librerie canova

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Conegliano - Treviso

LIBERNAUTA 2012

LIBERNAUTA 2012
Concorso a premi per terrestri curiosi dai 14 ai 19 anni e over 20

venerdì 8 ottobre 2010

Seneca - LA MORTE


Né gli infanti né i fanciulli né i mentecatti temono la morte; è dunque un'autentica vergogna, se la ragione non ci assicura quella tranquillità alla quale ci conduce la mancanza di raziocinio.

Tracy Kidder - QUELLO CHE RIMANE

Deo spingeva il carrello lungo l’ottantanovesima strada. C’erano volte in cui si sentiva schiacciato dalla magnificenza dei palazzi di quella zona di New York. Schiacciato e umiliato. Gli ricordavano che era solo e del tutto fuori posto. Altre volte invece non badava né agli edifici né alle persone, vedeva passare in rassegna la sua famiglia, invece. Il sorriso timido di sua madre, e il fratello maggiore Antoine. Ma poi la mente faceva un brutto giro e si ritrovava a guardare attraverso la finestra di una capanna con il tetto bruciato. La famiglia a terra, senza vita. Se li immaginava, Antoine, la madre, la sorella, i fratellini, il padre, la nonna, giacere nella polvere. E realizzava allora di avere le guance bagnate, di stare piangendo davanti a tutti attaccato al suo carrello sul marciapiede. Forse era per il suo nome che si era salvato. Deogratias, il nome che sua madre gli aveva dato alla nascita quando erano entrambi sopravvissuti al parto. I nomi sono importanti in Burundi. Come chiamarsi tutsi, come lui, o hutu. Era fuggito da quell’orrore, aveva dovuto lasciare gli studi di medicina e aveva fatto a piedi chilometri su chilometri.

Quando sbarca in America, Deo ha duecento dollari in tasca, nessuna conoscenza, nessun posto dove andare. Per anni la sua casa è il Central Park, impara l’inglese sfogliando i dizionari nelle librerie, fa i lavori più umili, condivide il poco che ha con i compagni di strada. Però non si rassegna. Lotta per costruirsi, un pezzo dopo l’altro, una nuova vita, per diventare medico. E infine per tornare là dove tutto è iniziato, alle radici dell’odio, per scendere, finalmente, a patti con i ricordi, per portare un po’ della speranza che è riuscito a conquistare.

giovedì 7 ottobre 2010

Mark Twain - LA MAGGIORANZA




Quando ti trovi d'accordo con la maggioranza, è il momento di fermarti a riflettere.

Lisa Genova - PERDERSI

Lisa Genova è una scrittrice italoamericana. È nata in Massachusetts, dove vive tuttora con la sua famiglia.
Dopo una laurea in neuropsichiatria a Harvard, ha dedicato la sua vita allo studio di gravi disturbi quali la depressione, il morbo di Parkinson e quello di Alzheimer.
Perdersi è il suo primo romanzo, inizialmente auto-pubblicato: un caso editoriale premiato da un clamoroso successo internazionale.

 Alice ha lavorato sodo per raggiungere i suoi obiettivi e ora, a quasi cinquant’anni, sente di avercela finalmente fatta.

Dopo anni di studio, di notti in bianco e libri di psicologia, ha coronato il suo sogno, è una scienziata di grido, insegna a Harvard e viene chiamata dalle più prestigiose università per tenere conferenze. E poi c’è il suo più grande orgoglio, la famiglia: il marito John, un brillante esperto di chimica, che non riesce a trovare gli occhiali neppure quando li indossa, e i loro figli, Anna, Tom e Lydia, tutti e tre realizzati, anche se ognuno a modo suo.

All’improvviso, però, tutto cambia. All’inizio sono solo piccole dimenticanze: una parola sulla punta della lingua che non riesce a ricordare, il numero di uova nella ricetta del pudding natalizio, quello che prepara fin da bambina. E poi un giorno, dopo il giro di jogging quotidiano, Alice si ritrova in una piazza che è sicura di conoscere ma che non sa dove si trovi. Si è persa, a pochi metri da casa.

Qui comincia il suo viaggio tra le corsie d’ospedale, a caccia del male che sta cancellando i suoi ricordi. Quando le viene diagnosticata una forma presenile di Alzheimer, tutto ciò in cui Alice ha sempre creduto pare sgretolarsi. E anche la sua famiglia, che l’aveva sempre considerata un pilastro indistruttibile, perde ogni certezza e fatica ad accettare la nuova Alice, che in certi momenti è quella di sempre, ma che in altri sembra una sconosciuta, fragile e indifesa. Insieme dovranno affrontare il dolore. Insieme si scopriranno diversi e impareranno ad amarsi in un modo nuovo. 

mercoledì 6 ottobre 2010

Giuseppe Prezzolini - I FESSI E I FURBI

L'italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano e crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l'Italia sono i furbi, che non fanno nulla, spendono e se la godono.

Marco Venturino - LE POSSIBILITA' DELLA NOTTE

Pino Ravera, 52 anni, ingegnere, alto dirigente nel settore dell'elettronica, una moglie, Silvia, e due splendidi figli alle soglie dell'adolescenza. Pietro Quarenghi, 52 anni, brillante chirurgo, scapolo impenitente e assiduo lavoratore, sempre sulla breccia, sempre disponibile. Un maldistomaco che si fa insistente. Gli esami di routine. La diagnosi. Pino e Pietro hanno entrambi un cancro all'esofago. "Una sentenza molto vicina alla pena capitale" pensa Pietro, che sa bene di cosa si tratta. Pino, sostenuto dall'amore di Silvia e dei figli, intraprende l'iter terapeutico indicato dai medici: intervento chirurgico, chemioterapia, radioterapia. Pietro no, Pietro decide che vuole vivere con pienezza il tempo che gli resta: lascia tutto, si dota dell'armamentario necessario a lenire a se stesso le sofferenze causate dal progredire della malattia e parte per Los Roques, paradiso nel mar dei Caraibi. Pino ancora non sa a quanti compromessi e umiliazioni lo costringeranno le cure; sa che vuole vivere, costi quel che costi. Pietro ancora non sa quanto l'amore per la vita sia forte e radicato in lui. Due uomini nel pieno della loro vita si trovano improvvisamente di fronte al momen della resa dei conti. Eppure, con tutta la delicatezza, la forza e la laicissima pietas che contraddistinguono la sua scrittura, Marco Venturino affronta attraverso i suoi protagonisti una sola domanda: fino a quando la nostra vita è degna di essere vissuta?

martedì 5 ottobre 2010

Alexis de Tocqueville - SCHIAVI CONSENZIENTI

Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro. In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civilità e dell’abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare. Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri … Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la porta aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che si preoccupi per un po’ di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto. Che garantisca l’ordine anzitutto! Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell’ordine è già schiava in fondo al suo cuore, schiava del suo benessere e da un momento all’altro può presentarsi l’uomo destinato ad asservirla. Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere. Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all’universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo.                          "La democrazia in America (1840)"