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Conegliano - Treviso

LIBERNAUTA 2012

LIBERNAUTA 2012
Concorso a premi per terrestri curiosi dai 14 ai 19 anni e over 20

martedì 17 agosto 2010

DAVID NICHOLLS - Un giorno


David Nicholls ha studiato da attore prima di dedicarsi alla scrittura. Autore televisivo, ha lavorato con la BBC realizzando adattamenti shakespeariani e numerose serie di successo, ottenendo due nomination per i BAFTA Awards.
Il suo primo romanzo, Starter For Ten (2004), è diventato un film, Il quiz dell'amore, e il secondo, The Understudy, è in attesa di trasposizione cinematografica. Un giorno, uscito nel giugno 2009, ha ricevuto uno straordinario successo di critica ed è stato per dieci settimane nella classifica dei bestseller. Venduto in tutto il mondo, è diventato un clamoroso successo in Germania, il primo paese che lo ha pubblicato dopo la Gran Bretagna.
http://www.davidnichollswriter.com/


Due cuori giocano a nascondino, in questo romanzo che si legge tutto d’un fiato. Due cuori si rincorrono, si cercano, si perdono e si ritrovano in una tormentata corsa nel labirinto della vita.
“Emma e Dex, Dex e Emma”: è come una formula magica che si ripetono a turno, un incantesimo destinato a manifestarsi ogni 15 Luglio dalla notte di sesso di “quel” 15 luglio del 1988 quando, ubriachi e in partenza per il mondo degli adulti con una laurea appena conseguita e un bagaglio di dubbi e speranze, Emma e Dexter fanno avvicinare due mondi paralleli, che ignari di asettiche leggi geometriche, forse, “un giorno”, potranno incontrarsi. 



Il 15 Luglio diventa il giorno in cui si ricorderanno sempre l’uno dell’altra e, con una cartolina, una lettera o un pensiero, celebreranno questa sorta di compleanno di un amore mai nato, che sembra per anni galleggiare inerte in un liquido amniotico di amicizia, dipendenza e frustrazione, nel grembo di due personaggi diametralmente opposti. La ragazza impegnata politicamente, caustica e intelligente, col sogno di diventare scrittrice e la necessità di lavorare, per mantenersi, in uno squallido ristorante messicano. Emma che non bada a come si veste, ma che anche anzi fa di tutto per mortificare la bellezza di un corpo e un viso con i quali non sembra mai sentirsi a suo agio. Dexter fascinoso e sicuro di sé, spensierato anche grazie a solide basi economiche fornite dalla sua famiglia, che abbandona dapprima Londra per viaggiare e fare esperienze (alcool, sesso, divertimento) e poi si lancia nel mondo dei media, in un turbine di notorietà ed egocentrismo fatto di ragazze bellissime, droga e locali alla moda, e di superalcolici che riempiono le sue notti e gli lasciano l’amaro in bocca al risveglio.
E’ proprio nei momenti in cui vomita il gusto nauseante della vita e rimane vuoto dentro che Dexter sente ancor di più il bisogno di Emma, di quella figura a volte ammirata e a volte quasi detestata. Le loro vite scorreranno così per molto tempo, in un altalenarsi di avvenimenti che, inesorabilmente, porteranno i due pianeti a unirsi per un istante per poi riprendere il loro moto perpetuo o perdersi in un altro spazio indefinito. L’universo ha le sue leggi, e noi, sembra volerci dire Nicholls, possiamo solo illuderci di manovrare il destino.
Recensione di SoniaSogna

SCHEDA NERI POZZA EDITORE
È l'ultimo giorno di università, e per due ragazzi sta finendo un'epoca. Ormai si sentono adulti e indipendenti, hanno davanti a sé l'intera vita, da afferrare a piene mani.
Emma e Dexter sono a letto insieme, nudi. Lui è alto, scuro di carnagione, bello, ricco. Lei ha i capelli rossi, fa di tutto per vestirsi male, adora le questioni di principio e i grandi ideali.
Si sono appena laureati, il giorno successivo lasceranno l'università. Dopo una serata di grandi bevute sono finiti a baciarsi con passione, e poi tra le lenzuola. Ora sono lì, l'uno accanto all'altra, nell'alba di una vita nuova.



Quel giorno, il 15 luglio 1988, Dexter e Emma si dicono addio per la prima volta. Le loro strade si separano, lui è destinato a una vita di viaggi, divertimenti, ricchezza. Emma non ha soldi, ha bisogno al più presto di un lavoro, e sogna di cambiare il mondo.
Emma si sposterà a Londra, farà la cameriera in un pessimo ristorante messicano e prenderà due decisioni importanti: diventare insegnante e andare a vivere con il suo ragazzo, Ian, un comico che non riesce a strappare una risata.



Nel frattempo Dexter, grazie alla sue conoscenze e alle possibilità economiche, entra nell'industria della spettacolo. Presenta un programma televisivo di dubbio gusto, assieme a una donna con cui si trova a uscire fin troppo spesso. È diventato dipendente dalle droghe, dal sesso facile e dalle celebrità di terza categoria che frequentano il suo mondo.

 

Ma ogni 15 luglio c'è un momento speciale per entrambi: dove sarà Emma, cosa farà Dexter?
Per venti anni, in quel giorno, si terranno in contatto.Nel corso di venti anni, ogni anno, per un giorno, saranno di nuovo assieme.




Due ragazzi si incontrano nel momento più bello della loro vita, quando tutto sembra possibile. Ma si dicono addio, e le loro strade si dividono.
Per venti anni si inseguiranno, tenendosi in contatto, raccontandosi tutto, pensando all'altro con nostalgia e desiderio.
Senza poter mai dire se è vero amore.

Il romanzo inglese dell'anno. Un bestseller europeo. Un trionfo critico, salutato da scrittori quali Nick Hornby e Jonathan Coe come un capolavoro al tempo stesso divertente e profondo.

Una commedia romantica, arguta e malinconica, capace di catturare l'energia sentimentale delle grandi passioni: i cuori spezzati, l'intricato corso delle storie d'amore e di amicizia, il coraggio, le delusioni e le speranze di chiunque abbia mai desiderato una persona che non può avere.

«È difficile trovare un romanzo capace di affrontare il passato recente con tanta autorevolezza, ed è ancora più raro incontrarne uno in cui i due personaggi principali siano raccontati con una solidità, con una dolorosa fedeltà alla vita che davvero quando chiudiamo il libro abbiamo la sensazione di conoscerli quanto i nostri amici più cari. È impossibile non ammettere il talento straordinario dello scrittore che ha creato tutto questo».
Jonathan Coe

«Uno splendido libro: divertente, acuto, saggio, compassionevole e, a volte, incredibilmente triste... il miglior romanzo sociale inglese dai tempi di La famiglia Winshaw di Jonathan Coe... l'arguta prosa di Nicholls ha una trasparenza che ricorda Nick Hornby».
The Times
«Intelligente e profondo, coinvolgente e irresistibile, un ritratto brillante degli ultimi anni della nostra vita».
Nick Hornby
«Con una strizzata d'occhio a Harry ti presento Sally, il romanzo di David Nicholls, divertente ed emotivamente trascinante, è il libro perfetto da mettervi in valigia».
Daily Mail



domenica 15 agosto 2010

REBECCA JAMES - Beautiful Malice

Il romanzo di esordio della australiana Rebecca James (1970) aspira a diventare un best seller planetario, almeno a sentire stampa e pubblicità. A me è piaciuto poco, pur riconoscendo che ha parecchie qualità. La scelta di entrare nel mondo degli adolescenti di Sidney, di cui poco sappiamo, e di spiegarne stili di vita, dinamiche dei rapporti familiari e amicali, ambizioni e gusti è certamente interessante; tuttavia la intera vicenda, incentrata sul rapporto tra due coetanee quasi diciottenni, alla viglilia della maturità nel liceo Drummond, Katherine e Alice, si perde in una serie di rivoli e di retroscena che hanno tragicamente condizionato le vite delle due ragazze. 
Katherine è fuggita da Melbourne in seguito alla orribile disgrazia che è costata la morte della sorella Rachel, appena quattordicenne, stuprata ed uccisa in circostanze oscure e di cui essa stessa è stata considerata in un primo momento parzialmente colpevole; Alice, bellissima, ricchissima, piena di fascino seduttivo, si avvicina a Katherine e la sceglie come amica del cuore condividendo con lei e con il suo boy friend Robbie momenti spensierati che sembrano far dimenticare a Katherine i suoi incubi e i sensi di colpa che le impediscono di vivere. La storia si evolve rapidamente con continui colpi di scena: Alice non è quella che appare, è invece malvagia e instabile, capace di colpire a fondo la stessa Katherine, di cui diventa presto una vera persecutrice. Il romanzo procede alternando la voce di Katherine che parla al presente e il fiume dei ricordi che ne hanno devastato la giovane esistenza.
Il lieto fine arriva dopo una serie di vicende tragiche che rendono il libro davvero un po’ troppo melodrammatico, rivelandoci una società fragile e incapace di dare una senso di realtà ai suoi giovani: due diciassettenni vengono raccontate come adulte consumate, capaci di affrontare e di gestire vicende da cronaca nera con disinvolta spregiudicatezza, nella quasi assenza degli adulti. Le figure genitoriali sono poco più che comparse, piene di problemi irrisolti o vittime a loro volta di vite irrisolte: non esistono insegnanti o figure di riferimento per questi giovani sbandati, e i soli due personaggi positivi, Robbie e Philippa, hanno poco più di venti anni. Sarà proprio così la vita in una moderna e civilissima metropoli australiana? Mi auguro che sia solo un romanzo!


Recensione a cura di Elisabetta Bolondi




sabato 14 agosto 2010

ALESSANDRO D'AVENIA - bianca come il latte rossa come il sangue

 
 
 
 
 
BIOGRAFIA DELL'AUTORE



Palermo, 1977

Alessandro D'Avenia
Uno scrittore e insegnante perdutamente innamorato della realtà. Ama insegnare. Ama scrivere. E cerca il paradiso impastato nella polvere della vita quotidiana e nel cuore delle persone che incontra. Nasce a Palermo in una serena notte di maggio (2 maggio del 1977) e le prime cose che vede e sente sono i colori e i profumi della sua città e terra, Palermo e la Sicilia, che non lo lasceranno mai più. Cresce in una famiglia folle. Sì perché folli sono i suoi genitori che decidono di mettere al mondo ben sei figli (tre ragazzi e tre principesse), trasformando la casa in una specie di manicomio in cui ci si diverte molto e sembra che ciascuno stia facendo una cosa diversa, quando in realtà tutti stanno facendo la stessa cosa, come nei film di Frank Capra. Suo padre è un dentista (per questo non  ne ha mai avuto paura) e sua mamma una mamma che ricorda alla perfezione greco e latino e si occupa di scuola ed educazione. Il 90% delle cose che c’è da sapere sulla vita le impara vivendo con questa tribù.
Alle elementari non fa altro che parlare e fare scherzi. Alle medie si dà una calmata e comincia ad amare la lettura. Poi frequenta il liceo classico e ha la fortuna di trovare lungo il suo percorso scolastico alcuni insegnanti straordinari. Tra questi indelebile il ricordo di padre Puglisi e del suo prof di lettere. Legge, fa sport e ha un sacco di amici.
Nel 1995, conseguita la maturità, ormai diciottenne, decide di andare a Roma per frequentare l’università: lettere classiche. Studia con entusiasmo e anche in questo caso ha la fortuna di trovare una o due le figure di riferimento. Nel 2000 si laurea in letteratura greca e vince un dottorato di ricerca all’università di Siena in Antropologia del mondo antico, una specie di paradiso della ricerca nel desolante panorama universitario. Si laurea e dottora con una tesi sulle Sirene omeriche e il loro rapporto con le Muse nel mondo antico. Nel frattempo comincia a insegnare, realizzando quello che era sempre stato il suo sogno. Tre anni di scuola media, in cui impara quasi tutto quello che c’è da sapere sull’insegnamento: riuscire a spiegare qualcosa a un dodicenne è la sfida a cui ogni professore dovrebbe sottoporsi prima di decidere se vuole insegnare, perché prima deve capire se lo sa e lo può fare.
Finito il dottorato capisce che è meglio darsi all’insegnamento piuttosto che alla ricerca. Così frequenta la scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario, durante la quale impara un sacco di teorie inutili da gente che non è mai stata in classe e capisce come non deve essere un insegnante. Poco dopo comincia a insegnare greco e latino al liceo con grande gioia, almeno sua, se non persino dei suoi alunni. Mette in piedi un gruppo teatrale con alcuni di loro e con loro gira anche un cortometraggio.
Dopo due anni, messa al sicuro la sopravvivenza economica, decide di intraprendere una nuova avventura che lo attrae sin dai tempi delle elementari: raccontare storie. Così, nel 2006, dopo undici meravigliosi anni romani si trasferisce a Milano per frequentare un master di sceneggiatura, come scorciatoia per imparare la tecnica di raccontare storie.
Dopo il master comincia a fare lavori di scrittura di vario genere come sceneggiatore. Scrive alcune puntate di una serie televisiva della Disney e vince un premio per la scrittura della sceneggiatura di una commedia per il cinema.
Riprende a insegnare lettere al liceo.
Si specializza intanto su temi educativi legati ai media e porta in giro per le città italiane da Palermo a Trieste, una conferenza-sceneggiatura che è un viaggio insolito nel cuore della MTV generation, riscuotendo interesse sia da parte dei ragazzi, sia da parte di genitori e insegnanti. Può toccare così con mano la situazione della scuola in varie realtà italiane rinvenendo costanti e diversità.
Nel frattempo scrive il suo primo romanzo. Nottetempo.
La prima versione del romanzo circola tra amici e alunni che lo aiutano a migliorarlo offrendo consigli dopo la loro lettura appassionata. Così arriva alla stesura finale, che manda in Mondadori, dove viene accolta con grande favore.
Adesso insegna italiano e latino in un liceo milanese. Studia, legge (di tutto, dai fumetti a Dostoievskij), scrive, fa sport, guarda film e serie, e cura il suo blog. Tutto il tempo che può lo dedica agli amici. Lo puoi trovare per le strade della città, in bicicletta, un meraviglioso ferrovecchio nero, che non è una semplice bici, ma un modo di stare al mondo e guardare la realtà.
Non ha la pretesa di insegnare niente a nessuno (a parte i suoi alunni…), ma di testimoniare il fatto che la vita ha sempre il miglior copyright. (fonte http://blog.librimondadori.it)


Leo è un sedicenne come tanti: ama le chiacchiere con gli amici, il calcetto, le scorribande in motorino e vive in perfetta simbiosi con il suo iPod. Le ore passate a scuola sono uno strazio, i professori "una specie protetta che speri si estingua definitivamente". Così, quando arriva un nuovo supplente di storia e filosofia, lui si prepara ad accoglierlo con cinismo e palline inzuppate di saliva. Ma questo giovane insegnante è diverso: una luce gli brilla negli occhi quando spiega, quando sprona gli studenti a vivere intensamente, a cercare il proprio sogno.


Leo sente in sé la forza di un leone, ma c’è un nemico che lo atterrisce: il bianco. Il bianco è l’assenza, tutto ciò che nella sua vita riguarda la privazione e la perdita è bianco. Il rosso invece è il colore dell’amore, della passione, del sangue; rosso è il colore dei capelli di Beatrice. Perché un sogno Leo ce l’ha e si chiama Beatrice, anche se lei ancora non lo sa. Leo ha anche una realtà, più vicina, e, come tutte le presenze vicine, più difficile da vedere: Silvia è la sua realtà affidabile e serena.
Quando scopre che Beatrice è ammalata e che la malattia ha a che fare con quel bianco che tanto lo spaventa, Leo dovrà scavare a fondo dentro di sé, sanguinare e rinascere, per capire che i sogni non possono morire e trovare il coraggio di credere in qualcosa di più grande. (Note di copertina)

venerdì 13 agosto 2010

ANDREA CAMILLERI - La caccia al tesoro


Andrea Camilleri è nato a Porto Empedocle nel 1925. Ha esordito come romanziere nel 1978 con “Il corso delle cose”. Della sua ricchissima produzione letteraria tutti i romanzi con protagonista il commissario Montalbano sono pubblicati dalla casa editrice Sellerio e altri, tra questi ricordiamo: “La forma dell’acqua”, “Il cane di terracotta”, “Il ladro di merendine”, “La voce del violino”, “La stagione della caccia”, “Il birraio di Preston”, “La concessione del telefono”, “La gita a Tindari”, “Maruzza Musumeci”, “Il casellante”, “Il campo del vasaio”, “L’età del dubbio”, “Un sabato, con gli amici” “Il sonaglio” “Il cielo rubato” “La danza del gabbiano”, “Il nipote del Negus”.





Il sedicesimo libro della serie con Montalbano ha un incipit diverso: il commissario non ha passato una nottata fitusa, non s’arroviglia tra le lenzuola, ma più avanti si legge: “e fu accussì che inveci d’essiri, come al solito, arrisbigliato dalla prima luci del jorno, fu lui a vidiri il jorno che s’arrisbigliava”. Sembra di entrare subito nell’atto criminoso, ma poi Camilleri ci svia, ci addentra in un commissariato sonnolento, intorpidito, senza fatti violenti o cruenti sia pure di scarsa entità, Montalbano che non sa come passare il tempo tra un libro di Simenon, una Domenica del Corriere del 1920 e l’osservazione entomologa del percorso di una mosca intorno alla scrivania. 
Montalbano primo che interloquisce con Montalbano secondo sulla vecchiaglia, riflessioni sul suo modus operandi più cauteloso: si rimprovera e poi si assolve. Catarella con le sue proverbiali storpiature lessicali, sciddricate della mano sulla porta e divagazioni con rebus e cruciverba allenta la tensione che tra le pagine s’insinua. La sempiterna e slapita Livia distante anni luce, solo telefonicamente rivendica ancora un minimo di attenzione da parte di Salvo. Fazio, Mimì Augello, Gallo, Galluzzo, la svedese Ingrid cristallizzati nei loro ruoli, ci accompagnano in questa nuova e più noir storia: due vecchi fanatici religiosi, due bambole gonfiabili, lettere anonime che in giochi enigmistici invitano il commissario ad una strana e poco credibile caccia al tesoro, la scomparsa di una giovane e bella ragazza e un giovane aspirante epistemologo, tutto questi elementi sparsi e apparentemente slegati tra loro trovano la giusta collocazione. Montalbano rimette a posto con la sottile arguzia che lo contraddistingue tutti i pezzi del puzzle, quando un lapsus e due omissioni gli illuminano la mente e la risoluzione del caso prende forma anche senza uno straccio di prova, ma “la mancanza di prove non è prova della mancanza”, (Rumsfield). 
Da “L’età del dubbio” e “La danza del gabbiano” il commissario di Vigàta, 57 enne, s’interroga, si analizza sempre più nel profondo: sì, ripete i suoi rituali legati alla cucina, la buona cucina di Adelina o di Enzo, la passiata al molo, fino sutta al faro, l’assittatina supra allo scoglio con relativa sicaretta, le parole che lo fanno arraggiari, il guasto della natura, della politica, dell’animo umano che lo feriscono, l’offendono, ma ad una certa età s’addiventa insofferenti su tutto. Conferme per lui che sta diventando vecchio. Una forma di spleen cova nel suo cuore e squieta la mente, la solitudine che prima era quasi uno status naturale ora l’avverte con più sofferta sensibilità. Camilleri attinge a piene mani alla sua fantasia, ma anche alle sue eccellenti letture, echi e riferimenti letterari, come il nome della via Brancati al Don Giovanni in Sicilia, bambole gonfiabili comprate all’estero, espressione di un erotismo stravagante e alla moda e altro. La caccia al tesoro è un’altra gemma letteraria di Camilleri che ci emoziona fino all’ultima riga. Come il personaggio Arturo Pennisi, il picciotto ventino, preciso intifico a un Harry Potter, è interessato al funzionamento del cervello di Montalbano quando conduce un’indagine, così noi lettori siamo incuriositi e affascinati dalla mirabolante struttura linguistica di Camilleri e dagli architettonici ed ingegnosi intrecci narrativi delle sue opere. E come se Camilleri sfidando se stesso in un gioco di specchi lanciasse una sfida anche ai suoi lettori facendoli giostrare a più livelli mentali e ingannandoli- da ottimo giallista- per gran parte del testo.

Recensione a cura di Arcangela Cammalleri
 

giovedì 12 agosto 2010

GLENN COOPER - La biblioteca dei morti

Glenn Cooper è nato nel 1953, è cresciuto nella periferia di New York. La vita di Glenn è molto eterogenea, prima di tutto si è laureato in archeologia e poi ha preso un master in medicina. Ha lavorato diversi anni come praticante, negli ospedali, ma gli piaceva anche passare il suo tempo a scavare per trovare reperti archeologici e fu proprio durante uno di questi scavi in Inghilterra che conobbe sua moglie Tessa. Fare il medico pero non gli dava l’adrenalina di cui aveva bisogno quindi decise di cambiare e fu così che divenne amministratore delegato di un’azienda di biotecnologie. In questo periodo iniziò a scrivere sceneggiature nel tempo libero, ma i suoi scritti erano deboli ed trovava frustrante non riuscire a venderne una. Decise quindi di iscriversi all’università di Film a Boston senza mai laurearsi, ma seguendo assiduamente i corsi; fondò poi un casa di produzione la “Lascaux Pictures” con un amico avvocato, e finalmente scrissero e produssero il loro primo film: “Long distance” un thriller psicologico premiato al Tribeca film festival del 2005.

Questo romanzo comincia nel dicembre 782 in un’abbazia sull’isola di Vectis (Inghilterra), quando il piccolo Octavus, accolto dai monaci per pietà, prende una pergamena e inizia a scrivere un’interminabile serie di nomi affiancati da numeri. Un elenco enigmatico e inquietante. Questo romanzo comincia il 12 febbraio 1947, a Londra, quando Winston Churchill prende una decisione che peserà sulla sua coscienza sino alla fine dei suoi giorni. Una decisione atroce ma necessaria. Questo romanzo comincia il 10 luglio 1947, a Washington, quando Harry Truman, il presidente della prima bomba atomica, scopre un segreto che, se divulgato, scatenerebbe il panico nel mondo intero. Un segreto lontano e vicinissimo. Questo romanzo comincia il 21 maggio 2009, a New York, quando il giovane banchiere David Swisher riceve una cartolina su cui ci sono una bara e la data di quel giorno. Poco dopo, muore. E la stessa cosa succede ad altre cinque persone. Un destino crudele e imprevedibile. "Questo romanzo è cominciato e forse tutti noi ci siamo dentro, anche se non lo sappiamo. Perché non esiste nulla di casuale. Perché la nostra strada è segnata. Perché il destino è scritto. Nella Biblioteca dei Morti." (Note di copertina)
L’archeologo-imprenditore Cooper ha ottenuto un grandissimo successo di vendite per il suo primo romanzo, bestseller in tutto il mondo, con un titolo intrigante, "La biblioteca dei morti", e una copertina molto efficace a concludere un’ottima operazione di marketing. E’ un bel libro? Certamente è un libro riuscito, perchè mette insieme più generi e li sa mescolare con sapienza e buon gusto letterario. Diverse storie compongono la narrazione, ambientate in epoche diverse: nell’isola di Wight, nell’abbazia benedettina di Vectis, anno 782 dopo Cristo, dove si svolge la parte saliente del racconto, ma anche nel 1947, nell’Inghilterra post bellica, con Churchill e Truman che dialogano su un problema drammatico che minaccia l’intero pianeta. In realtà tutto avviene ai giorni nostri, anzi nell’agosto 2009, tale è l’attualità dei fatti raccontati, che hanno per protagonisti due agenti FBI, pronti a subire avventure di stampo tipicamente cinematografico, fino al lieto fine conclusivo. Inutile raccontare la trama avvincente, per non levare ai lettori la voglia di leggere avidamente una storia tanto più fantasiosa e improbabile, ma ugualmente affascinante e capace di catturare l’attenzione senza mai annoiare. Nel libro ritroviamo la parte ambientata nell’antica abbazia (forse un po’ troppo esemplata sul Nome della Rosa di Eco, con molti riferimenti ai film archeologici tipo Indiana Jones), la New York e la California hollywoodiane, ma il libro è davvero godibilissimo e veramente distensiva la lettura delle sue oltre 400 pagine.
Recensione a cura di Elisabetta Bolondi
 

mercoledì 11 agosto 2010

ASCANIO CELESTINI - La pecora nera



"Mi chiamo Ascanio Celestini, figlio di Gaetano Celestini e Comin Piera. Mio padre rimette a posto i mobili, mobili vecchi o antichi è nato al Quadraro e da ragazzino l'hanno portato a lavorare sotto padrone in bottega a San Lorenzo. Mia madre è di Tor Pignattara, da giovane faceva la parrucchiera da uno che aveva tagliato i capelli al re d'Italia e a quel tempo ballava il liscio." (Ascanio Celestini)

(Roma, 1 giugno 1972) è un attore teatrale, regista cinematografico e scrittore italiano. 

«Il manicomio è un condominio di santi. So' santi i poveri matti asini sotto le lenzuola cinesi, sudari di fabbricazione industriale, santa la suora che accanto alla lucetta sul comodino suo si illumina come un ex-voto.
E il dottore è il piú santo di tutti, è il capo dei santi, è Gesucristo».
Nicola ci racconta cosí i suoi 35 anni di «manicomio elettrico», e nella sua testa scompaginata realtà e fantasia si scontrano producendo imprevedibili illuminazioni.
Un libro, e uno spettacolo teatrale, frutto di quasi quattro anni di ricerca, nei quali Ascanio Celestini ha ascoltato e raccolto in giro per l'Italia storie di manicomi. Attraverso le testimonianze e le memorie di infermieri, medici e pazienti si è reso conto non solo che l'istituzione manicomiale è di fatto ancora attiva ma soprattuto che le angosce e le paure dei matti sono ben vive dentro ognuno di noi. Ed è per questo che le storie fantasmagoriche che vengono raccontate in questo libro sanno commuoverci e divertirci. 

La pecora nera – il DVD


Titolo: La pecora nera - DVD
Sottotitolo: La pecora nera. Il diario.
Autore: Ascanio Celestini
Editore: Einaudi
Collana: Stile libero Video
Numero di pagine: 96
Si conclude, infine, che la tragedia del secondo millennio ha da esprimersi, piaccia o non piaccia, per finire, sul ponte di uno «scemo di guerra», nella figura, allegoria suprema, della «pecora nera».
Edoardo Sanguineti

Il Dvd: l’edizione in Dvd di La pecora nera, uno spettacolo culto che ha debuttato cinque anni fa e che continua ancora oggi a essere portato in tournée nei teatri di tutta Italia. Nicola racconta i suoi trentacinque anni di degenza in manicomio mescolando realtà e fantasia, comico e tragico, fino a farci commuovere e ridere insieme.
I contenuti extra: la testimonianza di Alberto Paolini, entrato a quindici anni al manicomio di Santa Maria della Pietà e lí rimasto per quarantadue anni.

Il libro, La pecora nera. ll diario: in questo inedito taccuino Ascanio Celestini ha raccolto frammenti di diario, racconti inediti e una lunga testimonianza di Adriano Pallotta, che è stato infermiere al Santa Maria della Pietà di Roma, uno tra i piú grandi manicomi d’Europa.

LA PECORA NERA di Ascanio Celestini

Ascanio Celestini e il libro che ha dato vita al suo ultimo film, in gara al Festival di Venezia.

01.08.2010 - Angela Di Matteo

La Pecora Nera di Ascanio Celestini
Incredibile a dirsi, ma nasce tutto dal manicomio. Un film, uno spettacolo teatrale, un diario. Tutto dalle pagine di un libro, frutto di una ricerca durata quasi quattro anni tra le pareti bianche dei manicomi. In giro per l'Italia, Celestini ha ascoltato medici, infermieri e pazienti, fino a rendersi conto che l'istituzione manicomiale non è stata ancora smantellata. Ascanio Celestini scrive come parla, e non saprei dire quale arte gli riesce meglio. Rapide e corpose le parole scivolano sulla carta e si riflettono nella mente creando suoni, immagini, odori. Pagina dopo pagina vediamo i prati delle campagne abbruzzesi, la suora che sgrana il rosario alla cassa di un supermercato e un branco di poveri matti chiusi in un manicomio da trent'anni. Pagine colorate, vive, che si arrampicano sul dialetto del centr'Italia e catturano il lettore con una concatenarsi di risate. Non aspettiamoci, infatti, grandi trattati sulla giustizia divina e sulla dignità dell'uomo, nessuna accusa contro la puzza di vomito incrostata alle lenzuola o alla dubbia vocazione di suore e infermieri. "La pecora nera" è semplicemente la storia di Nicola.
Nicola si racconta fin da piccolo, fin da quando suo padre gli comprava il cremino d'estate e le caldarroste d'inverno e i suoi fratelli lo escludevano per chiudersi "dentro al capanno con queste donne degli anni Sessanta" lasciandolo "fuori in mezzo alle pecore". Fin da quando s'era innamorato di Marinella e l'aveva sfidata a mangiarsi un ragno vero nella sagrestia, perché tutti e due volevano essere degli eroi. E ora Marinella fa la commessa ed è prigioniera del supermercato. Fin da quando andava con sua nonna a portare le uova fresche al manicomio. Sua nonna che s'era messa "le scarpe e le calze grosse della farmacia" e diceva "è fresco quest'ovo. C'ha ancora la puzza del culo della gallina". Ma lui ancora non lo sapeva che in quel manicomio ci sarebbe rimasto tutta la vita.
Nicola parla di sé ma senza farlo apposta lo fa un po' in prima e un po' in terza persona, si sdoppia e così gli sembra di avere un amico. Lui e Nicola. Un matto con cui la sera va a fumarsi una sigaretta in terrazza, un matto simpatico che accompagna la suora a fare la spesa. E quando parla lui trattenere le risate è impossibile. Tra gingle pubblicitari, prostitute marziane, pecore intelligenti e papi polacchi che resuscitano, racconta storie e segreti esileranti e forse quel secondo Nicola siamo proprio noi, talvolta così simili che vorremmo starci noi sulla terrazza del manicomio a fumarci quella sigaretta e a fine libro ci sembra di averlo conosciuto davvero.
Il manicomio di Nicola è un "maniconio elettrico", dove usano la corrente per accendere il cervello alle persone perché smettano di avere paura del buio. Anche a sua madre, legata e ridotta a un vegetale con la faccia "dura come un mattone", le avevano illuminato il cervello e una volta morta glielo avevano pure aperto, per capire cosa non andasse, da dove venissero certe malattie e certe paure. Peccato che certi dottori non avessero capito che la paura del buio non si può curare, perché la paura del buio non è una malattia.

J.R. WARD - Il Risveglio

Trama
I vampiri stanno per estinguersi. Una società segreta vuole sterminarli. Solo la confraternita del
pugnale nero li potrà salvare.
Casa editrice: Rizzoli



Di cosa parla “Il Risveglio” di J.R. Ward
Beth Randall, protatoginista de “Il risveglio” (Rizzoli) è una giovane cronista di nera in un giornale di provincia, a Caldwell NY. Abituata ad aggirarsi tra colleghi giornalisti, poliziotti e delinquenti che non le staccano gli occhi di dosso, ha imparato a tenerli a bada.
Quando uno sconosciuto si intrufola nel suo appartamento, Beth non si impaurisce, ma viene travolta da un desiderio mai provato prima. Solo quando Wrath, l’uomo entrato in casa sua, le parla del padre che non ha mai conosciuto, e che gli ha affidato il compito di assisterla e proteggerla, la protagonista de “Il risveglio” (Rizzoli) prova paura.
Scoprirà che Wrath e suo padre  appartengono ad una stirpe di vampiri che da secoli sono in lotta per la sopravvivenza. La storia de “Il risveglio” (Rizzoli) trascina Beth in un mondo nero come la notte e rosso di sangue. “Il risveglio” (Rizzoli) è il primo romanzo della serie che J. R. Ward ha dedicato alla Confraternita del Pugnale Nero.

Guarda il book trailer de ”Il Risveglio” di J.R. Ward