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Conegliano - Treviso

LIBERNAUTA 2012

LIBERNAUTA 2012
Concorso a premi per terrestri curiosi dai 14 ai 19 anni e over 20

martedì 5 aprile 2011

Orhan Pamuk - IL SIGNOR CEVDET E I SUOI FIGLI

Cevdet è un bottegaio di Istanbul in un'epoca in cui essere musulmano e commerciante è considerato disonorevole. Ma a Cevdet non importa essere trattato con sufficienza e malcelato disprezzo da tutti: è un lavoratore instancabile e gli affari vanno a gonfie vele, tanto che decide di comprare una villa per la famiglia nel quartiere di Nisantasi. È l'inizio di una saga familiare che abbraccia quasi un secolo di storia e tre generazioni.
Ma è l'inizio anche della carriera di uno scrittore in quello che è l'esordio, per la prima volta tradotto in italiano, del futuro premio Nobel per la letteratura.

PROVERBIO AFRICANO - LA CITTA' LONTANA



Chi viene portato sulla schiena non potrà mai sapere quanto è lontana la città.

lunedì 4 aprile 2011

LIBERI TUTTI (I CRIMINALI)

Libia, il popolo dei ‘No war’ in piazza

Il popolo dei ‘No war‘  torna in piazza a Roma. Raccolgono l’appello lanciato da Gino Strada ed Emergency, stavolta contro la guerra in Libia. Sono centinaia ma non riescono a riempire la storica piazza navona. I pacifisti e il popolo arcobaleno hanno messo in moto un tam-tam per una giornata nazionale di mobilitazione contro la guerra in diverse regioni italiane ma anche per l’accoglienza e la protezione dei profughi e dei migranti. Il vignettista Vauro dal palco ha gridato: “Siamo anche noi, come le migliaia di libici e tunisini che sbarcano sulle nostre coste, lo tsunami umano che vuole ribellarsi a Berlusconi, a Sarkozy, a Obama per questa terribile guerra”. “Alle armi – ha detto Gino Strada – non si può mai dire di sì così come di fronte a chi fugge dalla guerra per noi non esistono differenze. Non ci sono né clandestini, né immigrati, né profughi ma solo persone da accogliere e da aiutare”.
Riprese e montaggio, Paolo Dimalio

domenica 3 aprile 2011

IN NOME DEL POPOLO SOVRANO



Marcello Dell'Utri Giuseppe Cruciani La Zanzara Politica Parlamento Senato galera Processi


 Democrazia non significa nulla. E' solo una parola vuota, usata come specchietto per le allodole. Se davvero volesse dire qualcosa, allora il popolo sarebbe sovrano. Ad esempio, potrebbe designare direttamente i suoi rappresentanti e mandarli in Parlamento, invece di essere costretto a scegliere fra quelli indicati dai partiti. Io riformulerei così: l'Italia è un paese demagogico fondato sull'ignoranza e sull'incapacità di reagire del suo popolo.





  Un popolo che non si accorge neppure che i suoi diritti fondamentali vengono violati tutti i giorni. Un popolo che non alza la testa. Un popolo che assiste distratto e svogliato allo spettacolo offerto da una classe dirigente peggiore dei cittadini che si arroga il diritto di rappresentare. Un popolo morto, in attesa di essere sepolto insieme alla Carta Costituzionale che altri uomini, con la schiena più dritta, con le palle grosse come macigni, hanno preteso e ottenuto, affinchè noi, i figli che avevano in mente, la difendessimo con le unghie e con i denti, insieme a quella libertà cui abbiamo abdicato in nome delle televisioni al plasma e dell'abolizione dell'Ici. Un popolo disposto a barattare la sua dignità con il senso del ridicolo, che esulta se il tiranno che lo giostra compra una casa, l'ennesima, per sè e per i suoi cortigiani, anziché pretendere una più equa redistribuzione della ricchezza che non veda il 90% della popolazione schiacciata da un 10% di super-individui che divorano ogni risorsa e prospera a discapito di intere piantagioni di esseri umani, cui non resta che gioire per il letame che generosamente gli viene elargito. Un popolo che dimentica di avere firmato, a centinaia di migliaia, per un disegno di legge di iniziativa popolare, per chiedere almeno una parvenza di legalità, per chiedere senonaltro di potersi continuare a illudere di vivere in una democrazia, impedendo perlomeno ai condannati, a chi ha dimostrato di non avere rispetto per le leggi, di farsele su misura. Un popolo complice di un Parlamento che accatasta 350 mila firme come scartoffie senza valore sugli scaffali impolverati delle cantine del Senato, mentre il Senato stesso è occupato da briganti che si permettono di dichiarare che della politica non gli importa nulla, perché sono lì soltanto per non andare in galera. Un popolo come e peggio delle cricche che lo governano, a cui non importa di niente se non del Suv, del Rolex, della settimana bianca, delle scarpe trendy, degli occhiali firmati, dell'ultimo modello di smartphone, della scheda grafica per Crisis 2, di contendere al vicino di casa un metro in più nel vialetto di accesso al villino a schiera, di conoscere le persone giuste per saltare la coda in Comune, al concorso abilitante, in ospedale, all'ufficio di collocamento, di fottere un appalto facendo a gara chi fa i regali più costosi all'appaltatore, di organizzare festini al solo scopo di vantarsi degli invitati, magari contendendosi la presenza di un'oca che guadagna 20 mila euro a foto solo grazie al suo chirurgo plastico, di un ragazzotto dalle cosce grosse che guadagna 30 mila euro al giorno solo perché tira calci ad un pallone, mentre il mondo va a puttane come e peggio di Berlusconi e tutti a salvarlo di giorno su internet ma solo fino a quando non è il momento di stapparsi una birra sul divano, la sera davanti alla Champions League.

  In Svizzera i disegni di legge di iniziativa popolare sono una cosa seria. Cazzo, in Svizzera il Parlamento fa le leggi e se alla gente non piacciono, la gente alza il dito medio e le fa abrogare. Qui il dito medio lo alzano i ministri, dopo avere bruciato la bandiera e offeso l'inno nazionale. Qui la gente firma, e con quelle stesse firme al Senato ci fanno i rotoli di carta igienica per il culo di Vizzini, di Schifani e di Dell'Utri. L'Italia s'è desta, ma si è riassopita subito.

Il 16 aprile, a Roma, davanti alla Camera, cittadini con il forcone lucidato a nuovo per l'occasione chiederanno conto del rispetto dei diritti costituzionali in nome di tutti voi. Esigeranno che venga calendarizzata in Parlamento la legge di iniziativa popolare firmata dagli italiani l'8 settembre 2007. Una legge semplice e chiara, la capirebbe anche Barbareschi:
  1. Nessun cittadino italiano può candidarsi in Parlamento se condannato in via definitiva, o in primo e secondo grado in attesa di giudizio finale;
  2. Nessun cittadino italiano può essere eletto in Parlamento per più di due legislature. La regola è valida retroattivamente;
  3. I candidati al Parlamento devono essere votati dai cittadini con la preferenza diretta;
Forse io ci sarò, ma l'importante è che ci siate voi, perché io sono uno e non conto niente: voi siete il popolo sovrano. 

sabato 2 aprile 2011

LA METAMORFOSI ITALIANA

metamorfosi_italiano.jpg
rielaborazione grafica da un'illustrazione di F. Mattioli

La metamorfosi di una nazione che da tollerante è diventata razzista, da ricca povera, da geniale banale, da giovane decrepita, da democratica partitocratica, indifferente a qualunque sopruso del potere, da industriale e agricola a call center e pensioni. Un cambiamento lento, quotidiano, sfinente. L'italiano che negli anni '50 si guardava allo specchio mentre si stringeva il nodo della cravatta o indossava la tuta di lavoro non esiste più. Lo ha sostituito il suo nipote mutante e ignaro della trasformazione avvenuta. Le vecchie generazioni progettavano il futuro, quella attuale subisce il presente al quale seguirà un altro presente. Una collezione infinita di presenti. Gli Olivetti e i Mattei sono figure mitiche, rinascimentali, favolistiche, forse mai esistite, sostituite dai Tronchetti e dai Geronzi, tra i manager più pagati nel 2010, 5.950.000 euro il primo e 5.088.000 il secondo. Tronchetti ha distrutto Telecom, Geronzi è indagato per il crack Cirio e per Parmalat-Eurolat. L'italiano ha la corazza di un insetto, uno doppio strato di cheratina, tutto gli scivola addosso. Non è più cinico, neppure rassegnato, ma inconsapevole. Solo quando varca il confine si accorge di essere prigioniero di un incubo, ma, al rientro, gli è sufficiente qualche giorno per ricadere nell'oblio.
Le altre nazioni lo deridono, gli passano gli avanzi di politica internazionale, lo considerano un albergo a ore per le loro basi militari. Lo disprezzano come uno scarafaggio. Un po' ne temono il contagio. Lo usano all'occorrenza, ma lo tengono lontano. Quel poco che gli rimane, briciole, da Edison a Parmalat, gli viene sottratto. Il suo territorio, una volta "Giardino del Mondo" è una collezione di spazzatura e cemento interrotta dagli antichi monumenti e dalle catene alpine e appenniniche. Terra di nessuno, e perciò di tutti i disperati della Terra che la percorrono stupiti e al cui confronto spesso sfiguriamo. Loro lottano per un futuro, noi rimaniamo immobili per non cadere nell'abisso.

"Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò trasformato in un enorme insetto. Sdraiato nel letto sulla schiena dura come una corazza, bastava che alzasse un po' la testa per vedersi il ventre convesso, bruniccio, spartito da solchi arcuati; in cima al ventre la coperta, sul punto di scivolare per terra, si reggeva a malapena. Davanti agli occhi gli si agitavano le gambe, molto più numerose di prima, ma di una sottigliezza desolante.
"Che cosa mi è capitato?" pensò. Non stava sognando. La sua camera, una normale camera d'abitazione, anche se un po' piccola, gli appariva in luce quieta, fra le quattro ben note pareti...
Gregor girò gli occhi verso la finestra, e al vedere il brutto tempo - si udivano le gocce di pioggia battere sulla lamiera del davanzale - si sentì invadere dalla malinconia. "E se cercassi di dimenticare queste stravaganze facendo un'altra dormitina?" pensò, ma non potè mandare ad effetto il suo proposito: era abituato a dormire sul fianco destro, e nello stato attuale gli era impossibile assumere tale posizione. Per quanta forza mettesse nel girarsi sul fianco, ogni volta ripiombava indietro supino. Tentò almeno cento volte, chiudendo gli occhi per non vedere quelle gambette divincolantisi, e a un certo punto smise perché un dolore leggero, sordo, mai provato prima cominciò a pungergli il fianco." dalla Metamorfosi di Kafka
 FONTE: www.beppegrillo.it

Oscar Wilde - IL DOVERE




Spesso per noi il dovere è soltanto quello degli altri, non ciò che noi stessi dobbiamo compiere.