"La realtà che abbiamo vissuto e sofferto con Giovanni e Paolo racconta
che, diversamente da quanto si ripete nelle cerimonie ufficiali, il male
di mafia non è affatto solo fuori di noi, è anche 'tra noi'. Racconta
che gli assassini e i loro complici non
hanno solo i volti truci e crudeli di coloro che sulla scena dei delitti
si sono sporcati le mani di sangue, ma anche i volti di tanti, di
troppi sepolcri imbiancati. Un popolo di colletti bianchi che hanno
frequentato le nostre stesse scuole e che affollano i migliori salotti:
presidenti del Consiglio, ministri, parlamentari nazionali e regionali,
presidenti della Regione siciliana, vertici dei servizi segreti e della
polizia, alti magistrati, avvocati di grido dalle parcelle d'oro,
personaggi apicali dell'economia e della finanza e molti altri. Tutte
responsabilità penali certificate da sentenze definitive, costate
lacrime e sangue, e tuttavia rimosse da una retorica pubblica e da un
sistema dei media che, tranne poche eccezioni, illuminano a viva luce
solo la faccia del pianeta mafioso abitata dalla mafia popolare, quella
del racket e degli stupefacenti, elevando una parte a simbolo del
tutto." (Dalla prefazione di Roberto Scarpinato)
giovedì 17 maggio 2012
mercoledì 18 aprile 2012
Giampaolo Pansa - TIPI SINISTRI
“Esiste ancora la sinistra in Italia? Sembra di sì, e non so dire se sia un bene o un male. Qualche amico proverà orrore perché oso scriverlo e penserà che abbia davvero cambiato campo. Ogni tanto qualcuno mi accusa: Pansa, sei diventato di destra! Di solito sono signori che non hanno digerito i miei libri revisionisti sulla guerra civile. Adesso troveranno qui una conferma dei loro sospetti. Li capisco. Tipi sinistri è il ritratto dei vizi che uccidono il progressismo italiano, una descrizione fondata sulle figure dei suoi capi e capetti. Ho imparato da tempo una verità: le idee camminano sulle gambe degli esseri umani. È un principio che vale anche per i partiti. Se vogliamo capire di quale pasta sono fatti, bisogna osservare i personaggi che ne occupano le prime file. Tipi sinistri dipinge senza riguardi i big rossi. Ma soprattutto li colloca in una sequenza di gironi infernali che spiega molte delle loro disgrazie. Si va dagli Invincibili agli Sconfitti, dai Superstiti agli Isterici, dagli Apprendisti agli Indignati, per approdare ai Bolliti, ai Dispersi, ai Rinati e agli Inguaiati. È un catalogo realistico o no? Penso di sì, però non vedo l’importanza della domanda. Mentre scrivevo questo libro malandrino, ho mirato soprattutto a raggiungere due risultati. Il primo era sfuggire alla sudditanza nei confronti del sinistrismo italico. In troppi ritengono che stare a sinistra sia bello, giusto, elegante. Mentre la destra è comunque sporca, brutta e cattiva. Il secondo obiettivo era offrire al lettore un racconto divertente, irrispettoso, privo di baciamani. Soltanto i cronisti con i capelli bianchi possono permettersi questo lusso, poiché non hanno più nulla da perdere. Concludo avvertendo che nella catastrofe delle sinistre ho saputo distinguere. Giorgio Napolitano non assomiglia certo a tante eccellenze rosse. Lo stesso vale per Carlo De Benedetti: l’Ingegnere è meglio di molti dei soloni che scrivono sui suoi giornali. Per gli altri protagonisti non resta che leggere Tipi sinistri. E se qualcuno vorrà maledirmi, ci riderò sopra.” G.P.
Serena Dandini - GRAZIE PER QUELLA VOLTA
Di cosa è fatta una vita? Di domeniche pigre in cui non rispondiamo al telefono per rimanere sul divano abbracciando un libro appena iniziato. Di ore spese inutilmente a cercare le sigarette, le chiavi della macchina, gli occhiali da sole, perché si sa che spesso e volentieri le cose si spostano per farci dispetto e divertirsi alle nostre spalle. Di pomeriggi adolescenziali passati a guardare le gocce di pioggia che rimbalzano sul vetro, sognando di sposare Mick Jagger. Di quei bomboloni sganciati da un razzo su un letto di zucchero che papà ti portava a mangiare per insegnarti i piaceri della vita. Di mattine in cui scopri allo specchio che in una notte hai preso cinque anni e non ti resta che tifare per un po’ d’indulgenza, in un Paese in cui dimostrare la propria età è più grave che fare una rapina a mano armata. Di salti della quaglia da uno schieramento a un altro nella più autentica suddivisione tra esseri umani: quella tra coppie e single. Di momenti in cui basta un calzino con l’elastico moscio per far emergere tutte le nostre insicurezze. Di quel preciso giorno in cui si spezza il tempo alla fine dell’estate. E di tutto quello che non ricordiamo più ma ogni tanto affiora dalle misteriose stanze della nostra memoria difettosa.
In questi racconti che spaziano tra ricordi e riflessioni chiamando a testimoni Borges e la moglie di Tolstoj, Grace Kelly e Gaber, Simenon e la zia Lella, Ovidio e gli U2, Serena Dandini torna alla scrittura dopo il successo di Dai diamanti non nasce niente.
Grazie per quella volta esplora con tenerezza, ironia e sincerità una catena di debolezze di cui
andare fieri, di fragilità nostre e del mondo: è il tempo di autoassolverci, di fare pace con i
nostri difetti imparando a conviverci tra alti e bassi, proprio come succede a ogni coppia pluricollaudata.
andare fieri, di fragilità nostre e del mondo: è il tempo di autoassolverci, di fare pace con i
nostri difetti imparando a conviverci tra alti e bassi, proprio come succede a ogni coppia pluricollaudata.
martedì 10 aprile 2012
Massimo Carlotto - RESPIRO CORTO
«"Marsiglia, - pensò. - Non ci sono mai stato". Gli venne in mente un vecchio film americano sul traffico di droga che aveva visto in un cineclub di Leeds. Frugò nella memoria a caccia di immagini. Gangster e zuppa di pesce».
Massimo Carlotto, Respiro corto
***
Sullo sfondo di una Marsiglia mai così affascinante, difesa da inguaribili romantici come il commissario Bourdet e il boss Armand Grisoni, una generazione di criminali del tutto nuovi scende in campo. Hanno studiato. Sono giovani, spregiudicati, e corrono terribilmente veloci. Potranno mai fallire?
Massimo Carlotto, Respiro corto
***
Sullo sfondo di una Marsiglia mai così affascinante, difesa da inguaribili romantici come il commissario Bourdet e il boss Armand Grisoni, una generazione di criminali del tutto nuovi scende in campo. Hanno studiato. Sono giovani, spregiudicati, e corrono terribilmente veloci. Potranno mai fallire?
Come una danza leggera e sapiente, ma implacabile, uno tra i più amati scrittori italiani ci conduce nella orgogliosa arroganza del nuovo crimine. E racconta da par suo una grande storia, che spazia dai boschi radioattivi di Cernobyl ai caveau delle banche svizzere. Con una irresistibile gang di privilegiati.
Zosim, Sunil, Giuseppe, Inez. La Dromos Gang. Si sono conosciuti studiando Economia a Leeds. Brillanti, impeccabilmente vestiti, del tutto amorali ma tra loro fraterni, quattro giovanissimi con pesanti famiglie alle spalle piombano su Marsiglia da ogni parte del globo, per prendersela tutta. Sono convinti che il mondo è di chi corre veloce come il denaro, di chi corre più veloce di tutti, e il resto non merita di vivere. È subito guerra con i vecchi arnesi: un tenace boss corso di lunga carriera, e una poliziotta in disgrazia che ha un'idea tutta sua della giustizia. Mentre un narcotrafficante allo sbaraglio, che porta il nome fatale di un grande calciatore, proverà a giocare la sua esilarante, tragica partita.
E Marsiglia, il luogo oggi dello scontro criminale per eccellenza, dove i conflitti si risolvono a colpi di kalashnikov, diventa l'epicentro di un sisma vastissimo, dalle conseguenze del tutto imprevedibili.
mercoledì 21 marzo 2012
Anna Cassarino - A SCUOLA DAGLI ALBERI

Dopo ALBERI DELLA CIVILTA' e ALBERI MONUMENTALI D'ITALIA (presentati più sotto), VIAGGIARE COME LA LUNA presenta in modo inedito le regioni d'Italia ed i Paesi (Madagascar, Cuba, Mali e Senegal) visitati per costruire il progetto culturale A SCUOLA DAGLI ALBERI. Luoghi, fenomeni naturali, tecniche antiche di costruzione o di cura (adesso all'avanguardia), particolarità che riguardano alberi, animali e persone, attraverso brevi racconti fanno conoscere il realismo magico del mondo.
Con le mie narrazioni volevo e voglio avvicinare le persone a ciò che le può far sentire come parte di un insieme affascinante in cui ciascuno ha una parte di rilievo, quando prende responsabilità di sé.
Dedico il libro all'Italia, nel suo centocinquantesimo anniversario dall'unità, perché leggendolo ci si accorga che patrimonio di tutti, al di là di ogni origine e preferenza, è la natura. Difendere il nostro territorio e quello del mondo intero, si può fare oggi con i mezzi pacifici e fortemente terapeutici, che derivano dal prendersene cura con competenza ed amore.
Ecco qui sotto un "raccontarticolo" del libro:
LE TERMITI E LE CASE DI TERRA
Lungo la strada della Casamance che porta verso Enampor, gruppetti di palme circondano grandi termitai e li proteggono con l’ombra. Guglie di terra alte fino a sei metri si alzano da una base larga, come un’eruzione del suolo ardente. Sono dure come pietra ed esternamente deserte. Le termiti non escono mai alla luce; vivono nel buio dove scavano e costruiscono lunghissime gallerie per arrivare al cibo, cementando ogni granello di sabbia con le feci collose, riparandone i guasti dopo aver umettato i raccordi con la saliva. Ampie stanze, lunghi corridoi, alti camini, minuscole aperture fanno circolare l’aria perché si rinnovi e mantenga costante la temperatura all’interno, dove migliaia o milioni di creature senza occhi, si riconoscono al tatto e all’odore.
Popolano la terra fin dagli inizi, prima delle formiche, avversarie ben fornite di difese che loro non hanno. E’ da allora che si sono ritirate nei castelli presidiati da soldati, che ne vigilano ogni apertura e la ostruiscono con l’arma che è l’enorme testa cornuta. Non mancheranno mai di cibo, loro che si nutrono di tutto ciò che è vegetale, consumandolo dall’interno, per non esporsi mai alla luce. Una galleria sottile quanto un dito le porta alla base di alberi, che masticano voracemente fino quasi alla corteccia, svuotandolo per intero senza che niente lo lasci sospettare. Solo quando crolla come un abito sospeso nell’aria ci si accorge della loro opera nefasta. Sedie, tavoli, porte e travi si afflosciano d’un tratto dopo il loro passaggio, se appena li si tocca. Degli abiti restano solo i bottoni, dei carri rimangono le parti di ferro. Così è successo a volte.
Qui sembra che non ne abbiano bisogno e la gente vive tranquilla accanto a loro, in case che debbono la tecnica anche a quegli insetti. Come loro, gli uomini le hanno sempre costruite lavorando in gruppo, mescolando terra e paglia con acqua e sterco bovino, ricco della cellulosa che dà sostegno ai vegetali.
Ad Enampor c’è una casa circolare ad impluvio con un cortile interno, dove una vasca raccoglie l’acqua piovana scesa dal tetto rivestito di paglia, con le travi in legno di palma borasso e mangrovia, che resistono alle termiti. Accoglie varie famiglie, ed era stata costruita quando le guerre si combattevano con lance e frecce. A M’lomp ci sono case singole di terra cruda a due piani. L’antico metodo è altrove adattato alle esigenze moderne e le dimore più all’avanguardia lo hanno fatto proprio. Ma ancora si possono vedere dappertutto nel mondo, quelle che anche la povera gente può edificare, belle come costruzioni di fiaba e robuste come castelli.
n ALBERI DELLA CIVILTA' si trovano le qualità di 110 alberi, fra europei e tropicali, che fanno capire quanto ci possono essere utili per rimediare ai vari guai provocati finora all'ambiente. Qui, in forma narrativa, si conoscono come "grandi maghi", perché capaci di compiere azioni prodigiose come trasformare l'aria in cibo, neutralizzare i veleni, trattenere le montagne e rallentare il vento. L'impostazione del libro permette di cogliere subito l'utilità degli esseri viventi da cui dipendiamo tutti, perché oltre a darci l'ossigeno indispensabile alla respirazione e smaltire l'inquinamento, stabilizzano e proteggono i terreni, mitigano il clima, sono indispensabili all'esistenza di innumerevoli forme di vita da cui dipende l'equilibrio della terra. E poi ci offrono la bellezza, senza la quale tutto è solo fatica.
Naturalmente, le cose funzionano se ci sono gli alberi giusti, nel posto giusto e trattati bene. Una visione d'insieme che permette di cominciare a capirci qualcosa, lo trovate fra le pagine di questo libro di "favolose storie vere della natura" ecco qui di seguito un "raccontarticolo":
IL FICO
Centotrentasei milioni di anni fa, le piante della nuova era stavano preparando qualcosa che avrebbe portato grandi progressi alla loro vita ed a quella della terra intera: i fiori con petali e calice. Ben presto il mondo si sarebbe riempito di colori, di forme e di profumi nuovi con le corolle che li avrebbero rivestiti nella stagione dell’amore. Tutto questo, per piacere a certi insetti alati e agli uccelli. Loro li avrebbero aiutati a diffondere la specie con maggior efficacia di quanto facesse il vento per i modesti fiori e frutti di piante più antiche, spargendo nuvole di polline da un albero all'altro e, più tardi, facendone volar via i semi.
La bellezza e l’aroma dei petali, il nettare e il polline nutriente erano per api, bombi e farfalle che rendessero possibile a quelle delicate meraviglie il farsi frutti. Al loro interno sarebbero stati nascosti i semi perché gli uccelli, mangiandoli, l’indomani li rilasciassero lontano, a germogliare su terre nuove.
Fra i primi a realizzare la lungimirante impresa c’erano la magnolia ed il fico.
Mentre l’americana magnolia, però, aveva fatto grandi fiori disposti ad accogliere ogni visitatore, il mediorientale caprifico aveva preferito accordarsi con un solo, piccolissimo insetto, che si occupasse di lui e di lui soltanto. Era disposto a favorirlo in tutti i modi, addirittura a costruire dei nidi confortevoli per ospitarlo. Ecco che, allora, in autunno già faceva spuntare sui suoi rami dei minuscoli fichi verdi e duri, con un forellino sul fondo dentro cui la piccola vespa Blastophaga Psenes poteva mettere al sicuro le sue uova. A primavera si aprivano e i piccoli se ne volavano via per deporre, a Giugno, altre uova nei nuovi fichi più grandi, che noi crediamo frutti. Sono invece fiori rosa simili a tubicini, riuniti e nascosti dentro un sacchetto morbido. Quelli pronti in piena estate potevano essere finalmente fecondati dalla terza generazione di vespine, col polline che trasportavano nell’entrare ed uscire da quei singolari nidi, pieni di dolce nettare. I frutti sono quelli che noi prendiamo per semi.
Gli uomini li trovavano ottimi e avevano cominciato a coltivarli perché sono molto nutrienti, si possono mangiare freschi o essiccati e dalla loro fermentazione si ottiene vino. Ai tempi degli antichi romani, per trasportarli freschi senza che si guastassero, venivano tuffati in una soluzione di acqua e propoli.
Il fico era considerato “albero di Dio”, sacro in molti paesi per la forza delle radici. Capaci di trovare vene umide nei luoghi più aridi, quando le raggiungono l’acqua può risalire seguendone il percorso a ritroso fino a creare una sorgente, un bene fra i più grandi.
L’albero chiede soprattutto calore, profumando allora l’aria con le sue foglie a forma di grandi mani. Si accontenta della pochissima terra e umidità che trova fra il pietrame e arriva addirittura ad installarsi sui muri, resistendo anche al vento salino insieme al fico d’India, che pure non gli è parente tranne nel nome.
Così come le conifere curano le proprie ferite con la resina, lui lo fa col latice bianco, che sulla pelle umana brucia le piccole escrescenze.
Tutti quelli della sua famiglia, sparsi nei paesi tropicali, sono tenaci e adattabili in tal misura da attecchire dappertutto, anche su altri alberi. Basta un punto dove aggrapparsi e le loro radici si allungano come capelli per metri e metri fino a che trovano la terra in cui sprofondare e installarsi saldamente.
PERCHE' COMPERARE QUESTO LIBRO?
Anzitutto perché ci si accorge di quanto l'argomento sia appassionante e alla portata di molti. Poi perché per sapere tutte le cose che racconto, dovreste cercare in un'infinità di libri. Infine perché uso il risparmio energetico anche con le parole: poche ma buone.
Questo volume di 15 x 21 cm. con 294 pagine in bianco e nero con 70 acquerelli e 70 disegni. + 70 "francobolli" a colori, fa conoscere moltissimi alberi monumentali che nobilitano le provincie italiane. 68 di loro sono presentati in "raccontarticoli" per comprendere le qualità, il carattere, la vita, la storia. Di questi c'è anche un ritratto ad acquerello, (stampato in b/n) e dei disegni con foglie, fiori, frutti. La parte grafica è, però, la meno importante. E', infatti, lo scritto che fa comprendere molte cose dei "più illustri personaggi del popolo vegetale", evidenziando le loro qualità, come lo si può fare con un essere umano o un animale. L'essere stati sempre usati come materiale da costruzione ha purtroppo sviato l'attenzione dalle innumerevoli qualità degli alberi vivi. E' di loro che abbiamo davvero bisogno ed è bene che impariamo a conoscerli. Quando ogni comune presenterà degnamente fra i personaggi ed i monumenti illustri, almeno un albero monumentale, sarà un passo importante verso il riconoscimento della natura come parte fondamentale di ogni vero progresso umano
ecco qui di seguito un "raccontarticolo" del libro
I TIGLI DI VILLA WELSPERG (TN)
Montagne luminose come le Pale di San Martino sullo sfondo, il torrente dalle acque turchesi che scorre fra i sassi bianchi, il bosco tutt’intorno alla villa che è adesso la casa del parco regionale, fanno venire voglia di metterci radici come i due tigli più grandi e belli del giardino. Sono stati a dimora con lei dal 1853 per la famiglia Welsperg, austriaca in terra che allora era Austria. Come tradizione loro ma anche degli sloveni, dei tedeschi, dei francesi, si piantava un tiglio per assicurarsi la protezione della natura. Meglio ancora se erano due come qui: uno selvatico di forma slanciata, foglie piccole e scure, fioritura precoce, che rappresenta l’uomo e l’inverno accanto a quello nostrano dalla chioma espansa, foglie grandi e chiare, dalla fioritura più tarda, che ricorda la donna e l’estate. Le api che li aiutano a trasformare i fiori dall’intenso profumo in frutti, fanno col nettare un miele tra i migliori e a volte si prendono la melata rilasciata dagli afidi, i minuscoli insetti che succhiano la linfa dalle foglie. Spesso sono le formiche a trasportarli fin lì, per avere poi il liquido zuccherino che rilasciano. Per liberarsene ci si può far aiutare dalle coccinelle, che se li mangiano molto volentieri.
I fiori si possono seccare per farne squisite tisane d’inverno, contro gli spasimi delle malattie da freddo o da cattivo umore. Le foglie giovani sono buone in insalata o come foraggio per gli animali e coi frutti si può fare un olio delicato. I tigli hanno qualità emollienti e disintossicanti, al punto che mangiare il carbone fatto col legno dei loro rami è fra i più efficaci rimedi per salvarsi dagli avvelenamenti. Per questo, fin dall’antichità hanno avuto il titolo di grandi guaritori.
Fra i rami di tigli secolari, in Germania si faceva suonare la banda cittadina o i musicisti durante le feste. Del resto, il loro legno fibroso e indeformabile, da cui viene l’aggettivo tiglioso, è stato usato spesso per costruire strumenti musicali.
Sotto la loro protezione si tenevano riunioni importanti per la comunità, come a Cavalese dove c’è ancora il “banco de la reson”, il doppio anello di sedili di pietra con al centro un piccolo tavolo circolare e grandi tigli tutt’intorno. Il carattere dolce e insieme tenace è quello più adeguato ad ispirare le decisioni.
PERCHE' COMPERARE QUESTO LIBRO?
Anzitutto perché in ogni provincia italiana saprete dove trovare alberi tanto belli da superare di gran lunga ogni opera umana. Poi perché finalmente potrete sapere le molte virtù di ciascun albero ed il suo rapporto con gli abitanti animali, vegetali o umani che si trovano nelle sue vicinanze o in relazione con lui. Infine perché conoscerete anche alberi originari di Paesi tropicali, senza muovervi dall'Italia.
martedì 20 marzo 2012
Alessandro Baricco - TRE VOLTE ALL'ALBA
Tre storie. Tre incontri. Tre episodi in cui scivolano personaggi che si incrociano, per sfasature temporali, in età diverse, sullo sfondo della hall di un hotel. L’albeggiare che annuncia, per tre volte, l’insistenza di un sentimento.
sabato 17 marzo 2012
Barbara Fabbris - IL TEATRO DIDATTICO
Un manuale dedicato agli educatori che vogliono utilizzare la musica e le arti visive come strumento di educazione per gli studenti della scuola primaria e secondaria. Attraverso l’analisi delle realtà drammaturgiche e la stesura di sceneggiature con finalità educative si scopre un nuovo approccio con i giovani, valorizzando le loro potenzialità cognitive e le relazioni.
Barbara Fabbris nasce a Padova nel 1972. Laureata in Discipline della Musica ad indirizzo di Didattica della Musica, oggi è giornalista e docente di Educazione Musicale. Collabora con diversi enti musicali, dedicandosi alla comunicazione didattico-musicale.
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