librerie canova

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Conegliano - Treviso

LIBERNAUTA 2012

LIBERNAUTA 2012
Concorso a premi per terrestri curiosi dai 14 ai 19 anni e over 20

sabato 30 luglio 2011

LETTERA A GIORGIO NAPOLITANO


Spettabile presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
quasi tutto ci divide, tranne il fatto di essere italiani e la preoccupazione per il futuro della nostra Nazione. L'Italia è vicina al default, i titoli di Stato, l'ossigeno (meglio sarebbe dire l'anidride carbonica) che mantiene in vita la nostra economia, che permette di pagare pensioni e stipendi pubblici e di garantire i servizi essenziali, richiedono un interesse sempre più alto per essere venduti sui mercati. Interesse che non saremo in grado di pagare senza aumentare le tasse, già molto elevate, tagliare la spesa sociale falcidiata da anni e avviare nuove privatizzazioni. Un'impresa impossibile senza una rivolta sociale. La Deutsche Bank ha venduto nel 2011 sette miliardi di euro dei nostri titoli. E' più di un segnale: è una campana a martello che ha risvegliato persino Romano Prodi dal suo torpore. Il Governo è squalificato, ha perso ogni credibilità internazionale, non è in grado di affrontare la crisi che ha prima creato e poi negato fino alla prova dell'evidenza. Le banche italiane sono a rischio, hanno 200 miliardi di euro di titoli pubblici e 85 miliardi di sofferenze, spesso crediti inesigibili. Non sono più in grado di salvare il Tesoro con l'acquisto di altri miliardi di titoli, a iniziare dalla prossima asta di fine agosto. Ora devono pensare a salvare sé stesse.
In questa situazione lei non può restare inerte. Lei ha il diritto-dovere di nominare un nuovo presidente del Consiglio al posto di quello attuale. Una figura di profilo istituzionale, non legata ai partiti, con un l'unico mandato di evitare la catastrofe economica e di incidere sulla carne viva degli sprechi. Ricordo, tra i tanti, l'abolizione delle Province, i finanziamenti pubblici ai partiti e all'editoria e le grandi opere inutili finanziate dai contribuenti, come la Tav in Val di Susa di 22 miliardi di euro. Gli italiani, io credo, sono pronti ad affrontare grandi sacrifici per uscire dal periodo che purtroppo li aspetta, ma solo a condizione che siano ripartiti con equità e che l'esempio sia dato per primi da coloro che li governano. Oggi non esiste purtroppo nessuna di queste due condizioni.
In un altro mese di luglio, nel 1943, i fascisti del Gran Consiglio, ebbero il coraggio di sfiduciare il cavaliere Benito Mussolini, l'attuale cavaliere nessuno lo sfiducerà in questo Parlamento trasformato in un suk, né i suoi sodali, né i suoi falsi oppositori. Credo che lei concordi con me che con questo governo l'Italia è avviata al fallimento economico e sociale e non può aspettare le elezioni del 2013 per sperare in un cambiamento. In particolare con questa legge elettorale incostituzionale che impedisce al cittadino la scelta del candidato e la delega invece ai partiti. Queste cose le conosce meglio di me. Lei ha una grande responsabilità a cui non può più sottrarsi, ma anche un grande potere. L'articolo 88 della Costituzione le consente di sciogliere le Camere. Lo usi se necessario per imporre le sue scelte prima che sia troppo tardi. Saluti." Beppe Grillo

Mayer Amschel Rothschild - LE GUERRE E LA PACE

La nostra politica è quella di fomentare le guerre, ma dirigendo Conferenze di Pace, 
in modo che nessuna delle parti in conflitto possa avere benefici.
Le guerre devono essere dirette in modo tale che entrambi gli schieramenti,sprofondino sempre più nel loro debito e, quindi, 

sempre di più sotto il nostro potere.
(Amschel Mayer Rothschild 1773)

venerdì 29 luglio 2011

I BENI COMUNI



"Il fatto è che i beni comuni sono diventati i beni dei Comuni che possono pure venderserli alla faccia nostra. E i Comuni sono in mano ai partiti cioè alla burocrazia che sempre più spesso lavora per se stessa o per le varie mafie che la controllano e la "proteggono" mettendo " a disposizione" i voti e i dossier quando serve. Il popolo viene sfruttato, distratto dai media e soprattutto estromesso dalla vita pubblica attiva. Hanno ragione le Madri de Plaza de Majo: "No votar, no pagar empuestas". Gandhi aveva capito: potranno avere il nostro cadavere ma non la nostra obbedienza. E' sulla nostra rassegnazione e sulla nostra paura che contano per fotterci, smettere di temerli e auto-organizzarci nella disobbedienza collettiva senza più dare alcun riconoscimento e alcuna collaborazione, una vera diserzione sociale: questa sarebbe l'unica possibilità di sottrarsi al dominio." Gilda Caronti, Milano

FONTE: beppegrillo.it

giovedì 28 luglio 2011

LA NEOLINGUA ITALIANA

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In principio era il Verbo, poi venne la Menzogna con l'aspetto della Verità. Nella moderna lingua italiana ispirata alla Neolingua del Socing, l'ideologia totalitaria del mondo di "1984" di Orwell, le parole indicano l'opposto del loro significato originale. Chi aderiva al Socing doveva credere a tre leggi: "L'ignoranza è forza", "La guerra è pace" e "La libertà è schiavitù". Le stesse che regolano la Neodemocrazia Italiana. Chi meglio di un Gasparri o di un Calderoli è espressione vivente dell'ignoranza al potere? Siamo in missione di pace in Libia e in Afghanistan e liberi di lavorare fino alla morte.
Da 1984: "La difficoltà più grande incontrata dai redattori della Neolingua non consisteva tanto nell'inventare nuove parole... ma a rendere chiaro quali fossero le parole che le parole nuove andavano a cancellare". Un esempio è la parola "inceneritore" sostituita da "termovalorizzatore". Dopodiché un impianto non incenerisce più, ma crea energia. La parola termovalorizzatore ripetuta per anni dai piccoli e grandi fratelli dell'informazione ha eliminato la produzione di diossina e l'inquinamento. Un'altra parola è "finanziamento elettorale", trasformato in "rimborso". Un finanziamento a fondo perduto, infatti, si può negare, può provocare sdegno, mentre un rimborso è dovuto. "Innumerevoli parole come onore, giustizia, morale, internazionalismo, democrazia, scienza, religione avevano semplicemente cessato di esistere".
La Neolingua Italiana ha già eliminato parole come giustizia, democrazia, morale e onore. Chi si ostina ancora a pronunciarle non riesce più a collegarle alla realtà. Sono astrazioni. Appartengono a un mondo favoloso e scomparso, come quello di Atlantide. la Neolingua italiana non è concepita per sviluppare il pensiero, le capacità cognitive, ma per ridurle. "Ciò che distingueva la Neolingua era il fatto che ogni anno, anzichè ampliarsi, il suo lessico si restringeva. Ogni riduzione era considerata un successo perché più si riducevano le possibilità di scelta, minori erano le tentazioni di mettersi a pensare". E' innegabile che il numero di parole che utilizziamo diminuisce anno dopo anno. Le contraiamo, usiamo più spesso il linguaggio gestuale, perdiamo per strada concetti, pezzi di cultura, di Storia. Le "frasi fatte" che pronunciamo continuamente ci fanno sentire a nostro agio insieme agli interlocutori che annuiscono rassicurati, ci riconoscono come uguali. "L'intento era di rendere il discorso il più possibile indipendente dall'autocoscienza". Lo schiavo inconsapevole, tra tutti gli schiavi, è il più amato dalle democrazie.

mercoledì 27 luglio 2011

Napoleone Bonaparte - LA MANO SOPRA CHE DA'...

Quando un governo dipende dai banchieri per il denaro, questi ultimi e non i capi del governo controllano la situazione, dato che la mano che dà è al di sopra della mano che riceve...
Il denaro non ha madrepatria e i finanzieri non hanno patriottismo né decenza; 
il loro unico obiettivo è il profitto.  
(Napoleone Bonaparte, 1815)

domenica 24 luglio 2011

MESSAGGIO IN CODICE

A Oslo il bersaglio era il ministero del Petrolio e dell’Energia. 
La Norvegia è ricca di petrolio. 
La sua economia si fonda sulla sua estrazione dal Mare del Nord. 
Sarà un caso che i norvegesi non vogliano aumentare la produzione nonostante forti spinte internazionali e sarà un altro caso che gli attentati siano stati attribuiti subito a Al Qaeda. 
Al posto dei pericolosi islamici hanno invece arrestato un vichingo con gli occhi azzurri alto un metro e novanta.
Cristiano fondamentalista di estrema destra. 
L’attentato non può essere solo
l’opera di un pazzo isolato. 
Il messaggio è arrivato nella terra dei fiordi, 
ma la domanda è “Chi lo ha mandato questo
messaggio?”

Beppe Grillo

sabato 23 luglio 2011

LE CASE CHIUSE, IPOCRISIA DI STATO


   Il termine ipocrisia indica l'incoerenza voluta tra azioni svolte e valori enunciati tacitamente o esplicitamente. Per ipocrita si definisce la persona che afferma una determinata idea e poi si comporta in una maniera contraddittoria ad essa.

 Può uno Stato essere ipocrita? Certo. Anzi, direi che l'ipocrisia di stato è forse la forma di ipocrisia più comune e, stranamente, la più accettata. Basta pensare al tema della riduzione delle tasse, intorno al quale sono cresciuti e hanno avuto successo centinaia di ipocriti di stato. Oppure è sufficiente riflettere sulla coerenza di un politico che da un lato si abbandona a roboanti dichiarazioni in favore ed a tutela della vita, dall'altro non esita ad autorizzare centinaia di milioni di euro per finanziare le guerre più sanguinose in cui un Paese possa essere coinvolto. Ancora, basta osservare quanti onorevoli double-face si spendono rigorosamente in favore delle famiglie tradizionali, negando alle coppie di fatto legate da analoghi sentimenti di amore il diritto ad avere una pensione di reversibilità o quello di poter assistere il proprio compagno in ospedale, e poi si fanno trovare in compagnia di una o più donnine di malaffare che abbandonano riverse sul pavimento, in una triste camera di albergo, in coma dopo qualche pista di troppo.

Dal 1958, anno della famigerata Legge Merlin, c'è una forma di ipocrisia di stato che è sotto gli occhi di tutti ma di cui stranamente tutti evitano di parlare, pur se conclamata. Basta girare per le strade di una qualsiasi metropoli, di sera ma sempre più spesso anche di giorno, ed in certe zone è facile notare un pullulare di manichini viventi che pubblicizzano la loro merce, facendo a gara a chi la espone in maniera più plateale. E se è difficile spiegare ai bambini piccoli che passeggiano insieme a te chi siano quelle strane signorine e perché se ne stiano lì a masticare cicche esibendo protesi di silicone e ghiandole mammarie come se fossero cassette di frutta, certamente non è facile inventare una scusa plausibile che giustifichi quei signori che, a loro volta, si avvicinano alle medesime e, dopo una rapida contrattazione, si infilano con loro nel buio di un portone, talvolta portandosi avanti col lavoro e tastando abbondantemente le natiche appena prese a noleggio, per uscirne una decina di minuti dopo, magari tirandosi su una cerniera distrattamente.
 La senatrice Lina Merlin ha chiuso le case di tolleranza ma, con una coerenza tutta italiana, ha spostato il problema sulle strade, esattamente come Berlusconi prese la spazzatura dal centro di Napoli e la spostò in periferia. Non è meglio una bella raccolta differenziata? Non è meglio un bel porta a porta? Non sarebbe meglio prendere ad esempio i paesi del nord Europa, Germania compresa, dove questa attività millenaria si esercita in appositi quartieri, perimetralmente definiti, nei quali le forze dell'ordine hanno buon agio nel controllare il rispetto delle leggi, i clienti e le loro "consulenti" sono protetti da una corretta profilassi medica e lo Stato guadagna, come è giusto che sia, dalla tassazione dell'attività commerciale più antica del mondo, anziché restare fuori dagli affari e rifarsela sui contribuenti?
 Sì, è meglio: lo capirebbe anche Torquemada, e se promettete di non dirlo in giro vedrete quanti buoni padri confessori , nel buio garantito dal vile anonimato, confesseranno di essere d'accordo con voi. Invece lo Stato italiano, o meglio i politici che lo dirigono, ritengono che sia giusto vietare qualcosa e poi lasciare che le forze dell'ordine ignorino i trasgressori di ciò che è vietato, concedendo in questo modo alla forma una dignitià infinitamente superiore alla sostanza, e magari infrangendo essi stessi, nel privato, i valori che hanno appena dichiarato assoluti, universali e incontrovertibili.
 Ipocrisia di Stato è... un deputato che si erge a paladino della dignità delle donne e poi le costringe su una strada, dove per lui è più facile servirsene senza dare troppo nell'occhio.

venerdì 22 luglio 2011

Otto von Bismarck - LA MORTE DI LINCOLN

La morte di Lincoln fu un disastro. Ho paura che i banchieri stranieri con la loro astuzia e i loro contorti inganni otterranno il controllo su tutte le sovrabbondanti ricchezze dell'America e useranno il proprio potere per corrompere in modo sistematico la civiltà moderna. Essi non esiterebbero a far piombare l'intera cristianità nella guerra e nel caos per farsì che l'intero pianeta diventi loro eredità. 
(Otto Von Bismarck, commemorando l'assassinio di Abraham Lincoln)

 

giovedì 21 luglio 2011

James A. Garfield - IL PADRONE ASSOLUTO


Chiunque controlli la massa monetaria in qualsiasi paese è il padrone assoluto dell'intera industria e del commercio. (James A. Garfield, Presidente degli Stati Uniti d'America)

mercoledì 20 luglio 2011

I SOLDI RUBATI

Richard Dawkins - L'ILLUSIONE DI DIO

 Anche se, di per sé, la religione non producesse altri danni, il suo impegno gratuito e ostinato per creare divisione - la sua deiliberata e massiccia promozione della naturale tendenza umana a favorire il proprio gruppo e ad escludere gli altri - basterebbe a qualificarla come un asse portante del male nel mondo.


martedì 19 luglio 2011

La Bibbia - CREDITORE E DEBITORE



Il ricco domina sul povero e chi riceve prestiti è schiavo del suo creditore.  
(La Bibbia - Antico Testamento, Proverbi,
cap. 22, versetto 7)

lunedì 18 luglio 2011

I CORROTTI E I TASSATI

Abraham Lincoln - "ASSASSINATO..."

 Il Governo dovrà creare, emettere e far circolare tutta la valuta e il credito necessario a soddisfare il potere di spesa del Governo e il potere d'acquisto dei consumatori. Il denaro cesserà di essere padrone e diventerà servitore dell'umanità. La Democrazia si ergerà al di sopra del potere monetario. (Abraham Lincoln, Presidente degli Stati Uniti d'America, morto assassinato)

domenica 17 luglio 2011

MIRACOLO A MONTECITORIO

Se la BCE non fosse intervenuta martedì scorso per comprare la nostra carta straccia di Stato che non voleva nessuno, l'Italia sarebbe già sulla via del default. Altro che il miracolo proclamato da Napolitano che trova il tempo di ricevere al Quirinale Woody Allen in maniche di camicia insieme alla moglie formato armadio.
E' avvenuto o' miracolo. Si è sciolto il sangue dell'opposizione (neppure fosse quello di san Gennaro) che ha votato una manovra da 80 miliardi di euro senza intaccare minimamente i privilegi dei politici. Il costo è di 1.000 euro a famiglia e di zero euro per i parlamentari. I deputati che hanno votato per "senso di responsabilità" e sono stati elogiati dal Capo dello Stato, sono gli stessi che si sono assentati pochi giorni prima per l'abolizione delle Province, che ricevono un miliardo di contributi pubblici per i loro partiti e che maturano allegramente la pensione dopo una legislatura. Dovrebbero sputarsi in faccia da soli quando si guardano allo specchio. Invece si lanciano messaggi di solidarietà come chi è scampato da un possibile naufragio. In cambio del sangue degli italiani non è stato chiesto nulla. In pensione si andrà a 68 anni e due mesi (ma chi ha trent'anni ci andrà a 70). A cosa serve l'INPS, dove sono i soldi che abbiamo versato? Questo istituto va abolito. D'ora in poi ognuno si tiene i suoi contributi, a partire da quelli già dati, e decide quando smettere di lavorare. Sono stati introdotti i ticket per le analisi e le visite specialistiche, in sostanza tutte.
O' miracolo do o' Quirinale e del Pdmenoelle. Si dovevano chiedere, in cambio della manovra, le dimissioni immediate del Governo, un presidente del Consiglio di nomina tecnica a tempo per salvare la baracca, il taglio dei privilegi insopportabili dei politici, una nuova legge elettorale, l'eliminazione dei finanziamenti pubblici a giornali e partiti, il blocco di ogni Grande Opera Inutile, dalla Gronda alla Tav. Nulla è stato chiesto, nulla è stato fatto. I partiti si credono in salvo. La Nazione è stata fottuta ancora una volta. Per loro è stato un miracolo, per gli italiani l'ennesima presa per il culo. Gli 80 miliardi non sono sufficienti per evitare il default, non ne basterebbero neppure 200. Ci aspettano forse la patrimoniale, un prelievo sui conti correnti e il congelamento dei titoli di Stato. Sarà un nuovo miracolo all'italiana.

sabato 16 luglio 2011

IL DEFAULT DEGLI STATI UNITI

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Il 3 agosto 2011, quasi dieci anni dopo le Torri Gemelle, si potrebbe consumare la vendetta di Bin Laden. Gli Stati Uniti sono sull'orlo del default. Se il Congresso non troverà entro il 2 agosto un accordo per alzare il tetto del debito, fissato per legge a 14.294 miliardi di dollari, il Paese più potente del mondo andrà in bancarotta. Sembra fantaeconomia, ma è tutto vero. Cosa c'entra Osama con il debito pubblico americano? Prima dell'11 settembre, il debito era sotto controllo, inferiore ai 6.000 miliardi. Dopo gli attentati è esploso a causa delle spese militari per le guerre in Iraq e in Afghanistan. Oggi ha largamente superato i 14.000 miliardi. Una jihad economica di Al Qaeda. Gli Stati Uniti spendono ogni anno in armamenti circa 10 volte più di ogni altro Paese, pari a circa 680 miliardi di dollari (dato 2010). Le basi USA sono ovunque, dal Giappone all'Italia, dalla Bosnia alla Turchia, dal Perù alla Corea del Sud. E' paradossale che la Cina, il principale avversario economico dell'America, ne finanzi l'apparato militare (che la circonda...) con l'acquisto dei suoi titoli pubblici. Peraltro, le ultime aste dei titoli sono ormai surreali. I titoli si stanno trasformando in carta straccia. Il Tesoro, infatti, acquista il 70% dei titoli che emette. Si stampa i titoli e se li compra. Farebbe prima a venderne solo il 30%. Gli Stati Uniti, per continuare a vivere, hanno bisogno di chiedere in prestito ogni giorno 4,5 miliardi di dollari (*). Sono il mendicante più in vista del pianeta. Un barbone con la tripla A, ma non dovrebbe avere la tripla C? Su che basi le agenzie valutano il rating statunitense, la sua solidità? Sul numero di testate atomiche che possiede? Democratici e repubblicani stanno discutendo da mesi su come ridurre il debito. Sembrano la brutta copia del Parlamento italiano, e ce ne vuole. Da una riduzione di 4.000 miliardi in dieci anni si è passati a una di 2.000 miliardi. Semplificando, i democratici vogliono più tasse per le classi abbienti, i repubblicani tagli dello Stato sociale. Eppure la soluzione è semplice. Si tolgano dai coglioni dal resto del mondo con i loro sommergibili atomici, ordigni nucleari, droni, basi militari, eserciti, portaerei, cacciabombardieri. Eviteranno il default e staranno meglio anche gli altri.
(*) fonte Financial Times

Abramo Lincoln - IL GRANDE INGANNO



Potrete ingannare tutti per un pò. Potrete ingannare qualcuno per sempre. Ma non potrete ingannare tutti per sempre. 

venerdì 15 luglio 2011

L'ORCHESTRINA DEL TITANIC

L'orchestrina del Titanic continua a suonare mentre l'iceberg si avvicina. Tremorti, il trombonista, ci rassicura "O si va avanti o si va a fondo" (forse entrambi...) e "Come sul Titanic, la prima classe non si salva". E' l'ennesima balla tremortiana. La prima classe si è già salvata. Ha accumulato capitali, ha portato i soldi all'estero. La prima classe ha ottenuto dal Governo biglietti omaggio per la traversata con lo Scudo Fiscale con il solo 5% di tassazione sui capitali occultati al Fisco. Insieme ai viaggiatori di prima classe si salveranno i loro cuochi, i valletti, i camerieri dei giornali, ma anche i gigolò e le puttane da camera e gli armatori delle banche e di Confindustria. La citazione del Titanic è una rassicurazione buona soltanto per i poveracci. Lavoratori dipendenti, precari e disoccupati sono già immersi nella merda fino al collo. Nell'affondamento del Titanic in prima classe si salvò il 61,81% dei passeggeri, 204 superstiti su 330. In seconda classe il 42,5%, 119 su 280. In terza classe il 26,85%, 105 su 391. Un biglietto di prima classe garantiva tre volte di più la salvezza rispetto a uno di terza.
Tremorti dopo trent'anni di frequentazioni politiche e di ciance economiche si è svegliato. Ha bisbigliato, come se fosse sdraiato sul letto in attesa del trapasso "Introdurre nella Costituzione una regola d'oro che vincoli al raggiungimento del pareggio di bilancio". Lo dice ora, quando tutto tracima, tracolla, esonda e il debito è una montagna di ghiaccio che sfiora i 2.000 miliardi che ci arriva in faccia. Tremortacci tua, dove sei stato insieme ai tuoi compari in tutto questo tempo? Il MoVimento 5 Stelle, quello populista, l'alfiere dell'anti politica, il qualunquista, da anni ha inserito nel suo Programma una riga "Approvazione di ogni legge subordinata alla effettiva copertura finanziaria". Non puoi indebitare il cittadino senza il suo permesso per fare finanza elettorale, per comprare cacciabombardieri dagli Stati Uniti, per mantenere le nostre truppe in Afghanistan, per puttanate da 22 miliardi di euro come la Tav, per un miliardo di finanziamenti pubblici ai partiti spacciati come rimborsi. Non puoi buttare nel cesso centinaia di milioni dei contribuenti con cazzate come quella voluta da Maroni di disaccoppiare il referendum dalle elezioni amministrative o per mantenere in vita le Province. O fare il Ponte di Messina, la Gronda e il cazzo che ti pare per decine di miliardi di euro attinti dal debito pubblico. I soldi sono nostri, dei cittadini. Ve li siete fumati, li avete regalati ai concessionari di Stato come Benetton per le autostrade, alla Marcegaglia e ai petrolieri con il Cip6, ai vostri giornali. La prima classe si è arricchita grazie allo Stato, deve essere l'ultima a salire sulle scialuppe di salvataggio.

FONTE: www.beppegrillo.it

Toro Seduto (Tȟatȟaŋka Iyotȟaŋka) - UOMINI BIANCHI



Quando avranno inquinato l'ultimo fiume, abbattuto l'ultimo albero, preso l'ultimo bisonte, pescato l'ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche. 

SPUNTI DI RIFLESSIONE

giovedì 14 luglio 2011

Oe Kenzaburo - LA VERGINE ETERNA

«Uno dei maggiori scrittori a livello mondiale per la sua capacità di affondare nell'anima viva dell'uomo contemporaneo, mettendone in scena tutte le ambiguità e le lacerazioni.»
Fulvio Panzeri, «Avvenire»

« Kenzaburō Ōe è un reporter dell'anima.»
Elisabetta Rasy, «Il Sole 24 Ore»

« Ōe è nell'olimpo dei grandi della letteratura.»
«Chicago Tribune»
Uno scrittore e la sua musa.
Un segreto nascosto in una cupa foresta.
Una struggente storia di redenzione e nostalgia.

La pioggia cessa e il cielo diventa sereno all'improvviso, mentre qualche goccia continua a cadere. L'erba di un verde sfolgorante accarezza i piedi nudi di una bellissima fanciulla dai lunghi e lucidi capelli neri. Fin dalla sua prima giovinezza Kenzaburō Ōe è rimasto incantato dalla scena di questo film. Ma quello che più l'ha folgorato è stata lei, Sakura, attrice al suo debutto di fronte alla macchina da presa. La ragazza è poi diventata una stella del cinema hollywoodiano, specializzata nel ruolo di bellezza orientale, acclamata e adorata da registi e produttori famosi. Molti anni sono passati. Le proteste politiche degli anni Settanta a favore dei diritti dell'uomo stanno infiammando le piazze e le aule universitarie giapponesi. Sakura è ormai un'affermata artista internazionale, sposata a un professore di letteratura americano. Ma il Giappone e le cupe foreste dello Shikoku le sono rimaste nell'anima, insieme al desiderio di celebrarle in un film che la veda insieme protagonista e produttrice. Grande è la sorpresa di Kenzaburō Ōe nell'apprendere che è proprio lui, scrittore emergente, che la donna vuole come sceneggiatore della pellicola, ispirata a un famoso romanzo di Heinrich von Kleist. Un impegno prestigioso e lusinghiero, ma che diventa invece una discesa agli inferi per tutti coloro che vi lavorano. Prima fra tutte Sakura, che tra gli alberi della foresta è costretta a fronteggiare i fantasmi del suo passato. Un passato misterioso e buio, che anche lei credeva di aver dimenticato, ma che affonda le radici proprio in quel lontano giorno di primavera, mentre il suo cuore fremeva dall'emozione per il primo ciak della sua vita.

Kenzaburō Ōe, premio Nobel per la letteratura, ci regala, con questa sua ultima fatica, una piccola perla.
La vergine eterna è un romanzo di fronte al quale non ci si può che inchinare per la sublime maestria e la profonda commozione che esalano da ogni sua pagina.

PERCHE' SIAMO IN AFGHANISTAN?

mercoledì 13 luglio 2011

Thomas Jefferson - IL POTERE DI EMISSIONE


Se gli Americani consentiranno mai a banche private di emettere il proprio denaro, prima con l'inflazione e poi con la deflazione, le banche e le grandi imprese che ne cresceranno attorno, priveranno la gente delle loro proprietà finché i loro figli si sveglieranno senza tetto nel continente conquistato dai loro padri.
Il potere di emissione deve essere tolto  alle banche e restituito al popolo, al quale  appartiene propriamente.

SPUNTI DI RIFLESSIONE

martedì 12 luglio 2011

Lev Tolstoj - DENARO E SCHIAVITU'




Il denaro non rappresenta altro che una nuova forma di schiavitù impersonale, 
al posto dell'antica schiavitù personale.

domenica 10 luglio 2011

IL VUOTO

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David Wojnarowicz, Buffalo Falling


La natura rifugge il vuoto, l'Italia ne è attratta. Politica, economia, società sono vuoti che ci ostiniamo a riempire con il nulla. La nostra soluzione al vuoto che ci assedia, che divora gli spazi quotidiani, è sempre un altro vuoto. A finzione si sussegue uguale finzione. A ogni problema, nessun rimedio. Navighiamo a vista, ma non vediamo più l'orizzonte e neppure la stella polare. Siamo in default, con un Tremorti azzoppato, l'ennesimo ministro inconsapevole di favori ricevuti. Un governo di figuri e figuranti presieduto da un vecchio corruttore è al comando della nazione. Sindaci e assessori finiscono in galera senza sosta, gli arresti sono diventati routine. L'opposizione è una via di mezzo tra una larva e un parassita. Un vuoto a perdere.
Due eventi concomitanti ci attendono. Il primo è il fallimento economico conclamato dell'Italia, il secondo è il crollo degli attuali partiti. Entro fine anno dovremo vendere 200 miliardi di titoli di Stato a interessi sempre più alti. Se non ci riusciremo salta il banco. Non ci sarà una tragedia greca, ma una commedia all'italiana. L'improvvisa ricerca dei colpevoli da parte degli stessi colpevoli. I moniti alti e circostanziati di Napolitano. I guaiti di Confindustria. Gli appelli all'Europa dei principali editorialisti e, in fondo al tunnel, la bandiera bianca, forse il nostro vero simbolo nazionale. I maggiori responsabili, la triade Pdl, Pdmenoelle e Lega, collasseranno, come avvenne nel 1992 per Dc e per il Psi. Molti loro esponenti saranno ospiti delle patrie galere, altri ripareranno all'estero emuli di Bottino Craxi.
Si sente nell'aria una nuova Tangentopoli. Gli arresti di Torino, Parma, Voghera possono saldarsi in una rivolta popolare. Osservare i tranquilli parmigiani chiedere la testa del loro sindaco e affrontare a pugni nudi le forze antisommossa dovrebbe far scendere un brivido nella schiena di molti. L'Italia può trasformarsi in un'enorme bacino di White Bloc, cittadini comuni che pretendono onestà dalle amministrazioni e dalle istituzioni a qualunque costo, con qualunque rischio personale.
Il vuoto politico di inizio anni '90 fu riempito con il trasformismo. La Dc si divise in due, Dc di sinistra e Dc di destra, e sopravvisse tranquillamente. Il Psi si arruolò sotto le bandiere di Forza Italia. Il PCI si limitò a cambiare nome. Oggi il trasformismo non è più possibile. In politica, i vuoti sono spesso riempiti dall'uomo della Provvidenza. Da un cialtrone che dichiara poteri taumaturgici. L'italiano ne è da sempre affascinato come un coniglio da un serpente a sonagli. Il presidente della Repubblica deve, al più presto, dare l'incarico di formare un nuovo governo a un uomo estraneo ai partiti con l'unico obiettivo di evitare il peggio, altrimenti ci aspetta un altro 8 settembre, ma forse anche questo non sarà sufficiente. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.



sabato 9 luglio 2011

Ezra Pound - LA DEMOCRAZIA



Oggi il nome «democrazia» è rimasto alle usurocrazie, o alle daneistocrazie, se preferite una parola accademicamente corretta, ma forse meno comprensibile, che significa: dominio dei prestatori di denaro.

SPUNTI DI RIFLESSIONE

venerdì 8 luglio 2011

Harry J. Ford - LA RIVOLUZIONE MANCATA



E' un bene che il popolo non comprenda il funzionamento del nostro sistema
bancario e monetario,
perchè se accadesse credo che scoppierebbe una
rivoluzione prima di domani mattina.

giovedì 7 luglio 2011

Brendan O'Carroll - BIRRA E CAZZOTTI

Per sopravvivere a Snuggstown, turbolento sobborgo di Dublino, ci sono due possibilità: pagare il pizzo alla mala, oppure riscuoterlo per suo conto. E per un poliziotto, ce n'è una sola: chiudere entrambi gli occhi.
Ma se nella chiassosa cittadina ti capita di nascere con il talento per la boxe, forse al destino c'è una via di scampo. E' questo ciò che pensano i fans del venticinquenne Anthony "Sparrow" McCabe, il miglior pugile irlandese dei pesi leggeri, in una calda sera del 1982, mentre assistono o ascoltano alla radio la finale europea di categoria in corso al palazzetto dello sport Sanmartino di Madrid. All'ottavo round l'avversario di McCabe è alle corde e per la vittoria manca solo l'ultimo pugno, quello del knock-out. Ma Sparrow quel pugno a un avversario impotente e umiliato non riesce proprio a sferrarlo, vorrebbe ma non può, potrebbe ma non vuole... e il sogno finisce.
Come succede per i grandi eventi, a Snuggstown quattordici anni dopo tutti ricordano ancora quel giorno, ricordano dov'erano e cosa stavano facendo nel momento della sconfitta di Sparrow: lo ricorda Kieran Clancy, che da giovane diplomato all'accademia di polizia è nel frattempo diventato sergente ispettore, intenzionato a tenere ben aperti gli occhi sulla malavita. Così come lo ricordano i fratelli Morgan e il loro capo, Simon "Semplice" Williams, intraprendente gangster diventato il boss della città, che risolve ogni contesa "semplicemente" suggerendo ai suoi sgherri di spargere un po' di sangue per far capire chi comanda nel giro di contrabbando ed estorsioni. Così come lo ricorda Eileen, la moglie di McCabe, che allora era accanto a un pugile giovane e sicuro di sé e che oggi si ritrova sposata a un uomo molto diverso, un uomo sconfitto non solo sul ring.
Perduta la sua via di scampo infatti Sparrow, ancora ossessionato da quella lontana serata spagnola, lavora come autista proprio per Simon Semplice, pur rifiutandosi di riconoscere i traffici di cui passivamente è partecipe: si limita a guidare, non guarda né dal finestrino né dallo specchietto retrovisore, non sa e non vuole sapere.
Ma quando all'elenco di imbrogli e pestaggi cui quotidianamente finge di non assistere, si aggiunge un omicidio, per McCabe tutto improvvisamente cambia: dopo quattordici anni trascorsi con la convinzione di non avere quel qualcosa di necessario per assestare il colpo decisivo; dopo quattordici anni passati a testa bassa, vivendo con vergogna, parlando il meno possibile e limitandosi a navigare a vista; dopo quattordici anni di fuga dal fallimento di Madrid, Sparrow capisce che ci può ancora essere qualcosa per cui valga la pena combattere. E' il momento di tornare metaforicamente sul ring. E questa volta si tratta di un incontro che il leggendario pugile di Snuggstown non può permettersi di perdere.

LA DIVERSITA' PERDUTA

Trent’anni fa, nel luglio del 1981, il segretario del Partito comunista italiano, Enrico Berlinguer, lanciava la “questione morale” come decisiva questione politica e ne faceva l’architrave della “diversità” rispetto alla partitocrazia imperante. Il Pci non lo seguì, tre anni dopo Berlinguer morì drammaticamente e nel 2002, allo scoppio di Mani Pulite, l’ormai ex Pci si mosse in direzione opposta a quella indicata dal suo ultimo vero leader: anziché dare profondità politica alla “rivoluzione della legalità” che l’azione giudiziaria contro Tangentopoli scoperchiava come improcrastinabile, alcuni personaggi ai vertici del partito, tra una “gioiosa macchina da guerra” e un inciucio bicamerale, pensarono bene di inalberare il vessillo del “primato della politica”, guardando con malcelata ostilità alla doverosa azione dei magistrati, e finirono per intralciarla sempre più apertamente, votando infinite leggi bipartisan contro la giustizia, in amorosi sensi col berlusconismo.
Nessuno stupore, perciò, se la questione morale è diventata per il Pd un problema, a causa della corruzione che investe le seconde e terze file delle sue gerarchie. Una questione morale grande come una casa che la nomenklatura di partito nega, ma anche la base “rimuove”. Casa che non scompare e non diventa meno ingombrante accanto ai duecento piani del grattacielo di corruzione e grassazione messo in opera dal regime di Arcore e dai suoi Mackie Messer. Resta anch’essa un abuso grave poiché identici sono i meccanismi che distruggono gli anticorpi della moralità politica, che in democrazia è un dovere e una necessità, non un optional. E con una differenza semplicemente quantitativa rispetto ai miasmi del berlusconismo non si diventa certo alternativa credibile.
Possibile che nel Pd non possa diventare riflesso condizionato il semplicissimo “non rubare”? E automatismo il rompere ogni rapporto con chi, avendo un tenore di vita incompatibile con la dichiarazione dei redditi, non ne sa fornire spiegazione? Possibile che dirigenti navigati e sempre pronti a invocare il “realismo politico” continuino per anni a praticare promiscuità con figuri della P2 e di Tangentopoli? (Per non parlare dell’abrogazione delle province, promessa agli elettori ma contraddetta due giorni fa, perché alle greppie opulente non si vuole rinunciare). La questione morale, trent’anni dopo, è più che mai il banco di prova di una politica democratica. L’unica scelta vincente. Non capirlo è stupidità, come minimo. 
di Paolo Flores d'Arcais
Il Fatto Quotidiano 07 Luglio 2011


mercoledì 6 luglio 2011

I SACRIFICI DEGLI ALTRI

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Famiglia Cristiana, il pericoloso giornale dei black bloc cattolici, ha definito questa classe politica "la più bassa di tutti i tempi". L'Italia è vicina al default ufficiale, quello reale è già avvenuto. Siamo ultimi nelle classifiche degli stipendi, tra gli ultimi per libertà di informazione, tra gli ultimi per connettività, superati persino dalla Libia di Gheddafi che stiamo bombardando mentre il Presidente della Repubblica dorme sonni beati, tra gli ultimi per investimenti in ricerca e nell'innovazione, tra gli ultimi come livello di occupazione giovanile, migliaia di aziende chiudono ogni mese. ULTIMI. Dovremo abituarci per anni a questa condizione. Ci vorrà almeno una generazione per uscirne. I 47 miliardi della manovra di Tremorti sono appena sufficienti per pagare le caramelle. In un solo mese il nostro debito pubblico è aumentato di 22 miliardi. Nel 2012 gli interessi sul debito potrebbero arrivare a 100 miliardi e forse superarli. In questo Paese sciroccato si è perso ogni senso della misura. L'esempio non è più una virtù. Nella casa di Giuseppe Verdi, nella tenuta di Sant'Agata, tra i suoi ricordi c'è un pacchetto di biglietti del treno gratuiti che lasciò intatti. Era senatore del Regno, riceveva per questo uno stipendio, e trovava vergognoso utilizzarli. Il treno per Roma lo pagò sempre di tasca sua. Tremorti ha proposto un taglio degli stipendi per i parlamentari, ma solo dalla prossima legislatura. I sacrifici agli italiani sono invece richiesti da subito. Perchè Tremorti non rimanda anche anche questi al 2013? Perchè non abolisce le pensioni ai parlamentari in modo retroattivo, perché sono possibili i doppi stipendi? Perché, perché, perché... Ieri è andata in onda l'ennesima miserabile puntata sul taglio delle Province proposto dall'IDV. Il Pdl ha votato contro e il Pdmenoelle si è astenuto, chi ha gli stessi interessi adotta lo stesso comportamento. "Il numero degli amministratori delle Province è di 4.000 addetti con 2.900 consiglieri, 50 tra Presidenti e vicepresidenti, 100 presidenti della Giunta, 900 assessori. Il costo annuale dei soli compensi di questo “esercito” supera i 50 milioni di euro mentre le spese correnti delle oltre 100 Province italiane si aggirano attorno ai 10 miliardi di euro l’anno." Per coerenza chi chiede l'abolizione delle province non avrebbe dovuto presentarsi alle ultime elezioni provinciali come ha fatto il MoVimento 5 Stelle, invece lo ha fatto. Non è necessaria una legge per dare l'esempio. La truffa dei finanziamenti elettorali spacciati per "rimborsi" porta nelle casse dei partiti un miliardo di euro. Qualche partito li ha rifiutati? Il MoVimento 5 Stelle lo ha fatto. "Tu devi essere il cambiamento che vuoi vedere nel mondo". Lo disse Gandhi, noi abbiamo al suo posto Bersani e Berlusconi. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
 

Carl William Brown - LA TELEVISIONE


Un tempo la Chiesa era il maggior centro di comunicazione fasulla,
ora il suo posto è stato rilevato dalla televisione.

martedì 5 luglio 2011

MONDADORI, STORIA DI UNA SENTENZA COMPRATA

Nel 1991 la Corte d'appello annulla il Lodo arbitrale e sfila il primo gruppo editoriale italiano al patron dell'Espresso. Il corruttore è Cesare Previti che, con gli avvocati Pacifico e Acampora, pagò il giudice Vittorio Metta
Che la sentenza Mondadori del 1991 che annullò il Lodo arbitrale e sfilò il primo gruppo editoriale italiano a Carlo De Benedetti consegnandolo a Silvio Berlusconi fosse comprata, dovrebbero saperlo tutti. Il corruttore si chiama Cesare Previti che, assieme agli avvocati Attilio Pacifico e Giovanni Acampora, pagò il giudice Vittorio Metta per conto di B. e con denaro della Fininvest di B., utilizzatore finale del mercimonio criminale. Da vent’anni dunque il presidente del Consiglio possiede abusivamente una casa editrice, con i suoi libri e i suoi settimanali, usandoli per accumulare utili e consensi. Ma non vuole saperne di restituire il maltolto. Un po’ di storia.

IL LODO

Nel 1988 Berlusconi, che già da tempo ha messo un piede nella casa editrice rilevando le azioni di Leonardo Mondadori, annuncia: “Non voglio restare sul sedile posteriore”. De Benedetti, che controlla il pacchetto di maggioranza, resiste all’assalto e si accorda con la famiglia Formenton, erede di Arnoldo, che s’impegna a vendergli il suo pacchetto azionario entro il 30 gennaio 1991. Ma gli eredi cambiano idea e, nel novembre del 1989, fanno blocco con Berlusconi che, il 25 gennaio 1990, si insedia alla presidenza della casa editrice. Oltre a tre tv e al Giornale, dunque, il Cavaliere s’impossessa del gruppo editoriale che controlla Repubblica, Panorama, Espresso, Epoca e i 15 giornali locali Finegil, spostandolo dal campo anti-craxiano a quello filo-craxiano. La “guerra di Segrate”, per unanime decisione dei contendenti, finisce dinanzi a un collegio di tre arbitri, scelti da De Benedetti, dai Formenton e dalla Cassazione. Il lodo arbitrale, il 20 giugno 1990, dà ragione all’Ingegnere: il suo patto con i Formenton resta valido, le azioni Mondadori devono tornare a lui. Berlusconi lascia la presidenza, arrivano i manager della Cir debenedettiana: Carlo Caracciolo, Antonio Coppi e Corrado Passera. Ma il Cavaliere rovescia il tavolo e, assieme ai Formenton, impugna il lodo dinanzi alla Corte d’appello di Roma. Se ne occupa la I sezione civile, presieduta da Arnaldo Valente (secondo Stefania Ariosto, frequentatore di casa Previti). Giudice relatore ed estensore della sentenza: Vittorio Metta, anch’egli intimo di Previti. La camera di consiglio si chiude il 14 gennaio 1991. Dieci giorni dopo, il 24, la sentenza viene resa pubblica: annullato il Lodo, la Mondadori torna per sempre a Berlusconi. L’Ingegnere lo sapeva già: un mese prima il presidente della Consob, l’andreottiano Bruno Pazzi, aveva preannunciato la sconfitta al suo legale Vittorio Ripa di Meana. “Correva voce – testimonierà De Benedetti – che la sentenza era stata scritta a macchina nello studio dell’avvocato Acampora ed era costata 10 miliardi… Fu allora che sentii per la prima volta il nome di Previti, come persona vicina a Berlusconi e notoriamente molto introdotta negli uffici giudiziari romani”. Nonostante il trionfo, comunque, Berlusconi non riesce a portare a casa l’intera torta. I direttori e molti giornalisti di Repubblica, Espresso e Panorama si ribellano ai nuovi padroni. Giulio Andreotti, allarmato dallo strapotere di Craxi sull’editoria, impone una transazione nell’ufficio del suo amico Giuseppe Ciarrapico: Repubblica, Espresso e i giornali Finegil tornano al gruppo Caracciolo-De Benedetti; Panorama, Epoca e il resto della Mondadori rimangono alla Fininvest.

I SOLDI

Indagando dal 1995 sulle rivelazioni della Ariosto sulle mazzette di Previti ad alcuni giudici romani, il pool di Milano scopre un fiume di denaro dai conti esteri Fininvest a quelli degli avvocati del gruppo e da questi, in contanti, a Metta. Il 14 febbraio ‘91 dalle casse All Iberian parte un bonifico di 2.732.868 dollari (3 miliardi di lire) al conto “Mercier” di Previti. Da questo, il 26 febbraio, altro bonifico di 1 miliardo e mezzo (metà della provvista) al conto “Careliza Trade” di Acampora. Questi il 1° ottobre bonifica 425 milioni a Previti, che li dirotta in due tranche (11 e 16 ottobre) sul conto “Pavoncella” di Pacifico. Il quale preleva 400 milioni in contanti il 15 e il 17 ottobre e li fa recapitare in Italia a un misterioso destinatario: secondo l’accusa, Metta. Il giudice, nei mesi successivi, acquista e ristruttura un appartamento per la figlia Sabrina e compra una nuova auto Bmw, il tutto con denaro contante di provenienza imprecisata (circa 400 milioni). Poi lascia la magistratura, diventa avvocato e dove va a lavorare con la figlia Sabrina? Allo studio Previti, naturalmente. Al processo, Previti giustificherà quei 3 miliardi Fininvest in Svizzera come “tranquillissime parcelle”, ma non riuscirà a documentare nemmeno uno straccio di incarico professionale in quel periodo. Mentiranno pure Acampora e Pacifico. E così Metta, che tenterà di spacciare l’improvvisa liquidità per un’eredità. L’ex giudice giurerà di aver conosciuto Previti solo nel ‘94, ma i pm Boccassini e Colombo scopriranno telefonate fra i due già nel 1992-‘93.
Poi ci sono le modalità a dir poco stravaganti della sentenza Mondadori: dai registri della Corte d’appello emerge che Metta depositò la motivazione (168 pagine) il 15 gennaio 1991: il giorno dopo la camera di consiglio. Un’impresa mai riuscita a un giudice, né tantomeno a lui, che impiegava due-tre mesi per sentenze molto più brevi. Evidente che qualcuno l’aveva scritta prima che la Corte decidesse.

IL PROCESSO

Nel 1999 il pool chiede il rinvio a giudizio per Berlusconi, Previti, Metta, Acampora, Pacifico. Nel 2000 il gup li proscioglie tutti con formula dubitativa (comma 2 art. 530 cpp). Ma nel 2001 la Corte d’appello accoglie il ricorso della Procura e li rinvia a giudizio tutti, tranne Berlusconi, appena tornato a Palazzo Chigi e salvato dalla prescrizione: a lui i giudici accordano le attenuanti generiche. Perché a lui sì e agli altri no? Per “le attuali condizioni di vita individuale e sociale il cui oggettivo di per sé giustifica l’applicazione” delle attenuanti. La Cassazione conferma: il Cavaliere non è innocente, anzi è “ragionevole” e “logico” che il mandante della tangente a Metta fosse proprio lui. Ma un fatto tecnico come le attenuanti “per la condotta di vita successiva all’ipotizzato delitto” giustifica le attenuanti ad personam. Anziché rinunciare alla prescrizione per essere assolto nel merito, B. prende e porta a casa. E fa bene: gli altri coimputati, senza le attenuanti, saranno tutti condannati. In primo grado, nel 2003, Metta si prende 13 anni, Previti e Pacifico 11 anni sia per Mondadori sia per Imi-Sir, e Acampora (per la sola Mondadori) 5 anni e 6 mesi. Nel 2005, in appello, tutti condannati per Imi-Sir e tutti assolti (comma 2 art. 530) per Mondadori. Nel 2006 la Cassazione annulla le assoluzioni e ordina un nuovo appello che condanni pure per Mondadori.

LA SENTENZA

Il 23 febbraio 2007, in Corte d’appello, Previti, Pacifico e Acampora si vedono aumentare la pena di un altro anno e 6 mesi e Metta di 1 anno e 9 mesi, “in continuazione” con le condanne ormai definitive per Imi-Sir. Scrivono i giudici che la sentenza Mondadori fu “stilata prima della camera di consiglio”, “dattiloscritta presso terzi estranei sconosciuti” e al di “fuori degli ambienti istituzionali”. Tant’è che al processo ne sono emerse ”copie diverse dall’originale”. B. era all’oscuro dell’attività corruttiva dei suoi legali (che non assistevano la Fininvest nella causa, seguita dagli avvocati Mezzanotte, Vaccarella e Dotti)? Nemmeno per sogno: aveva – scrivono i giudici – “la piena consapevolezza che la sentenza era stata oggetto di mercimonio”. Del resto “l’episodio delittuoso si svolse all’interno della ‘guerra di Segrate’, combattuta per il controllo di noti ed influenti mezzi di informazione; e si deve tener conto dei conseguenti interessi in gioco, rilevanti non solo sotto un profilo meramente economico, comunque ingente, ma anche sotto quello prettamente sociale della proprietà e dell’acquisizione dei mezzi di informazione di tale diffusione”. Quando De Benedetti, sconfitto dalla banda Previti-Metta & C, accettò la transazione Ciarrapico per recuperare almeno parte del maltolto, si verificò un fatto inspiegabile: B. si oppose con foga al tentativo – assolutamente normale – della Cir di accennare, nel preambolo dell’accordo, alla sentenza che aveva appena annullato il lodo. Perché mai non voleva firmare un atto che facesse riferimento alla sentenza Metta? Perché – deduce la Corte – era “a conoscenza dell’inquinamento metodologico a monte determinato dall’intervenuta corruzione del giudice”. Alla fine i giudici citano la testimonianza “pienamente attendibile” della Ariosto, cui Previti aveva confidato “probabilmente nel luglio 1991 di essere stato lui a vincere la guerra di Segrate, e non Dotti”. Anche i giudici d’appello definiscono Berlusconi il “privato corruttore”. Ma, diversamente dai loro colleghi che avevano disposto il rinvio a giudizio, stabiliscono che Previti, Pacifico e Acampora non concorrono nel reato del giudice Metta, bensì in quello del “privato corruttore”, cioè di B.: “L’attività degli extranei nella consegna del compenso illecito si sostituisce a una condotta, che, altrimenti, sarebbe giocoforza posta in essere, in via diretta, dal privato interessato… La retribuzione del giudice corrotto è fatta nell’interesse e su incarico del corruttore”. In pratica i tre avvocati Fininvest agirono come intermediari di B. che li incaricò di pagare Metta e, in seguito alla sentenza comprata, s’intascò la Mondadori. Essi, diversamente da lui, non meritano le attenuanti generiche, “non ravvisandosi alcun elemento positivo per attenuare il trattamento sanzionatorio”. E questo per “l’enorme gravità del reato [e per] la gravità del danno arrecato non solo alla giustizia, ma all’intera comunità, minando i principi posti alla base della convivenza civile secondo i quali la giurisdizione è valore a presidio e a tutela di tutti i cittadini con conseguente ulteriore profilo di gravità per l’enorme nocumento cagionato alla controparte nella causa civile e per le ricadute nel sistema editoriale italiano, trattandosi di controversia (la cosiddetta guerra di Segrate) finalizzata al controllo dei mezzi di informazione; [per] la spiccata intensità del dolo; [per] i motivi a delinquere determinati solo dal fine di lucro e, più esattamente, dal fine di raggiungere una ricchezza mai ritenuta sufficiente”.

I DANNI

La Corte riconosce infine alla parte civile Cir di De Benedetti “tanto il danno emergente quanto il lucro cessante, sotto una molteplicità di profili relativi non solo ai costi effettivi di cessione della Mondadori, ma anche ai riflessi della vicenda sul mercato azionario”. Danni da quantificare in separata sede civile. Il 13 luglio 2007 la II sezione penale della Cassazione mette il timbro finale al caso, confermando in toto la sentenza d’appello-bis. La vicenda – scrivono i giudici – “coinvolgente la Fininvest, fonte della corruzione e pagatrice del pretium sceleris”, cioè del “mercimonio” della sentenza Metta, non ammette attenuanti: per “l’elevata gravità del reato e del relativo danno, l’intensità del dolo, i motivi a delinquere e i comportamenti processuali” caratterizzati da “mendacio”. A quel punto la Cir, con gli avvocati Giuliano Pisapia ed Elisabetta Rubini, chiede alla Fininvest 1 miliardo di euro di danni. Nel 2009 il Tribunale civile di Milano condanna B. e Fininvest a risarcire Cir con 750 milioni. Il giudice Raimondo Mesiano viene pedinato e linciato da Canale5 e dalla stampa Mondadori, addirittura perché porta i calzini turchesi. La Fininvest e B., diversamente da chiunque altro perda una causa civile, ottengono una sospensiva dell’immediata esecutorietà della sentenza: depositano una fidejussione e non pagano, in attesa dell’appello. Ora che la sentenza di secondo grado è alle porte, un codicillo nascosto nella manovra finanziaria li esenta dal pagare anche se perdono in appello. È il “partito degli onesti”.

Marco Travaglio
da Il Fatto Quotidiano del 5 luglio 2011

Fred Vargas - LA CAVALCATA DEI MORTI

 «Ed è un punto da tenere a mente, commissario: tutti quelli che vengono "ghermiti" dalla Schiera sono farabutti, anime nere, sfruttatori, giudici indegni o assassini.
E in genere il loro misfatto non è noto ai contemporanei.
È impunito. Ecco perché ci pensa la Schiera».

Tre anni dopo Un luogo incerto, Fred Vargas torna con un romanzo potente e misterioso, dove leggenda e crimine si fondono in un'alchimia perfetta.
Qualcuno ha bruciato vivo nella sua Mercedes un vecchio magnate della finanza e dell'industria. Forse è stato un ragazzo di banlieu, ma Adamsberg non ci crede. Ha bisogno di prendere tempo. Ed ecco gli arriva, dai boschi della Normandia, un omicidio che sembra scaturire dal medioevo.
C'è un cadavere, sul sentiero dove da mille anni i prescelti vedono passare la Schiera furiosa. Ovvero la cavalcata dei morti, che trascinano con sé anche i vivi condannati a morire per i loro peccati. La giovane, luminosa Lina ha visto la Schiera.
È solo una visionaria, o le foreste normanne celano segreti piú spaventosi di una antica, cupa credenza?

«Fra i miei uomini, capitano, ce n'è uno affetto da ipersonnia che crolla addormentato sul piú bello, uno zoologo specialista in pesci, di fiume soprattutto, una bulimica che scompare per fare scorta di cibo, un vecchio airone esperto di leggende, un mostro di cultura che non si schioda dal vino bianco, e via di seguito. Non possono permettersi di formalizzarsi troppo.
- E lavorate?
- Molto».

Prima di tutto, incontriamo di nuovo il sempre stralunato commissario Jean- Baptiste Adamsberg insieme ai suoi assistenti Danglard, Veyrenc, Retancourt, che, dopo una quindicina d'anni, fanno quasi parte della nostra famiglia, tanto le loro avventure sono entrate nel nostro immaginario... Personaggi che adoriamo, per i loro tic, i difetti e l'intelligenza...
Le Monde Magazine


Come al solito con Fred Vargas le digressioni contano quasi quanto l'inchiesta. I dialoghi sono efficaci, gustosi, e i personaggi, tanto gli abitanti del paesino, quanto i colleghi di Adamsberg (la «dea polivalente» Retancourt, il «poeta Veyrenc», «l'ipersonniaco» Mercadet), giustificano senza dubbio la deviazione.
Ma insostituibile è Adamsberg, il commissario dai vestiti perennemente stazzonati e l'ortografia esitante, il sognatore appassionato con il suo spirito sempre lento e un po' vago. Adamsberg, come il tenente Colombo, accumula pazientemente indizi, colleziona dettagli, per meglio confondere i criminali. Tre anni dopo Un luogo incerto, una Fred Vargas in grande forma con un romanzo poliziesco lontano dai canoni del genere, che soddisferà tutti i suoi lettori.
Le Figaro Littéraire

Oscar Wilde - VERITA' E RELIGIONE





La verità, 
in fatto di religione, 
è semplicemente l'opinione che è sopravvissuta.

domenica 3 luglio 2011

L'ITALIA DIVORATA

“Fai l’accordo mangiando tutto quello che devi mangiare”. Non è una frase estratta dal manuale di fraseggio del piccolo truffatore, ma il frammento di una conversazione sincera tra potenti veri. Chi la pronuncia è Luigi Bisignani, l’ormai noto faccendiere milanese che dava ordini a mezzo parlamento e faceva fare anticamera all’altra metà. Chi la ascolta e ne fa tesoro non è un ladruncolo di polli, ma Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni, uno dei manager più potenti d’Italia. Bisignani gli suggerisce di ripeterla la sera stessa a Silvio Berlusconi come consiglio da seguire nel rapporto con i finiani, allora in piena emorragia dal PdL. Ma è una frase che ha in sé una sua perfezione senza tempo: è una didascalia permanente di quel che sta succedendo in Italia da anni, comprese le ultime tre settimane. Napoli che viene abbandonata al suo degrado dopo essere stata terra di saccheggio senza scrupoli non è vittima di sé stessa, come ringhiano i leghisti per motivare i propri egoismi sociali, ma di una voracità che non conosce patrie: anche lì un accordo è stato fatto e qualcuno ha mangiato tutto quel che doveva mangiare. I rifiuti per strada sono gli scarti di un pasto consumato sguaiatamente a bocca aperta e mani unte. Anche la manovra appena varata da Tremonti si annuncia come un diversivo per non disturbare le solite digestioni: minimi i provvedimenti per i ricchi veri, nessuno contro i privilegi dei politici, ma prelievi sui deboli con il ticket sanitario e ancora salassi a comuni e regioni, costretti a tagliare a loro volta sui servizi ai cittadini. Anche lì un accordo è stato fatto: chi pasteggiava a champagne da questa manovra non ha nulla da temere. Quale piatto difendono i manganelli in Val di Susa? Chi divora le risorse che vengono ancora sottratte alla scuola? Quale bocca sbrana i contributi senza ritorno dei precari e il prezzo dei diritti dei lavoratori ceduti agli industriali in nome della “ripresa”? Persino agli operai delle fabbrichette si è riusciti a far credere che licenziando le donne il loro posto sarà assicurato; infatti non hanno scioperato per difenderle. Alla scuola del trogolo anche i cani bastonati si convincono di dover agire da maiali.

Michela Murgia,
Il Fatto Quotidiano 03 Luglio 2011

venerdì 1 luglio 2011

DISINTOSSICHIAMOLI

Che fine faranno milioni di elettori di centrodestra che per quasi vent’anni hanno votato Berlusconi e ora non ne possono più? Sbeffeggiarli perchè si sono fidati di un magliaro a metà strada fra Al Capone e Wanna Marchi serve a poco. Già i loro amici al bar, in ufficio o alla bocciofila, li prendono in giro a suon di “te lo avevo detto”, “bravo pirla”, “gli hai tenuto il sacco per 17 anni e intanto lui ti sfilava il portafogli”. Pure convincerli a votare per il centrosinistra sarebbe impresa vana anche se il centrosinistra fosse qualcosa di presentabile, figurarsi con la parodia di centrosinistra che ci ritroviamo. E allora? Fini, con una meritoria intuizione, un anno fa aveva provato a offrire una scialuppa di salvataggio a chi sogna una destra normale. Peccato che fosse solo un’intuizione, perdipiù affidata a traffichini come Bocchino, a vecchie lenze come Ronchi, Consolo e Urso e a quell’orda di voltagabbana che, al primo frusciar di banconote e al primo sferragliar di cadreghe, son tornati prontamente all’ovile travestiti da “responsabili”. L’alleanza con Casini e financo con Rutelli ha posto fine – almeno per ora – al sogno pomposamente chiamato Futuro e Libertà per l’Italia, nonostante l’impegno di persone serie come Granata, Napoli, Perina, Filippo Rossi. Eppure c’è una sempre più folta destra antiberlusconiana in cerca di un leader e di un approdo, se è vero che metà dell’elettorato leghista e pidiellino è corsa a votare Sì ai referendum, compreso quello sul legittimo impedimento (cioè contro B.).

 Tutta gente che comincia a comprendere perchè un anarco-conservatore come Indro Montanelli, fin dal ’94, scrisse: “Con Berlusconi la parola destra diventerà impronunciabile per almeno 50 anni, per ragioni di decenza”. E nel 2001, poco prima di votare centrosinistra, urlò col poco fiato che gli restava in gola: “Questa non è la destra, questo è il manganello: gli italiani non sanno andare a destra senza finire nel manganello. La destra italiana è come quelle signore virtuose che, sotto sotto, sono attratte dal camionista nerboruto. Io sono un cornuto della destra: sposando la destra, ho sposato una moglie puttana”. Oggi si dice che, per recuperare i voti di chi si sveglia dal coma, occorre “abbassare i toni” dell’antiberlusconismo. Sciocchezze: gli antiberlusconiani più feroci sono proprio i berlusconiani di ritorno, che si sentono traditi e vengono sbertucciati dagli amici. Non è questione di toni, ma di sostanza. Se nel centrosinistra c’è qualcuno (Di Pietro, per storia e formazione, è il più attrezzato) che vuol intercettare quei voti, deve presentare un programma semplice, dunque estraneo alle giaculatorie su destra e sinistra. Un programma che, in tempi di tagli e austerità, può rivelarsi popolare fra gli elettori tanto della cosiddetta destra quanto della cosiddetta sinistra. Niente “Dio, patria e famiglia”, per carità: ci ha già pensato B., che Dio l’ha bestemmiato in una barzelletta (quella che mons. Fisichella si affrettò a “contestualizzare”), la famiglia l’ha moltiplicata per 30-40 con la santissima trinità arcoriana Fede-Minetti-Mora, mentre alla patria badava la Lega pulendocisi il coso. Rimane un valore più attuale e spendibile: la legalità. Che non è giustizialismo. È legge uguale per tutti, un concetto che più trasversale non si può, visto che riassume l’articolo 3 della Costituzione. Per disintossicare milioni di italiani dal berlusconismo non c’è che una terapia: convincerli, dati alla mano, anzi alla tasca, che solo un sano programma legalitario potrà consentirci di mantenere il nostro benessere, mettendo le mani nelle tasche dei ladri (evasori, corrotti, bancarottieri, cricche, abusivisti, mafiosi) anziché degli onesti. Ieri, con l’aiuto di un libro di Nunzia Penelope, abbiamo spiegato dove si possono recuperare i 40 miliardi e rotti lasciando in pace la gente perbene e intaccando l’enorme serbatoio dell’illegalità “nera” (400 miliardi e rotti all’anno). Il programma del prossimo governo è già scritto: manca soltanto qualcuno che se lo intesti.

Marco Travaglio
Il Fatto Quotidiano 01 Luglio 2011