, sterpaglie ammucchiate sulle lapidi e vegetazione ormai padrona del tutto. Non c'è che una piccola corona che "d'ufficio" viene riposta d'inerzia ogni anno. Non va meglio alla lapide con i tutti i nomi dei Mille, accanto allo scalone che porta al Pantheon. Qui è tutto annerito dal tempo e molti dei garibaldini sono ormai illeggibili. Quella dei reduci è monca... mancano ormai due lapidi su tre. Anche Nino Bixio, sepolto con tutti gli onori nel Pantheon, è ormai una presenza che non ha attirato attenzione. Un pochino meglio va a Mazzini, ma anche qui nessuna corona o targa per il 150°. Ormai Garibaldi e Mazzini sono stati "consegnati" all'abuso simbolico di massoni e 'ndranghetisti... alla politica interessano sono le parate mediatiche, oltre al distribuire, immancabilmente, qualche milione per i "Grandi eventi" agli amici delle "cricche"." C.Abbondanza, Casa della legalità


CAPITALISMO ALL'ITALIANA

Chi ha i soldi fa più soldi, chi non li ha paga le tasse anche per lui. E' il capitalismo all'italiana. La famosa Terza Via.
"Tassazione delle rendite finanziarie con la massima aliquota IRPEF (43%, non vedo perché chi guadagna 30.000 euro con le obbligazioni debba pagare il 12,5%, e moglie e marito che tirano avanti o una famiglia che guadagnino 30.000 euro lordi - LORDI - paghino ciascuno il 23%!!). Tassazione delle seconde, terze, quarte case. MA VI RENDETE CONTO CHE IN ITALIA CI SONO 35.000.000 di unità abitative! Redistribuzione del reddito. Questo paese nel bene o nel male ha un prodotto interno lordo di 1.800 miliardi + circa 300 che sfuggono ad ogni tassazione. Sono 100.000 euro per la mia famiglia di tre persone. Il problema degli ultimi 20 anni è che il 50% della ricchezza è finito in mano al 10% delle persone. Che idee avete per ridistribuire in modo più equo la ricchezza? Il debito pubblico? Ormai è inarrestabile! Blocco dei rimborsi col pagamento dei soli interessi? Ristrutturazione? 8 x 1000 e esenzione ICI per la Chiesa?" M. Boschiazzo.

Byoublu - UCCIDERE LA PROPRIA MADRE


L’Italia è il paese europeo più mammone in assoluto. Non c’è bisogno che lo dica l’Istat, secondo cui i tre quarti dei quarantenni vivono ancora con la mamma, basta guardarsi intorno. Nerboruti energumeni tarzaniformi  escono dalle palestre e chiamano mamma per sapere cosa c’è per cena; uomini fatti e finiti, alla cui età Napoleone era già stato generale, imperatore della Francia, presidente e poi re della Repubblica Italiana, vengono inseguiti sul pianerottolo di casa da bisbetiche in grembiule e ciabatte con la maglietta della salute in mano; fidanzate timide e minute vengono radiografate dalla testa ai piedi prima di avere il permesso di frequentare figli con una virilità media pari a quella di Farinelli. I cordoni ombelicali non si tagliano, gli svezzamenti non si concludono, le cerimonie di emancipazione dei giovani guerrieri non si celebrano. L’italiano medio vive avvolto da un utero umido ed insano, saturo di miasmi e liquami tossici che si accumulano in quel che resta di un liquido amniotico ormai venefico e intriso di escrementi, grottesca parodia fetale nella quale non si nasce e neppure si abortisce mai. Norman Bates al confronto era uno che teneva alla sua indipendenza.
 In questa situazione disperata, un elettore maschio vede frapporsi tra sé e una piena consapevolezza civica, così come tra sé e la cabina elettorale della sua circoscrizione, un ostacolo impegnativo e a tratti insormontabile: sua madre.
Le madri sapiens sapiens italianiensis, a differenza delle loro colleghe mammifere che esercitano in natura e delle loro analoghe europee – di cui probabilmente rappresentano uno scisma –, non hanno l’obiettivo di portare la prole fino al grado di autonomia sufficiente ad affrontare il mondo da sola, per poi spingerla con tocco morbido ma deciso fuori dal nido. Le mamme del ceppo nostrano hanno un unico e inderogabile imperativo morale, perseguito quasi fosse un comandamento religioso: accudire, rifocillare, alimentare, proteggere e preservare un uomo da ogni tipo di contaminazione esterna, a partire dal giorno della sua nascita fino a quello, se possibile, della sua morte, in quello che viene comunemente definito accanimento materno. Nel caso in cui il pargolo debba giocoforza sopravviverle, compito della mamma italiana è formare una giovane femmina, istruendola sulle specificità del figlio, in modo che ricalchi pedissequamente gli stili di vita, le abitudini alimentari e gli accudimenti materni senza i quali lo psicologicamente inerme e biologicamente fragile fuco non potrebbe mai sopravvivere.
  Rigorosi controlli periodici condotti nella dimora della giovane coppia certificheranno la conformità della nuora alle specifiche della suocera. Dio salvi l’incauta moglie-badante dall’inosservanza anche di una sola delle ferree regole non scritte ma forgiate nel fuoco della tradizione famigliare, considerando che per di più, a scopo deterrente, una suocera efficiente non farebbe mai mancare rimproveri e rimostranze perfino in assenza di oggettive infrazioni. Se la malcapitata dovesse osare ribellarsi e rivendicare una precisa ed indipendente morfologia uterina, con ovaie perfettamente sviluppate in grado di assumersi responsabilità in piena autonomia, alla madre italiana non resterebbe che applicare la strategia della tensione: spaccare la coppia dall’interno convincendo il figlioletto che la sua compagna non è adatta a provvedere a lui. Se durante la crescita e l’educazione del tenero virgulto è stato fatto un buon lavoro, potrebbe non ravvisarsene neppure la necessità: come accade a molti giornalisti i quali più che essere vittime di censura finiscono per autocensurarsi, avendo interiorizzato il senso di sudditanza, spesso la moglie del mammone è inadeguata per definizione, non importa in quante arti sopravanzi le qualità della suocera, perché la mamma interiorizzata è quella in assoluto più insidiosa. Per estirparla, bisogna abbattere anche l’uomo al cui interno, come una tenia, tenacemente si annida.
 Uomini posseduti dallo spirito della madre sono condottieri mancati, eroi le cui gesta non verranno mai scritte, inventori e ingegneri senza creatività, imprenditori ed impiegati mediocri, controfigure di maschi consumati dall’impotenza, talvolta individui violenti che per liberarsi del materno perverso che alberga in loro arrivano a violentare e uccidere le donne che incontrano. E sono cittadini incompleti, perché una mamma ha sempre le idee molto chiare su chi votare. Contestarle, per un mammone, è un’impresa molto ardua, ai limiti delle possibilità umane.
 Innanzitutto rileva che l’animale materno, che sia coniugato o meno, convive in un rapporto di perfetta simbiosi con una coinquilina logorroica, rumorosa e invadente: la televisione. Che stia facendo le pulizie, che sia impegnata nella preparazione della torta preferita dal suo infante di 35 anni o che stia dormendo, magari con un occhio solo, la televisione è sempre lì, accesa, giorno e notte, in ogni locale. Non importa se apparentemente non la ascolta neppure: quel rumore di fondo le è necessario per vivere. Se gliela togli impazzisce, corre al centro commerciale più vicino e ne compra una qualsiasi, anche brutta, anche piccolina, purché abbia un telecomando e un volume in grado di rimbombare come si deve in tutta la casa, rimbalzando tra una parete e l’altra.
  Secondariamente, per inclinazione naturale la madre italiana standard ha una particolare, inspiegabile predilezione per il TG4 di Emilio Fede. Più che l’accostamento delle lettere T e G, delle quali apparentemente non conosce il significato, sembra che proprio nell’uomo ella riponga una assoluta fiducia che rasenta a tratti la devozione più totale. Il mezzo busto di Fede, spesso incorniciato dalla credenza in legno ove l’apparecchio televisivo fa bella mostra di sé, assume così l’inconscia valenza di un santuario sotto al quale deporre fiori, accendere candele e talvolta perfino inginocchiarsi a pregare. Ciò che la divinità proferisce è verbo incarnato che può essere oggetto di esegesi e riflessione religiosa, giammai di critica e contestazione. Non a caso le liti più furibonde tra madre e figlio scoppiano a tavola, quando la giovane e innocente creatura accenna a intavolare una qualsiasi argomentazione contraddistinta dai criteri della ragionevolezza e dell’obiettività circa i dogmi della fede che Fede enuncia nel suo sermone serale, come l’inconfutabile simbolismo comunista rappresentato dall’agenda rossa di Paolo Borsellino o come l’assoluzione con formula piena di Marcello Dell’Utri in qualsiasi sentenza passata, presente e futura oppure, ancora, come l’estraneità del suo editore a qualsiasi accusa formulata in qualsiasi tempo, in qualsiasi sede e da qualunque parte.
 Le madri particolarmente intellettuali, poi, leggono. Oltre a Novella2000, Gente ed Oggi, sui loro comodini non mancano mai Il Giornale, Libero e tutt’al più il Corriere. Non si possono neppure lontanamente contraddire, dunque, perché sono perfettamente informate e sanno cosa è bene e cosa non lo è. Se per sbaglio il primogenito torna a casa con una copia di Repubblica, preoccupate ne parlano subito al marito, o si inginocchiano in penitenza sotto al tempio di Fede se sono vedove, mentre liquidano con uno sguardo carico di sdegno quel grumo di inchiostro e cellulosa che profana il tessuto del divano nuovo in salotto. Se poi a fare la comparsa tra le mura domestiche è una copia del Fatto Quotidiano, sul volto delle madri apprensive compare allora un’espressione di autentico terrore, sicché una visita dal prete appare all’improvviso come l’ultima speranza prima di richiedere un esorcismo a Santa Madre Chiesa.
 Discutere è inutile: dopo qualche battuta incerta dove la calma apparente non deriva dalla volontà di uno scambio obiettivo o da una reale capacità di ascolto, ma dell’incredulità e dalla speranza che una povera genitrice coltiva fino all’ultimo di avere semplicemente capito male, di non avere allevato per tanti anni una serpe in seno, gli animi si scaldano in fretta e i toni si accendono superando per intensità e colore le zuffe tra i galli da combattimento più bellicosi della Bretagna antica e surclassando in decibel le risse chiassose di una colonia di trichechi in calore.
 La mafia? Una fiction di Michele Placido. Mangano? Un pover uomo cui Berlusconi ha fatto del bene trovandogli un lavoro come stalliere. I processi e gli scandali del premier? Si tratta della sinistra che cerca di rovesciare il governo del fare con mezzucci ridicoli e meschini, ma gli italiani non sono stupidi. Fini? Lui sì che è un delinquente: hai visto cosa ha combinato a Montecarlo? I magistrati poi hanno le toghe rosse e sempre lui, Fini, se li è comprati, mentre la Mondadori al contrario è sempre stata di Berlusconi. Per quanto riguarda le minorenni… beh, fossero questi i mali del mondo: le credenti innalzeranno una preghierina al cielo e tutto, compresi questi peccatucci veniali, si aggiusterà.
 Alla fine dell’incauto e inopportuno alterco alcuni figlioli che non sanno neppure chi era Che Guevara, che credono nel libero mercato e che magari vorrebbero anche diventare imprenditori di successo, per la sola colpa di essersi illusi per un attimo di poter dialogare in maniera critica e costruttiva, senza necessariamente la volontà di sostenere un arroccamento ideologico ma con il sincero desiderio di confrontarsi, si sentiranno affibbiare il fatidico appellativo di comunista, e alcune madri teocon arriveranno ad aggiungere che marciranno all’inferno.
 Per una discreta parte di quegli 8 milioni e mezzo di maschi compresi tra i 18 e i 39 anni che vivono ancora in famiglia, uccidere la propria madre interiore può essere una questione di vita o di morte, perché la sensazione di sentirsi sporchi, sbagliati, dipendenti e mutilati in ogni aspetto della loro individualità può essere un pesante giogo che li perseguiterà per sempre, ripercuotendosi sulla vita lavorativa, sulla capacità di sviluppare un nuovo nucleo di affetti familiari, sulla possibilità di  affinare le facoltà critiche e di compiere scelte mature, responsabili e prive di sensi di colpa. Tutto questo indipendentemente dal legame fisico con la madre reale, che può continuare a scorrere su binari paralleli senza avere però quella rilevanza totalizzante che paralizza la volontà di un adulto mai completamente cresciuto, o che magari può essersi addirittura già interrotto per cause naturali.
 Del resto, in un ambito diverso ma con sfumature di significato affatto simili, lo disse anche un signore ebreo vissuto duemila anni fa.
« Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo »
[Lc 14, 2]
 Ecco. Lo stesso vale per diventare cittadini consapevoli, informati e capaci di scelte responsabili. Nonché uomini compiuti, si intende.